Educazione sessuale e prevenzione mst a scuola

Ci sono due "bufale" da smontare subito: è quanto sostiene il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, riguardo alla controversa questione dell'educazione sessuale a scuola, per chiudere le polemiche nate dopo l'approvazione della legge sul consenso informato. Lo ha fatto in un'intervista esclusiva a Skuola.net, registrata alla vigilia del nuovo anno scolastico.

"È una fake news quella per cui non si farà più educazione sessuale a scuola. Falso", ha detto Valditara al portale studentesco. Nella legge, spiega il Ministro, resta il richiamo esplicito ai programmi scolastici, alle indicazioni nazionali e alle nuove linee guida sull'educazione civica.

Cambia però un dettaglio che riguarda direttamente chi è seduto oggi in classe: la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (MST) diventa per la prima volta un obiettivo obbligatorio, non più facoltativo.

Indice

  1. Cosa cambia per gli studenti
  2. Il contesto normativo e i precedenti
  3. Cosa resta aperto

Cosa cambia per gli studenti

L'educazione sessuale in senso biologico non è una novità nella didattica: era già prevista nelle lezioni di Scienze. La novità, ora, riguarda dunque la parte legata alla salute.

"Nei programmi scolastici è prevista l'educazione sessuale in senso biologico, anzi per la prima volta c'è anche la prevenzione dei rischi delle malattie sessualmente trasmissibili, che prima non era obbligatorio", ha spiegato Valditara.

C'è poi un secondo fronte, distinto dalla sessualità in senso stretto: quello delle relazioni e del contrasto alla violenza di genere.

Anche qui il Ministro respinge la lettura secondo cui la nuova legge avrebbe tolto spazio a questi temi: "Non è vero che non si può educare alle relazioni, al contrasto alla violenza di genere. Falso", ha detto ancora Valditara a Skuola.net, aggiungendo che "proprio noi per la prima volta abbiamo inserito l'educazione al rispetto, l'educazione alle relazioni corrette, all'empatia, al contrasto della violenza di genere come obiettivi obbligatori di apprendimento, quindi li devono fare tutti".

Il contesto normativo e i precedenti

La cornice in cui si inserisce questa precisazione, ricordiamo, è la legge sul consenso informato, il provvedimento del Ministero che ha acceso il dibattito nelle scuole nei mesi scorsi. Il testo ha completato il suo iter con il via libera definitivo del Senato.

Dunque non è più un disegno di legge, ma legge dello Stato. Il richiamo esplicito alle Indicazioni nazionali, contenuto nel testo, è la base giuridica su cui il Ministro fonda la smentita: l'educazione sessuale biologica resta nei programmi di scienze, uguale in tutte le scuole, e la prevenzione delle MST entra per la prima volta tra i contenuti da trattare obbligatoriamente.

Sullo stesso impianto normativo si muove anche l'obbligo su educazione al rispetto, relazioni corrette ed empatia, ora previsto come obiettivo di apprendimento nelle nuove linee guida sull'educazione civica, valido per tutti gli studenti e non subordinato ad alcuna autorizzazione delle famiglie.

Cosa resta aperto

Tra ciò che la norma prescrive e ciò che succede davvero in aula, però, la distanza resta da verificare. Lo racconta un sondaggio di Skuola.net sul finire dello scorso anno scolastico, dedicato proprio ai percorsi sull'educazione al rispetto.

Alla domanda se nella propria scuola fossero stati organizzati incontri o attività su relazioni, emozioni, consenso e pregiudizi di genere, oltre 1 studente su 4 ha detto di non aver fatto nulla. Solo il 28% ha invece raccontato di aver seguito diversi incontri e attività dedicate.

È questo il punto su cui bisognerebbe lavorare di più: gli obiettivi di apprendimento, peraltro obbligatori, esistono sulla carta, ma la loro applicazione concreta nelle singole scuole resta, ad oggi, tutt'altro che uniforme.

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