Professioni Sanitarie: blitz blocca test a Palermo

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

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I test di ingresso a Professioni Sanitarie cominciano con le proteste dei sindacati studenteschi che si scagliano contro il numero chiuso. In particolar modo, i candidati dell'università di Palermo hanno rischiato di non poter svolgere la prova: alcuni universitari dei collettivi studenteschi hanno infatti fatto incursione nella sede della prova esponendo striscioni di protesta, ritardando così le procedure di avvio del test. Dopo l'intervento della sorveglianza, le procedure sono ripartire regolarmente

Alle 8 di stamattina è partito il blitz contro il numero chiuso di alcuni studenti del Collettivo universitario autonomo e del Collettivo studenti medi Palermo, proprio nell'edificio del Polididattico in viale delle Scienze sede delle prove. Hanno esposto dalle finestre striscioni con la scritta "Diritto allo studio negato. Test d'ingresso furto legalizzato", con riferimento ai 55 euro richiesti per l'iscrizione al test.

Il blitz ha creato il caos tra le aspiranti matricole di Professioni Sanitarie, che si sono ritrovate con la maggioranza delle porte di accesso bloccate per la protesta. Non si sono però persi d'animo e si sono riversati nelle aule libere per poter svolgere ugualmente la prova.

Il personale di sorveglianza dell'università ha poi ristabilito la situazione, e seppure con qualche ritardo, il test si svolgerà regolarmente.

Il no al numero chiuso e l'azione di stamani - afferma in una nota Gianmarco Codraro, un esponente dei collettivi - esprime il nostro assoluto dissenso all’attuale forma che ha assunto l'università sempre più inaccessibile e lontana dai reali bisogni degli studenti e che vede e produce la negazione del diritto alla formazione universitaria per migliaia di giovani la cui unica colpa è l’impossibilità di sostenere gli enormi costi che gli si presentano dinanzi. Siamo pienamente coscienti del fatto che la misura del numero chiuso altro non è che un modo per giustificare le politiche di austerity e impoverimento della governance accademica che, attraverso costi sempre più insostenibili e parametri valutativi d’accesso criminali, nega la possibilità di affrontare il percorso di studi universitari"

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