Pochi laureati, troppe tasse: ecco l’università

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

[img alt=pubblicato il rapporto Ocse 2013 relativo all'università]news_foto/2013/università-ocse.jpg[/img]

Ormai è evidente da tempo la crisi che il mondo dell’istruzione, con l’università in prima fila, sta attraversando a causa di una politica spietata di tagli e aumento delle tasse. Il rapporto Ocse “Education at a Glance 2013”, pubblicato lo scorso 25 giugno, ci parla, in particolare, di un'università, la nostra, dagli aspetti contraddittori ed in balìa di politiche governative del tutto prive di investimenti nell’ambito della formazione ed istruzione dei giovani. Il dato interessante dell’analisi sta nella confutazione delle convinzioni di alcuni dei più noti personaggi della scena pubblica, politici e tecnici inclusi, in merito al mondo dell’università.

UNIVERSITÀ ITALIANA, LA MENO CARA AL MONDO - A discapito delle tante polemiche che sorgono all’ordine del giorno relativamente ai costi del mondo universitario, il rapporto Ocse 2013 ci informa che il nostro Paese è uno dei più parsimoniosi d’Europa. Le uniche università del nostro continente che spendono meno sono quella della Repubblica Slovacca e quella dell’Ungheria. Invece, in cima alla classifica della spesa universitaria nel mondo si collocano USA, Canada e Corea. La tendenza che va osservata è che, mentre nella maggior parte dei Paesi Ocse è stata promossa una politica di investimento sull’istruzione, nel nostro si è affermato un orientamento inverso, fatto di tagli e risparmi.

COSTI E VANTAGGI DELLA LAUREA - Il costo di uno studente universitario è stato calcolato relativamente ad una spesa cumulativa media. Prendendo come riferimento la durata media di un percorso di studi universitario, chiaramente non ha inciso particolarmente nel computo del costo finale il fenomeno dei “fuori-corso”. Doverosa premessa a parte, il risultato da sottolineare è che la percentuale del costo dello studente universitario colloca il nostro Paese in 14esima posizione nella classifica di 24 Stati. I benefici sociali legati alla laurea sono superiori a quelli provenienti dal mondo dell’istruzione primaria e secondaria. Un laureato maschio infatti comporta una percentuale di benefici sociali 3,7 volte maggiore ai costi pubblici (la media Ocse è 3,9).

TROPPE TASSE - La spesa che annualmente uno studente universitario deve sostenere per quanto concerne esclusivamente gli studi è abbastanza alta in proporzione alla media degli altri Paesi Ocse. L’università italiana, infatti, si colloca al decimo posto della classifica Ocse relativamente all'esosità delle tasse imposte. Gli atenei più cari si trovano negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, che usufruiscono di finanziamenti privati. In queste università gli studenti hanno diritto ai prestiti d’onore che consentono loro di ammortizzare le spese. Sempre in cima alla classifica delle tasse più salate si collocano le università di Corea, Giappone e Cile.

LAUREATI, FUORI CORSO, OCCUPATI - Secondo il rapporto Ocse l’età media dei laureati italiani è di 26 anni. Un’età, aprite bene le orecchie, inferiore alla media dei Paesi Ocse, che smentisce pertanto la tipicità nostrana del fenomeno dei “fuori corso”. Il dato inquietante è che la percentuale dei laureati tra i 25-34 anni colloca la nostra università in coda alla classifica europea. Ad ogni modo, sminuire la laurea sembra non trovare sostegno da quanto rivelatoci dallo studio relativamente ai guadagni medi. Infatti un laureato ha un reddito superiore del 48% a quello di un semplice diplomato, oltre al fatto che la percentuale di occupazione è pari al 79% (75% quella dei diplomati).

E tu paghi troppe tasse all’università?

Margherita Paolini

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