Due studenti in abiti estivi nel corridoio scolastico, con un adulto che vigila

Il dress code a scuola torna al centro del dibattito. Alcuni istituti fissano limiti sull'abbigliamento e stabiliscono come intervenire quando vengono violati, con procedure che coinvolgono direttamente docenti e famiglie.

Non è un tema nuovo per chi frequenta le aule italiane. Già in un sondaggio di Skuola.net di settembre 2023, il 22,6% dei 1.088 studenti che avevano risposto raccontava di avere già un dress code in vigore da tempo nella propria scuola, mentre il 61% parlava di un generico invito a un abbigliamento "adeguato" al contesto, senza regole scritte nel dettaglio.

Due casi recenti, uno a Roma e uno nel Modenese, mostrano come i divieti si stiano facendo più netti, inserendo anche una vigilanza ad hoc o il cambio d'abito, e addirittura paventando la possibilità di essere rimandati a casa qualora non si rispettino. Cambiano le città e i gradi scolastici coinvolti, ma il nodo resta lo stesso: chi decide cosa è adeguato indossare a scuola, e cosa succede a chi non rispetta le regole.

Indice

  1. A Roma il Gentileschi controlla top, shorts e calzature
  2. A Carpi il liceo Fanti apre il confronto sull'abbigliamento
  3. Le regole collegano abbigliamento, sicurezza e diritto allo studio

A Roma il Gentileschi controlla top, shorts e calzature

All'istituto comprensivo Artemisia Gentileschi di Centocelle, che riunisce infanzia, primaria e scuola media, una circolare del 15 settembre ha messo nero su bianco cosa non si può indossare in classe. Il documento riguarda tutti e tre i plessi dell'istituto.

Tra i capi vietati ci sono i pantaloncini estremamente corti, i crop top, le canottiere e gli indumenti che lasciano scoperto l'intimo. La circolare esclude anche capi definiti "eccessivamente sbracati" e le ciabatte da spiaggia, le infradito e qualsiasi calzatura non assicurata al tallone.

La parte più concreta riguarda i controlli: docenti e personale Ata dovranno vigilare sul rispetto delle regole, con una procedura in due passaggi. Alla prima inosservanza scatta un richiamo verbale; se lo studente si ripresenta fuori regola, la famiglia viene avvisata tramite annotazione sul Registro Elettronico e, nei casi ritenuti necessari, può arrivare la richiesta di un cambio d'abito.

A Carpi il liceo Fanti apre il confronto sull'abbigliamento

A Carpi, in provincia di Modena, il tema è arrivato al liceo Fanti. Durante una riunione con i genitori a inizio anno, la dirigente ha sottolineato l'importanza di indossare un abbigliamento consono e di rispettare le regole della scuola, con la battuta: "Se tornano così, li rimando a casa".

La presa di posizione ha acceso un dibattito che è andato oltre l'istituto. Il sindacato Flc Cgil ha contestato l'idea che il diritto all'istruzione possa essere condizionato da valutazioni soggettive sull'abbigliamento degli studenti, ribadendo che si tratta di un principio fondamentale dell'ordinamento scolastico. Mentre Lega e Forza Italia hanno difeso la preside parlando di abbigliamento consono al contesto, la Rete Studenti Medi ha sostenuto che il diritto allo studio e a un'istruzione di qualità non può dipendere da come si veste una studentessa o uno studente.

Il tema non riguarda solo il liceo: alle scuole medie Guido Fassi, sempre nel Carpigiano, il regolamento chiede espressamente di evitare ciabatte, pantaloncini troppo corti, canottiere e magliette che lasciano scoperta la pancia, anche durante le attività di Scienze motorie, per cui servono tuta, scarpette e maglietta. Tra i genitori delle medie, quelle indicazioni sono state definite più che ragionevoli e appropriate.

 

 

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