Medioevo universitario: prof contro l'inglese

Margherita Paolini
Di Margherita Paolini

bocciati dal Tar della Lombardia i corsi in lingua inglese

Il Tar della Lombardia accoglie il ricorso presentato da tantissimi docenti del Politecnico di Milano contro l'insegnamento nella sola lingua inglese all'interno dell'università stessa. Questo perchè la presenza della lingua inglese nel percorso formativo di gran parte degli studenti italiani è diventata negli ultimi anni obbligatoria, in quanto garanzia dell’ingresso nel mercato globale del lavoro. Per accedere ad alcune facoltà sta progressivamente diventando necessario il possesso della certificazione europea della lingua inglese, e, in linea generale, qualsiasi curriculum che si rispetti deve attestare quanto meno una conoscenza basilare di questo idioma.

ABOLIRE L’ITALIANO DALLA SPECIALISTICA - Eliminare la lingua italiana dai corsi di laurea specialistica e dai dottorati: questa la decisione proposta diversi mesi fa dal Politecnico di Milano. La delibera del Senato accademico, risalente a circa un anno fa, è stata tuttavia prontamente impugnata da un gruppo di docenti che si è manifestato contrario alla possibilità di dare avvio dal 2014 all’insegnamento nella sola lingua inglese. Così nel mese di luglio del 2012 è stato presentato da circa cento professori il ricorso al Tar che è stato accolto proprio in questi giorni.

QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA - Nelle intenzioni del rettore del Politecnico, Giovanni Ardizzone, l’esclusione della lingua italiana da determinati corsi di laurea doveva essere mirata alla realizzazione di un “Ateneo internazionale” in grado di sfornare professionisti pronti ad essere assorbiti dal mercato globale dell’offerta di lavoro. Insomma organizzare delle lezioni in esclusiva lingua inglese poteva servire ad aumentare la potenziale competitività dei propri universitari. Ben diversa l’opinione dei docenti che si sono ribellati a questa possibilità, come quella della professoressa di diritto amministrativo Cabiddu che ha così commentando la decisione del Tar “accoglie in pieno le nostre ragioni. Dimostra tutta la lesività della decisione impugnata. È una vittoria non soltanto nostra, è una vittoria della ragione e della cultura”.

MORALE DELLA FAVOLA - Al termine di questa vicenda, verrebbe da dire che la ragione sta un po’ dalla parte di tutti. Infatti, se da un lato è vero che la conoscenza della lingua inglese sia il principale biglietto da visita nel mondo del lavoro, oltre che un ottimo trampolino di lancio, dall’altro è anche giusto preservare la nostra cultura soprattutto all’interno degli ambienti di formazione come le scuole e l’università.

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Margherita Paolini

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1 dicembre 2017 ore 16:30

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