Manfredi: mascherine obbligatorie misura fondamentale per proteggere le Università

Marcello G.
Di Marcello G.
ministro manfredi

In queste settimane di ripresa delle attività didattiche si è parlato quasi esclusivamente della riapertura delle scuole e molto poco di università. Gli studenti che frequentano i diversi atenei d'Italia si sono sentiti quasi 'abbandonati'. Per questo il ministro dell'Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha voluto tranquillizzarli e rispondere alle loro domande, intervenendo in una diretta web sul portale Skuola.n
et. Non nascondendo le difficoltà degli ultimi mesi: “Sapevamo che il primo semestre sarebbe stato difficile – sottolinea Manfredi - la pandemia sarebbe ritornata e avremmo dovuto gestire situazioni complicate anche in maniera variabile (a seconda della regione)”.



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La didattica mista aiuta a gestire l'emergenza

La soluzione è stata l'adozione di un modello che ha lasciato agli atenei di stabilire le modalità con cui ripartire, garantendo comunque la continuità della didattica: “Alla fine abbiamo individuato la modalità blended, con alcuni studenti in presenza e altri che seguivano a distanza. Anche perché – sostiene il Ministro - ero abbastanza convinto che non tutti i ragazzi avrebbero voluto tornare in aula, per i motivi più vari (soggetti fragili in famiglia, paura di tornare in aula, l'essere fuori sede). Non bisognava penalizzare nessuno ma abbiamo scelto di privilegiare le matricole, alla loro prima esperienza con il mondo dell'università”. Un sistema che, tra l'altro, in prospettiva futura permetterà di gestire anche eventuali problemi: “Qualora ci fosse un positivo in aula e si dovesse procedere a una sanificazione degli ambienti – dice Manfredi - si potrebbe automaticamente proseguire a distanza”.

Con le mascherine obbligatorio il contagio resta fuori dall'aula

Anche se, prosegue il Ministro, “i casi di contagio nelle università ci sono ma spesso vengono dall'esterno, senza poi contagiare gli altri presenti in aula. Gli unici cluster accertati sono legati ad attività extrauniversitarie, come il caso degli studenti Erasmus a Bologna e Napoli o quello della residenza della Bocconi a Milano”. In questo senso fondamentale è stata l'introduzione dell'obbligo di indossare la mascherina in aula, fortemente voluta dal Ministero. Obbligo che, a detta di Manfredi, aiuta al momento a non temere rischi di chiusure degli atenei. “Faremo il possibile – garantisce Manfredi - per garantire la continuità della didattica ma soprattutto la tutela della salute”.

Come verranno usati i fondi del Recovery Fund

Ma, oltre a un bilancio di queste prime settimane di università, bisogna guardare avanti. In arrivo i soldi del Recovery Fund, anche per l'istruzione universitaria. Come verranno utilizzati? “Uno dei temi su cui stiamo lavorando – anticipa il responsabile del MUR - è quello del diritto allo studio, ad esempio creando più residenze universitarie. Analogamente lavoreremo su una riorganizzazione dell'offerta didattica, per avere più saperi trasversali, più competenze digitali in tutti i corsi di laurea (anche quelli umanistici).” E ancora: “Avere più docenti e investire sui dottorati di ricerca, per farli diventare percorsi non solo per puntare a una carriera universitaria ma anche per specializzarsi e entrare con più competenze nel mondo del lavoro”.

Nessun calo delle iscrizioni

Intanto il suo Ministero porta a casa un buon risultato: non aver registrato quel crollo nelle immatricolazione che si temeva alla fine del lockdown. “Ero molto preoccupato che ci fosse una riduzione delle iscrizioni – ammette Manfredi - come dopo la crisi del 2008, invece i risultati sono positivi: tutte le università hanno numeri in crescita. Questo è legato a una serie di fattori concomitanti: da un lato la riduzione delle tasse, l'aumento delle borse di studio e il sostegno che molti atenei hanno dato su trasporti e affitti; dall'altro credo che molti ragazzi hanno capito che investire su sé stessi sia migliore modo per affrontare un periodo così complesso”.

Lauree abilitanti: a che punto siamo?

Tra le altre cose in ballo nell'immediato futuro c'è anche quello delle lauree abilitanti, da allargare ad altri settori dopo quanto avvenuto per Medicina durante l'emergenza sanitaria d'inizio anno: “I disegno di legge è pronto, sarà approvato in uno dei prossimi Consigli dei Ministri e sarà uno dei provvedimenti collegati alla finanziaria (quindi con un canale privilegiato). Si tratta di una riforma importante, strutturale, che incide sull'esame di stato, previsto dalla Costituzione. Ma sono convinto che ci sarà un percorso veloce, credo che per gli inizi del prossimo anno il disegno di legge sarà approvato”. Non solo: “Anche per chi si è laureato prima e non ha ancora preso l'abilitazione (ma ha svolto il tirocinio post laurea) ci sarà una norma transitoria che consentirà a determinate condizioni di rientrare nell'alveo delle lauree abilitanti”.

Torneranno i tirocini?

A proposito di tirocini, il Ministro conferma: “Abbiamo prorogato i provvedimenti straordinari adottati nel periodo del lockdown e, laddove possibile, si continueranno a fare tirocini online. Per quanto riguarda l'area sanitaria sarà possibile farli in presenza, tranne in quei casi in cui le strutture vietano l'ingresso degli studenti. Abbiamo però allertato gli atenei e li abbiamo invitati a segnalare eventuali criticità, per cercare di intervenire e risolvere i problemi”. Un dialogo costante in cui verranno coinvolti anche gli studenti. In che modo? Inserendo, dice Manfredi “un loro rappresentante nella cabina di regia del MUR per monitorare quello che succede nelle università italiane, per poter prendere insieme le decisioni”.
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26 ottobre 2020 ore 16:15

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