Service tax, pagano gli studenti fuori sede

service tax peserà sugli studenti fuori sede

Cancellata l’imposta sulla prima casa, la famigerata Imu, una nuova tassa ha scatenato le proteste di proprietari di casa ed inquilini: è la Service tax, e la sua caratteristica è coinvolgere entrambi i soggetti nel suo pagamento, e una delle categorie più colpite è quella degli studenti universitari fuori sede. Infatti, coloro che vivono in affitto si troveranno a dover ulteriormente mettere mano al portafoglio, nonostante il problema del caro affitti, con il rischio di non riuscire a pagare e trovarsi sfrattati. La previsione è un aumento di persone che si rivolgeranno agli affitti in nero per risparmiare: per questo le associazioni universitarie chiedono con forza che le istituzioni non indeboliscano ulteriormente un settore svantaggiato come quello degli studenti fuori sede, perché accettare gli affitti in nero per evitare costi eccessivi comporta, parallelamente all' aumento dell’illegalità, un peggioramento delle loro condizioni per la rinuncia ad alcuni dei più elementari diritti.

SERVICE TAX, QUESTA SCONOSCIUTA - Ma cos’é questa Service tax e quanto graverà sulle tasse di tutti quei ragazzi che per motivi di studio sono costretti a trasferirsi in un’altra città? In sostanza, l’importo sarà diverso da comune a comune ed è costituito da una prima componente che copre la gestione dei rifiuti urbani, e da una seconda componente che riguarda la copertura dei cosiddetti servizi indivisibili: si tratta dell’illuminazione pubblica, della manutenzione delle strade, della polizia locale, dell’anagrafe, e in generale delle attività comunali che non sono erogate “a domanda individuale”. La prima componente è pagata da chi occupa la casa, la seconda viene divisa tra l’inquilino ed il proprietario.

FUORI SEDE NEL MIRINO – Sappiamo bene che gli studenti universitari fuori sede sono costretti per un lungo periodo di tempo, dai tre a cinque anni, a vivere in una casa in affitto. Il problema del caro affitti nelle città, soprattutto le più grandi, già da tempo alimenta la soluzione da parte di molti studenti di ricorrere agli affitti in nero per risparmiare. Così però, oltre a vivere nell’illegalità, perdono l’esigibilità dei loro diritti da affittuari, e di fatto devono accettare ogni condizione posta del padrone di casa: si ritrovano così a vivere in appartamenti sovraffollati o dalla scarsa manutenzione, senza alcuna tutela. L’associazione studentesca Rete della Conoscenzateme che in seguito all'introduzione della Service tax “moltissimi studenti e studentesse saranno spinti ad accettare affitti in nero per non risultare occupanti di uno stabile, aumentando l’illegalità e riducendo l’esigibilità dei diritti degli inquilini”.

RISCHIO DI SFRATTI – Le proteste provengono anche dalle associazioni di rappresentanza degli inquilini come Sunia, Sicet, e Uniat, oltre che da l’Unione Inquilini: la preoccupazione riguarda il già eccessivo peso di spese che incombe sugli affittuari, che in seguito alla Service tax potrebbero trovarsi a non poter pagare il padrone di casa subendo, di conseguenza, lo sfratto. Walter De Cesaris, presidente de l’Unione Inquilini, avverte infatti di un “rischio tsunami di sfratti per morosità”, in quanto l’80% degli inquilini ha un reddito lordo inferiore ai 30.000 euro e già oggi il 90% delle sentenze di sfratto, sulle 70.000 annue, sono per “morosità”: in pratica per il mancato pagamento dell’affitto. L’accusa da parte di queste associazioni è quella di aver di fatto scaricato l’Imu, l’imposta sulla prima casa, sulle spalle degli inquilini, creando ulteriori difficoltà su una categoria a rischio.

Sei uno studente fuori sede? Quanto spendi per vivere in un’altra città?

Carla Ardizzone

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18 novembre 2017 ore 09:30

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