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Fonte foto: OrizzonteScuola

La scuola deve educare al rispetto, al consenso e alla prevenzione della violenza, ma non deve diventare luogo di trasmissione di visioni culturali controverse.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara chiarisce la sua posizione sul tema dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, dopo le polemiche nate intorno alla nuova disciplina sul consenso informato.

In un'intervista rilasciata a Il Sussidiario.net, il ministro spiega che il dibattito sarebbe stato alterato da una “mistificazione”: da una parte chi sostiene che la riforma impedirebbe di affrontare temi come sessualità e violenza di genere, dall’altra chi, secondo Valditara, vorrebbe introdurre nella scuola contenuti legati a una visione ideologica dell’identità personale.

Indice

  1. L’educazione sessuale serve: ma deve partire da basi scientifiche
  2. Il ruolo delle famiglie e il consenso informato sui percorsi scolastici
  3. Le linee guida sull'educazione civica sciolgono ogni dubbio
  4. Il contrasto alla violenza di genere resta un obiettivo della scuola
  5. Le critiche alle teorie gender e il riferimento all’ideologia woke
  6. La tutela dei bambini e l’attenzione alle fasce d’età

L’educazione sessuale serve: ma deve partire da basi scientifiche

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il rapporto tra educazione sessuale e identità di genere

Il ministro distingue infatti tra percorsi basati sulla conoscenza scientifica del corpo, della sessualità e dello sviluppo degli adolescenti, e contenuti che secondo lui andrebbero oltre questo ambito entrando nel campo delle visioni culturali sull’identità.

“Se dici a un genitore che bisogna introdurre l’educazione sessuale a scuola perché i giovani conoscano il proprio corpo, l’80-90% dei genitori è favorevole” dice il ministro.

Invece, secondo Valditara, il rischio sarebbe che alcuni percorsi presentati come educazione sessuale introducano una visione dell’identità personale che, a suo giudizio, non avrebbe un fondamento biologico.

Secondo Valditara, questa impostazione potrebbe portare a una “confusione molto pericolosa sulla propria identità” nei bambini.

Il ruolo delle famiglie e il consenso informato sui percorsi scolastici

Spiegando l’obiettivo della norma sul consenso informato, Valditara sostiene che il punto sia garantire il ruolo delle famiglie.

Il ministro spiega: “Evitare che associazioni che in passato hanno avuto evidenti scopi di strumentalizzazione e indottrinamento possano turbare lo sviluppo equilibrato dei bambini insegnando le cosiddette teorie gender all’asilo e alle elementari. Insomma: no ai lavaggi del cervello”.

Secondo Valditara, dalle scuole medie in poi saranno le famiglie, dopo essere state informate sui corsi proposti, a scegliere come educare i propri figli.

Le linee guida sull'educazione civica sciolgono ogni dubbio

Ma allora in che modo sono compatibili le due esigenze, educazione e rispetto da una parte e scudo contro la manipolazione nell’ambito del consenso informato dall’altra?

Valditara spiega: “La legge sul consenso informato fa espressa eccezione di tutto quanto è contenuto nelle linee guida sull’educazione civica e nei nuovi programmi, dove, per la prima volta, l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette e all’empatia – vera misura di contrasto educativo ai reati contro la persona – diventa obiettivo di apprendimento obbligatorio.”

Subito dopo aggiunge, facendo l’esempio dell’educazione sessuale: “Sono aspetti obbligatori nei programmi di scienze, dalle elementari alle superiori, con gradi diversi di approfondimento.”

Il contrasto alla violenza di genere resta un obiettivo della scuola

Valditara respinge l’idea che la sua posizione possa indebolire le attività scolastiche contro la violenza sulle donne. Nell’intervista sottolinea: “Tutto questo non c’entra nulla con la lotta ai femminicidi o alla violenza sulle donne”.

E chiarisce quale dovrebbe essere, secondo lui, il ruolo della scuola: “L’educazione al rispetto, alle relazioni corrette e all’empatia – vera misura di contrasto educativo ai reati contro la persona – diventa obiettivo di apprendimento obbligatorio”.

Le critiche alle teorie gender e il riferimento all’ideologia woke

Uno dei passaggi dell’intervista riguarda il riferimento alle cosiddette teorie gender. Valditara sostiene:

“Sotto le mentite spoglie dell’educazione sessuale, in piena coerenza con l’ideologia woke, si vogliono introdurre le teorie gender, fondate sul presupposto che l’identità di genere non abbia un fondamento biologico, ma solo culturale”.

Secondo il ministro "dalle medie in su saranno poi le famiglie a decidere come educare i loro figli”.

La tutela dei bambini e l’attenzione alle fasce d’età

Valditara insiste sulla necessità di distinguere i diversi momenti della crescita degli studenti. Il ministro afferma: “Io continuo a ripetere: lasciate stare i bambini. Serve chiarezza”.

E conclude spiegando che il suo obiettivo sarebbe: “Evitare che associazioni che in passato hanno avuto evidenti scopi di strumentalizzazione e indottrinamento possano turbare lo sviluppo equilibrato dei bambini insegnando le cosiddette teorie gender all’asilo e alle elementari”.

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