
Un tempo occupavano i bagni per protestare, organizzavano scioperi, collezionavano voti dal 2 al 4 o finivano costantemente nell'ufficio della vicepreside. Oggi, invece, varcano la soglia dell'aula scolastica dall'altro lato della barricata: quello della cattedra.
Nei trend virali che popolano i social media, moltissimi giovani insegnanti raccontano la propria evoluzione personale. Sulle note del celebre brano Hanno ucciso l'uomo ragno, ex studenti considerati "difficili" o in aperto conflitto con il sistema scolastico mostrano come il rapporto con le materie più ostiche — come latino, italiano o matematica — si sia trasformato nel tempo. Conseguita la laurea, spesso con il massimo dei voti, sono proprio loro a ritornare a scuola per insegnare quelle stesse discipline.
Oppure, a vent'anni o poco più, si trovano davanti lo stupore di genitori e famiglie che si aspettano in classe il classico "vecchio" prof, un po' stereotipato.
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La carica dei nuovi prof: dai social alle classi
La scuola italiana sta cambiando volto, e a raccontarlo sono gli stessi protagonisti attraverso i social network. Negli ultimi tempi, le bacheche si stanno riempiendo di video che mostrano una nuova e giovanissima generazione di docenti pronta a salire in cattedra.
Da studenti ribelli a colleghi dei propri professori
Un fenomeno virale, accompagnato dal celebre brano degli 883 e dall'hashtag dedicato che recita che "hanno ucciso l'uomo ragno", raccoglie le confessioni ironiche di chi ha vissuto un'adolescenza scolastica turbolenta prima di passare dall'altra parte della cattedra.
I video raccontano storie di autentico riscatto: ragazzi che al liceo litigavano costantemente con i professori, organizzavano scioperi o stazionavano nei bagni per farsi i piercing. C'è chi a quattordici anni prendeva insufficienze gravi in matematica e oggi, dopo aver fatto pace con la materia, sfoggia una laurea sognando di insegnarla; e c'è chi entrava alla seconda ora pur di saltare l'interrogazione di latino, e oggi insegna esattamente lettere e latino.
Una vera e propria parabola che dimostra come gli alunni più irrequieti e problematici di ieri possano trasformarsi negli educatori e nei professionisti di domani.
Lo stupore dei genitori davanti a docenti giovanissimi
Un altro trend, altrettanto popolare, si concentra invece sull'età anagrafica di questa nuova ondata di insegnanti e sulle reazioni di madri e padri. Il format gioca tutto sull'ironia delle aspettative tradite: i genitori, all'inizio dell'anno, si aspettano di affidare i propri figli a docenti storici, magari con più di ventiquattro anni di esperienza alle spalle.
La realtà, però, li pone di fronte a ragazze e ragazzi che hanno proprio ventiquattro, venticinque o addirittura ventuno anni di età. Tra giovanissime maestre, docenti già di ruolo a venticinque anni e neo-insegnanti under 30, i video mostrano professioniste dal look fresco e moderno. Questa differenza d'età ridotta al minimo, se da un lato spiazza le famiglie abituate alla figura tradizionale dell'insegnante, dall'altro regala alla scuola docenti molto vicini, per linguaggio e mentalità, agli studenti che si trovano di fronte.