
Il grande caldo di settembre sta spingendo diversi Comuni italiani a posticipare l'inizio dell'anno scolastico. Di fronte a temperature che superano abbondantemente i 30 gradi e ad aule prive di aria condizionata, sempre più sindaci stanno firmando ordinanze per far slittare il rientro in classe, tutelando così la salute di studenti e docenti.
Dalla Sicilia alla Puglia, fino alle mobilitazioni nel Lazio e in Campania, le decisioni locali si moltiplicano per fronteggiare l'emergenza termica. Ecco la mappa aggiornata dei Comuni in cui la campanella suonerà in ritardo.
ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO...
Indice
Sicilia e Puglia: le ordinanze ufficiali di rinvio
Le prime decisioni drastiche arrivano dal Sud Italia, dove il rischio calore si incrocia con l'assenza strutturale di impianti di climatizzazione negli edifici scolastici. Al momento, i provvedimenti ufficiali riguardano:
-
Rosolini (Siracusa): il sindaco Giovanni Spadola ha posticipato l'inizio delle lezioni, per ogni ordine e grado, da metà mese a lunedì 21 settembre. Le motivazioni ufficiali includono la persistenza dell'ondata di calore africano, la mancanza di climatizzatori e la necessità di interventi di derattizzazione. L'assessore regionale Mimmo Turano ha però escluso un rinvio generale per tutta la Sicilia.
-
Montemesola (Taranto): come si evince dal provvedimento ufficiale, il sindaco Vito Antonio Punzi ha firmato un'ordinanza per far slittare l'anno scolastico al 17 settembre. La decisione è stata presa di concerto con il dirigente scolastico a causa del persistere di temperature elevate e alti tassi di umidità, considerati un rischio per la salute dei minori in aule surriscaldate e prive di condizionatori.
-
San Severo (Foggia): il commissario straordinario Francesco Cappetta ha fissato una data unica di rientro al 14 settembre per tutte le scuole dell'infanzia, primarie e medie. Questo ha costretto alcuni istituti, che avevano deliberato l'anticipo delle lezioni all'8 o al 10 settembre, a cancellare i loro piani a causa delle temperature previste fino a 38 gradi.
Palermo, la direttiva del sindaco: lezioni sospese con il bollino rosso
Anche a Palermo l'emergenza calore impone misure drastiche, ma con un approccio preventivo. A pochi giorni dal suono della prima campanella, il sindaco Roberto Lagalla ha firmato una direttiva indirizzata all'assessorato e al provveditorato agli studi, stabilendo una regola chiara: in caso di comunicazione ufficiale di allerta meteo con bollino rosso, le attività didattiche in presenza vanno sospese, aprendo persino alla possibilità di un ritorno alla didattica a distanza.
La chiusura temporanea degli edifici o lo stop alle lezioni scatterà in automatico per tutti quegli istituti che non dispongono di adeguati impianti di climatizzazione, la cui efficienza deve essere certificata fin da ora dai dirigenti scolastici. Per evitare di vivere in perenne emergenza, la direttiva comunale impone inoltre la stesura di un piano tecnico-economico pluriennale volto a finanziare l'installazione progressiva dei condizionatori nelle scuole, valutando nel frattempo soluzioni temporanee per abbattere le temperature.
A motivare il provvedimento è l'urgenza di tutelare la salute pubblica senza aspettare i malori in classe. "La sicurezza e il benessere dei nostri studenti, delle loro famiglie e di tutto il personale scolastico sono una priorità assoluta", ha spiegato il primo cittadino. Un cambio di passo per evitare i ritardi istituzionali: "Di fronte alla possibilità di eventi climatici estremi, non possiamo permetterci di attendere che l’emergenza si manifesti: dobbiamo essere pronti ad agire prima, con decisioni chiare e tempestive. Questa direttiva stabilisce un principio preciso: quando le condizioni climatiche rappresentano un rischio concreto per la salute e l’incolumità delle persone, la tutela viene prima di tutto".
Le richieste dei sindaci tra Lazio, Campania e foggiano
Se in alcune città il rinvio è già legge locale, in molti altri territori la mobilitazione istituzionale è in corso. Diversi amministratori stanno facendo pressione affinché le scuole, sfruttando l'autonomia scolastica, o le Regioni stesse, posticipino l'apertura.
-
Frusinate (Lazio): i sindaci di Aquino, Castrocielo, Colle San Magno e Roccasecca si sono compattati chiedendo formalmente ai presidi di valutare lo spostamento dell'inizio lezioni al 14 settembre, soprattutto nei plessi senza sistemi di raffrescamento (nel Lazio la prima campanella dovrebbe essere il 15 settembre, ma alcuni plessi, facendo valere l’autonomia scolastica, decidono solitamente di anticipare il rientro in classe).
-
Puglia e Campania: il sindaco di Gallipoli (Lecce), Flavio Fasano, e quello di Stornara (Foggia), Roberto Nigro, hanno invocato un posticipo o maggiore flessibilità per i Comuni. Ad Agropoli (Salerno), un'insegnante ha lanciato una petizione appoggiata dal consigliere comunale Franco Crispino, che chiede lo slittamento al 1 ottobre.
Il nodo politico: 40 gradi in classe e pochi fondi
Il dibattito locale riflette un'emergenza nazionale: secondo i dati riportati da ‘Ansa’, solo il 7,5% delle scuole italiane ha l'aria condizionata. Sindacati come la Cgil e l'Anief chiedono apertamente di posticipare l'apertura a ottobre, giudicando invivibili classi con 30 persone a 40 gradi. Contraria invece la Gilda, che vede in un rinvio una lesione del diritto allo studio.
A livello governativo, il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per l'acquisto di condizionatori, richiamando gli Enti Locali a fare la loro parte. Una cifra considerata da molti insufficiente, se si pensa che alla sola area di Roma servirebbero 25 milioni per l'adeguamento.
Nel frattempo, il vicepremier Antonio Tajani ha confermato che il Governo sta valutando un intervento per gestire l'impatto del grande caldo sull'imminente rientro scolastico.