
Oltre 70 computer da passare al setaccio. È quello che aspetta l'Istituto Professionale per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale di Riccia, in provincia di Campobasso, dove la Procura di Larino ha disposto una perquisizione informatica legata al duplice omicidio di Pietracatella.
Gli inquirenti cercano tracce digitali riconducibili alla ricina, la tossina che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita nel Natale del 2025. L'obiettivo è capire se qualcuno, da uno di quei dispositivi, abbia cercato informazioni sul veleno prima che la donna e la ragazza morissero.
La scelta della scuola non è casuale: tra le aule e i laboratori dell'istituto gravitano persone che conoscevano le vittime da vicino. A quasi un anno dai fatti, l'inchiesta resta senza indagati.
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Oltre 70 computer saranno analizzati
Secondo le anticipazioni del quotidiano La Repubblica, l'operazione è fissata per martedì 13 ottobre. A occuparsene sarà la Squadra Mobile di Campobasso, insieme agli esperti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato.
Gli accertamenti riguarderanno oltre 70 computer presenti nella scuola, dalle aule ai laboratori. Particolare attenzione sarà riservata al laboratorio di chimica e all'area adiacente alla serra, dove la scuola coltiva diverse piante.
La Procura di Larino ha definito l'operazione una vera e propria ispezione informatica. Si tratta di uno dei passaggi più ampi dell'inchiesta aperta sul duplice omicidio, dopo mesi in cui gli investigatori hanno già ascoltato oltre duecento persone.
Le verifiche cercano ricerche sulla ricina e sul dark web
Gli investigatori vogliono verificare se dai computer della scuola siano partite ricerche sulla ricina, sulla sua preparazione, sulla somministrazione o sull'eventuale acquisto online. Non basterà controllare la cronologia di navigazione: si analizzeranno anche pagine visitate, download, file e dati cancellati.
Le verifiche si estenderanno all'uso di strumenti di navigazione anonima, al Tor Browser e a eventuali accessi al dark web. Tra le parole chiave sotto la lente degli inquirenti ci sono:
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ricina
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veleno
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semi di ricino
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olio di ricino
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esano
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solfato di ammonio
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solfato di sodio
Il decreto della Procura prevede anche la possibilità di sequestrare i computer o altro materiale informatico che dovesse risultare utile all'inchiesta. Non è una novità assoluta: già nelle scorse settimane tre computer erano stati sequestrati a Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, sentito più volte dagli investigatori.
La scuola è collegata a persone vicine alle vittime
Il ruolo di tecnico di laboratorio nell'istituto è svolto dal marito di un'insegnante di matematica, legata da una lunga amicizia a Gianni Di Vita. La docente insegna in un'altra scuola della provincia ed è stata ascoltata più volte dalla polizia: ad agosto è stata messa a confronto diretto con lo stesso Di Vita.
Nella stessa scuola lavora anche la sorella del tecnico di laboratorio, mentre sua nipote, amica di Sara Di Vita, è una studentessa dell'Agrario. Nessuna di queste persone risulta indagata.
Secondo fonti investigative, gli inquirenti seguono al momento una pista familiare e valutano 4-5 persone, con due nomi oggetto di attenzione particolare: la fonte non indica però chi siano. Il procedimento resta aperto per duplice omicidio volontario aggravato dall'uso del veleno, a carico di ignoti.
Sul fronte delle ipotesi, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha già chiarito la linea della Procura: "Stiamo raccogliendo tutti gli elementi di rilievo su tutte le piste possibili. Quella dell'accidentalità è, francamente, la più improbabile".