Illustrazione di una ragazza con zaino che tiene uno smartphone spento sul molo vicino a un traghetto
Immagine realizzata con AI generativa

Zaino in spalla, biglietto del pullman in tasca, smartphone lasciato a casa o consegnato al professore prima di partire. È lo scenario che si ripete in un numero crescente di scuole italiane, dove i viaggi d'istruzione diventano l'occasione per spegnere il telefono per qualche giorno.

Le gite digital detox stanno prendendo piede da Roma alla Liguria, passando per la Sardegna, e coinvolgono campi scuola, uscite di un giorno e persino esperienze universitarie.

L'obiettivo dichiarato dai dirigenti scolastici è ridurre l'esposizione dei ragazzi ai rischi della rete e recuperare il tempo delle relazioni dirette, in un momento in cui il tema dell'iperconnessione tra gli adolescenti resta al centro del dibattito pubblico.

Indice

  1. Come funziona il digital detox in gita
  2. Perché i prof tolgono il cellulare ai ragazzi
  3. Il fenomeno non riguarda solo Roma

Come funziona il digital detox in gita

Al liceo scientifico Cannizzaro di Roma la regola è stata applicata la scorsa settimana durante il campo scuola di vela a Ventotene, cinque giorni di lezioni teoriche e attività in mare per le classi seconde.

Per tutto il soggiorno gli studenti hanno potuto usare il telefono solo un'ora la sera, giusto il tempo di chiamare casa.

All'istituto comprensivo Hypatia di Torre Angela, frequentato da bambini e ragazzi dai 3 ai 13 anni, è stabilito chiaramente che alle attività extrascolastiche si partecipa senza smartphone. Per parlare con le famiglie restano a disposizione i telefoni degli accompagnatori.

Al liceo Virgilio di Milano la sperimentazione è arrivata con una classe partita per un centro nautico di Lerici, nello Spezzino, tra immersioni e vela.

Per tre giorni niente messaggi, foto o aggiornamenti: l'ultimo contatto di una studentessa con il padre è stato un messaggio prima di partire, poi solo silenzio fino al rientro.

Perché i prof tolgono il cellulare ai ragazzi

Dietro la scelta c'è una convinzione precisa, spiegata dalla preside del Cannizzaro Giuseppa Tomao: senza il controllo continuo di messaggi, commenti e social, i ragazzi tornano maggiormente alla relazione diretta. Stanno insieme, parlano, fanno attività, invece di restare con gli occhi incollati allo schermo.

La sospensione dello smartphone riduce per qualche giorno l'esposizione a situazioni poco consone o a dinamiche online potenzialmente aggressive, racconta Tomao a Il Messaggero.

Al Cannizzaro sono stati gli stessi studenti a chiedere di consegnare il telefono alla docente: "Erano più preoccupati i genitori", dice la preside, descrivendo una piccola inversione dei ruoli tra adulti e ragazzi.

Tomao precisa però che il digital detox non basta da solo: "Togliere il cellulare da solo non risolve il problema della violenza". Per qualche giorno, aggiunge, aiuta comunque a tenere i ragazzi lontani da certi rischi della rete.

Il fenomeno non riguarda solo Roma

Questo mese, in Liguria, gli studenti del liceo Giovanni Da Vigo-Nicoloso da Recco tornano a vivere le esperienze residenziali di Belpiano: 24 ore senza smartphone tra passeggiate, cucina e vita comune. "Alla fine molti ringraziano per l'esperienza", racconta il dirigente Guido Massone.

In Sardegna, 28 studenti delle medie di Aggius e Viddalba hanno trascorso due giorni nella natura senza telefono. Pur essendo facoltativa, l'esperienza ha ricevuto più richieste dei posti disponibili e qualcuno ha anche domandato di allungarla.

Per la preside dell'Hypatia Annalisa Laudante, però, la vera sfida comincia molto prima della gita, perché lo smartphone "viene utilizzato in età sempre più precoce, ormai viene regalato alla Comunione".

Serve quindi, dice Laudante, "un'alleanza tra scuola e famiglia": se un ragazzo riceve uno strumento connesso a Internet senza che nessuno controlli come lo usa, il rischio è che non lo usi ma ne abusi. "Proteggiamo i ragazzi dai rischi del web", conclude la dirigente.

Ti piacciono notizie come questa?
Aggiungici ai preferiti su Google, seguici sul canale WhatsApp o su Google News.
Vorremmo pagare di più i medici: la proposta di Rocca, Presidente della Regione Lazio

Intervista con Francesco Rocca: il direttore Daniele Grassucci dialoga con Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, per spiegare il ruolo concreto della Regione nella vita quotidiana di studen…

Guarda il video