
Il rientro a scuola non è fatto solo di zaini nuovi e sveglie all'alba. Per migliaia di studenti “fragili” - con disabilità, Bisogni Educativi Speciali (BES) o difficoltà psicologiche - il primo giorno di scuola porta con sé un'ansia ben più profonda, legata la speranza di ritrovare al proprio fianco lo stesso insegnante di sostegno dell'anno precedente. È il delicato tema della continuità didattica, un principio sacro sulla carta che, troppo spesso, si infrange contro il muro di gomma della burocrazia scolastica.
A riaccendere i riflettori su questo cortocircuito è la lettera - arrivata a Skuola.net - di Roberta, mamma di Aurora, una ragazza di 17 anni di Scandiano (Reggio Emilia) che vive una condizione di ritiro sociale (i giovani come lei sono più comunemente noti come “hikikomori”).
Per Aurora, la scuola è una sfida quotidiana in cui la fiducia nell'adulto di riferimento è tutto. Eppure, nonostante la famiglia avesse regolarmente richiesto per quest’anno la conferma della docente di sostegno, con cui la ragazza aveva costruito un legame prezioso, la cattedra è stata riassegnata.
"Nel suo PEI (Piano Educativo Individualizzato, ndr) viene sottolineata l’importanza della continuità relazionale e la difficoltà nell’approcciarsi a nuove figure - scrive la madre nella sua segnalazione -. Per lei costruire un rapporto di fiducia richiede molto tempo e ora si trova a dover ricominciare da capo".
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Cos'è la continuità didattica e perché (spesso) non viene garantita
La storia di Aurora, però, è simile a quella di tantissime famiglie italiane. La continuità didattica è quel meccanismo che dovrebbe garantire a un alunno con bisogni specifici di essere seguito dallo stesso insegnante per l'intero ciclo scolastico.
Un rapporto stabile è infatti fondamentale per non disperdere i progressi fatti, siano essi didattici, fisici o, come nel caso del ritiro sociale, relazionali ed emotivi.
Ma allora, perché la docente di Aurora è stata cambiata nonostante la richiesta della famiglia? La risposta si nasconde nei complessi meccanismi di reclutamento dei docenti precari. Le assegnazioni delle cattedre seguono infatti logiche ferree dettate da graduatorie, punteggi, titoli e algoritmi.
Recentemente si è molto discusso delle nuove normative e della cosiddetta "fase zero" per l'assegnazione dei supplenti, con le misure introdotte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito proprio per agevolare la conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie.
Tuttavia, questo meccanismo deve fare i conti con la realtà delle graduatorie: se un insegnante con un punteggio più alto o con un diritto di precedenza sceglie quel determinato posto, la richiesta di continuità della famiglia decade.
Una rigidità normativa che lascia l'amaro in bocca: "Un genitore presenta una richiesta di continuità pensando soprattutto alla tutela del proprio figlio - riflette la mamma -. Ma se poi il punteggio, la graduatoria o le procedure possono comunque interrompere quella relazione, quale valore concreto ha davvero questa richiesta?".
Il timore, condivisibile, è che "il sistema finisca per salvaguardare maggiormente la posizione del docente e le procedure rispetto al bisogno concreto dello studente".
Uno spiraglio di luce: i dati del Ministero sul reclutamento 2026/27
Il problema, insomma, è sistemico e genera un'ansia ciclica. Come sottolinea la signora, se anche la ragazza riuscisse a legare con le nuove insegnanti, la famiglia si ritroverebbe la prossima estate a vivere "con il timore di non ritrovarle l’anno successivo e di dover ricominciare ancora una volta da zero".
Intanto, però, a livello istituzionale qualcosa sembra timidamente muoversi nella giusta direzione. Pochi giorni fa, il Ministero ha diffuso i dati relativi all'avvio dell'anno scolastico 2026/2027, mostrando un sensibile miglioramento sul fronte delle cattedre coperte e, appunto, della continuità didattica.
Secondo i dati ufficiali, al 31 agosto è stata coperta la quasi totalità delle supplenze, pari a circa 118 mila posti. Ma il dato più incoraggiante riguarda proprio le richieste andate a buon fine: sempre alla data del 31 agosto, sono stati confermati, su specifica richiesta delle famiglie, ben 55.814 supplenti su posto di sostegno, quasi 10mila in più rispetto all'anno scolastico 2025/2026.
Uno spiraglio di luce importante, che dimostra la volontà di invertire la rotta. Tuttavia, finché storie come quella di Aurora continueranno a ripetersi, sarà evidente che la strada per trasformare la continuità didattica da una semplice "concessione burocratica" a un diritto inalienabile dello studente è ancora lunga.
La lettera di una mamma in ansia per la figlia
Qui di seguito, riportiamo il testo integrale della lettera-sfogo della mamma di Aurora, arrivata negli scorsi giorni alla redazione di Skuola.net:
Mi chiamo Roberta Buffagni e sono la mamma di Aurora, una ragazza di 17 anni di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia, che da diversi anni vive una condizione di ritiro sociale.
Vi scrivo per segnalarvi una situazione che stiamo vivendo in questi giorni e che credo possa aprire una riflessione più ampia anche per altre famiglie.
A fine anno scolastico avevo presentato regolarmente la richiesta di continuità per l’insegnante di sostegno di Aurora, con la quale, dopo quasi un anno, era riuscita a costruire un rapporto di fiducia molto importante.
Proprio in questi giorni, però, ho avuto la conferma che la docente non è stata riconfermata.
Per Aurora questo ha un peso particolare. Nel suo PEI viene sottolineata l’importanza della continuità relazionale e la difficoltà nell’approcciarsi a nuove figure. Per lei costruire un rapporto di fiducia richiede molto tempo e ora si trova a dover ricominciare da capo.
Approfondendo quanto accaduto, mi sto rendendo conto che dietro una richiesta di continuità esistono poi meccanismi legati a graduatorie, punteggi, disponibilità dei posti e procedure di nomina che noi genitori non sempre conosciamo fino in fondo.
Ed è proprio qui che nasce la mia riflessione: un genitore presenta una richiesta di continuità pensando soprattutto alla tutela del proprio figlio e alla relazione educativa costruita. Ma se poi il punteggio, la graduatoria o le procedure possono comunque interrompere quella relazione, quale valore concreto ha davvero questa richiesta?
Dal mio punto di vista, a volte ho la sensazione che il sistema finisca per salvaguardare maggiormente la posizione del docente e le procedure rispetto al bisogno concreto dello studente di mantenere una relazione educativa che funziona.
E c’è anche un altro pensiero che, da madre, mi preoccupa: se Aurora riuscisse a instaurare a sua volta un buon rapporto con le due nuove insegnanti, dovremmo poi vivere un’altra estate con il timore di non ritrovarle l’anno successivo e di dover ricominciare ancora una volta da zero. È proprio questa incertezza continua che mi fa chiedere quanto la continuità possa essere davvero garantita, soprattutto per ragazzi per i quali costruire fiducia richiede tempi molto lunghi.
Non lo dico come accusa verso gli insegnanti, né tantomeno verso le nuove docenti assegnate ad Aurora, ma come una domanda che credo meriti di essere posta.
Vi ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Roberta Buffagni