Università: un bollino per fare di meglio

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

anche gli atenei saranno valutati. Il giudizio permetterà di migliorare la qualità della didattica universitaria

Voti alle università, facoltà e corsi di laurea. Questa la novità introdotta ieri sera dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, firmando il decreto ministeriale che definisce il nuovo sistema di autovalutazione, valutazione, accreditamento iniziale e periodico delle sedi e dei corsi di studio universitari. L’obiettivo è quello di migliorare e valorizzare la qualità dell’attuale sistema universitario.

GIUDICARE PER FARE MEGLIO
- Se fino a questo momento sono state le università ad assegnare i voti agli studenti, ora anche loro non saranno più esonerate dall’essere giudicate. Infatti, il Ministero dell’Istruzione ha ritenuto giusto che, per migliorare la qualità dell’istruzione, ci si accerti che negli atenei italiani vengano rispettati e siano presenti alcuni requisiti e che la qualità della didattica sia buona. A valutare le università sarà l’Anvur, Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

CRITERI DI VALUTAZIONE - Inutile dire che la valutazione dovrà essere fatta in base a certi criteri, come per esempio:

- qualità della didattica, ricerca e dei corsi di laurea;
- organizzazione delle sedi e dei corsi di studio;
- presenza delle strutture a servizio degli studenti (aule, biblioteche, …);
- sostenibilità economico finanziaria degli atenei.

CONTROLLI PERIDIOCI - L’accertamento di tutti questi requisiti sarà indispensabile alle università per ricevere l’accreditamento iniziale, ossia il via libero del Ministero ad attivare corsi di studio, aprire sedi universitarie ed istituire nuovi atenei. Ma non sarà sufficiente un solo controllo. Infatti, tale accreditamento sarà periodico, una sorta di “controllo qualità” che dovrà essere rinnovato ogni cinque anni per le sedi universitarie ed ogni tre per i corsi di studio.

IN ITALIA COME IN EUROPA - A svolgere questi controlli, l’Anvur invierà nelle singole università italiane delle Commissioni di esperti della valutazione (CEV) che dovranno monitorare, valutare e giudicare i requisiti sopra elencati. Insomma, sembrerebbe un po’ un controllo quasi manicale del lavoro delle università, ma in realtà il Miur non sta facendo altro che adeguarsi agli altri Paesi europei dove questo sistema migliora la qualità dell’istruzione universitaria dagli anni ’80.

Ti piace l’idea che anche le università vengano valutate?

Serena Rosticci

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