Lavoro: il Jobs Act ti aiuta a trovarlo?

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di trovare lavoro con il job act

Sei mesi fa entrava in vigore il Jobs Act, la nuova riforma che avrebbe dovuto creare nuovi posti di lavoro. Ma è davvero stato così? Siete riusciti a trovare con più facilità un impiego? Noi di Skuola.net lo abbiamo chiesto ad Alessandro Macina, giornalista di Presa Diretta. E proprio al Jobs Act è dedicata la nuova puntata di Presa Diretta in onda domenica 20 settembre alle ore 21:05 su Rai Tre.

Allora Alessandro, in virtù di quello che racconterete alla nuova puntata di Presa Diretta, quali percorsi consigli di seguire oggi ad un giovane che è alla ricerca di un primo impiego o di un nuovo impiego? Quali sono invece i rischi da cui guardarsi?
Dico che è fondamentale la formazione. Ciò che può fare la differenza è parlare fluentemente le lingue straniere perché su questo è indubbio che in media siamo molto indietro e abbiamo un gap con tanti altri Paesi. Penso che sia anche importante avere esperienze di lavoro che siano davvero formative fin dal percorso di studi e possibilmente crearsi un percorso coerente. Insomma investire su se stessi ma senza per questo motivo farsi sfruttare. Se accade, lasciar perdere immediatamente. Conoscere e informarsi sempre sui propri diritti, anche quando all'inizio si lavora inevitabilmente con contratti precari.Per i giovani da quanto ho visto continuano tempi difficili purtroppo, nel senso che anche i dati positivi degli ultimi mesi sulle assunzioni in realtà nascondono un segno meno sui giovani, cioè tra i nuovi occupati sono più i 40enni e i 50enni dei giovani. Questo per dire che il mercato del lavoro ancora non è così aperto ai giovani, basta guardare il dato sulla disoccupazione giovanile: quasi 1 giovane su 2 in Italia continua a non lavorare. I rischi da cui guardarsi sono molti, apri un giornale di annunci di lavoro e trovi offerte davvero improbabili e contratti di tutti i tipi. Ci sono i lavori a chiamata, c'è ancora un vero e proprio far west e noi lo faremo vedere nel reportage. Quest'anno è esploso anche l'utilizzo dei vaucher per pagare le prestazioni di lavoro, so che è molto diffuso tra i lavoratori stagionali, anche nel turismo. Insomma ci sono ancora molte forme pericolose di precariato. Trovo che per un giovane l'inizio della vita lavorativa sia molto dura e in ogni caso gli si richiederà un forte sacrificio. Anche per chi trova un lavoro "fisso" oggi più che mai quel lavoro ha un prezzo da pagare, anche sul piano personale. Penso ai nuovi giovani assunti alla Fiat di Melfi che oggi si chiama Fca e che ho incontrato nel reportage: molti di loro prima erano disoccupati e così ci sono ragazzi che per quel lavoro in fabbrica si sono trasferiti dalla Campania, dalla Calabria, altri che viaggiano ogni giorno anche per 4/5 ore tra andata e ritorno. E lavorano praticamente sempre: sabato, domenica, festivi, con i turni, anche quelli dell'alba o della notte. Turni che non sono mai stati così tanti in nessun altra fabbrica dell'auto prima d'ora, 20 turni a settimana. Fanno un lavoro duro, usurante, in catena di montaggio. Per questi 1500 posti di lavoro, inizialmente con contratto interinale, sono arrivate più di 20 mila domande e ancora ne continuano ad arrivare. Da quello che ho visto, quando l'alternativa per tanti giovani è ancora oggi il non-lavoro, si accettano condizioni anche molto dure e impegnative senza farsi troppe domande. Si vive per lavorare e bisogna dire "grazie" che c'è un lavoro. Perché con quel lavoro alcuni ragazzi aiutano persino in famiglia, dove magari la mamma o il papà in questi anni hanno perso il lavoro e il fratello o una sorella sono disoccupati. E' molto bello da un lato conoscere questi ragazzi così determinati e disposti ai sacrifici con serenità, mantenendo il sorriso sulle labbra. Però non posso anche non pensare che la mancanza di lavoro non lascia alternativa, è tutto un "prendere o lasciare". E se "prendi", allora accetti le condizioni qualunque esse siano.

Vuoi capire meglio cos'è il Jobs Act? Guarda il video

In base a quanto hai visto grazie alla lavorazione della nuova puntata di Presa Diretta, il Jobs Act renderà più facile l'accesso dei giovani al mercato del lavoro?

Il Jobs Act sicuramente rappresenta una bella opportunità per le imprese, in particolare quest'anno dato fino al 31 dicembre 2015 c'è una forte decontribuzione per le aziende che assumono a tempo indeterminato, cioè a tutele crescenti. Ma come ti dicevo nella risposta precedente, in realtà i dati dicono che tra i nuovi assunti c'è un segno meno tra i giovani, cioè tra i nuovi occupati purtroppo sono più i 40enni e i 50enni dei giovani. Per cui la risposta è che il jobs act dovrebbe rendere più facile l'accesso dei giovani al mercato del lavoro, nella pratica ancora non è così. Alcune grandi aziende proseguono piani di assunzione già precedentemente decisi. Ma voglio sottolineare che è presto per una valutazione definitiva sul jobs act, non dimentichiamo che è entrato in vigore solo da pochi mesi. Di sicuro uno degli obiettivi è proprio questo: rendere più facile l'accesso al mondo del lavoro. Per far questo si sono rese le aziende molto più libere e gli si è dato un incentivo per abbassare il costo del lavoro, l'auspicio di tutti è che funzionari. Il tempo ci dirà di più!

Il Jobs Acts è stato annunciato come una riforma che pone fine al precariato. Secondo te, sarà davvero così?
Questa è una bella domanda! Perché il nuovo contratto a tempo indeterminato, cioè a tutele crescenti, è indubbiamente un contratto non stabile: senza articolo 18 e con il solo indennizzo economico al lavoratore in caso di licenziamento anche ingiusto, è chiaro che il rapporto di lavoro "fisso" si può interrompere molto più facilmente oggi rispetto a prima. E' come se anche il lavoro fisso fosse diventato un po' precario, questo è stato riconosciuto praticamente da tutti. Se da un lato è così, dall'altro è anche vero che molte aziende, spinte in particolare dalla forte decontribuzione per i nuovi assunti, quest'anno hanno stabilizzato tanti lavoratori che avevano un contratto precario (anzi, i dati dicono che sono state più le trasformazioni che i nuovi assunti veri e propri) e sono diminuiti anche i contratti di apprendistato perché alle aziende oggi conviene assumere subito il lavoratore. Quindi il Jobs Act aiuta le aziende che vogliono trasformare un lavoratore da “precario” a stabile, questo sì. Ma il rovescio della medaglia è che quel posto fisso oggi è molto diverso da ieri, con meno tutele.

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