
Duecentosettantamila euro da restituire allo Stato. È la cifra fissata dalla Corte dei Conti della Lombardia per una docente di una scuola di Calolziocorte, in provincia di Lecco, che per quasi otto anni ha affiancato alla cattedra la gestione di un agriturismo nell'Agrigentino.
Il caso è un classico esempio di prof doppio lavoro: da una parte l'aula, dall'altra una ditta individuale intestata all'insegnante, attiva nel settore di agriturismo, affittacamere e ristorazione. Un'attività mai autorizzata dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, che per i giudici contabili configura un danno erariale.
Come riportato da Open, la vicenda è arrivata alla Corte dei Conti dopo una segnalazione e un procedimento disciplinare interno alla scuola. Il risultato, dopo gli accertamenti della Guardia di Finanza, è una condanna precisa nell'importo e nelle motivazioni.
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La Corte dei Conti impone la restituzione di 270 mila euro
La Corte dei Conti della Lombardia ha condannato la docente a versare 270.235,20 euro al Ministero dell'Istruzione e del Merito. La somma corrisponde ai ricavi incassati senza autorizzazione grazie all'attività extraistituzionale gestita in parallelo all'insegnamento.
La cifra finale è il risultato di una riduzione rispetto alla richiesta iniziale della Procura. Quest'ultima aveva calcolato un danno erariale di 544.892,77 euro, poi rivisto dai giudici contabili.
Dal totale sono state sottratte 244.147 euro di imposte nette depurate delle ritenute. Su quanto restava, la Corte ha applicato un ulteriore sconto del 20% per buona fede, arrivando all'importo di 377.794 euro e infine al totale da versare di 270.235,20 euro.
Agriturismo e cattedra non potevano convivere
La docente era titolare di una ditta individuale con sede nell'Agrigentino, il cui oggetto sociale era l'attività di agriturismo, affittacamere e ristorazione. Il codice Ateco associato all'impresa indicava attività di alloggio connesse alle aziende agricole.
Per i giudici, quella che un consulente tecnico ha definito una vera impresa commerciale era incompatibile, non autorizzata e non autorizzabile insieme all'impiego pubblico.
La docente non aveva mai comunicato l'attività né chiesto le autorizzazioni necessarie, pur avendo firmato una dichiarazione di assenza di cause di incompatibilità.
La Corte ha comunque contestato la colpa e non il dolo. Nella sentenza si legge che, se un errore c'è stato, è stato per "grave, colpevole e inescusabile ignoranza sui suoi doveri primari che si è protratta per ben otto anni".
Otto anni di doppio lavoro, poi la segnalazione
La docente è stata assunta in servizio l'8 settembre 2016 e ha gestito l'attività parallela fino al 2024. Proprio nel giorno dell'assunzione aveva conferito una procura generale per l'esercizio dell'impresa, un dettaglio che secondo i giudici può averla indotta in buona fede a non denunciare l'attività.
A far emergere il caso è stata una segnalazione datata 24 gennaio 2024, presentata da un avvocato siciliano all'istituto comprensivo della provincia di Lecco. Il procedimento disciplinare interno si è chiuso con 15 giorni di sospensione, prima che la dirigente scolastica trasmettesse gli atti in procura.
Gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno poi ricostruito il resto.