#500 schiavi: cercasi laureati a 3 euro l'ora

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

bando 500 giovani per la cultura, scoppia la polemica sui social

Sabato scorso, il Ministero dei Beni Culturali ha pubblicato un bando che sta facendo infiammare i social. Si cercano 500 laureati da (minimo) 110, con conoscenza dell'inglese certificata per archiviare in un catalogo digitale l'immenso patrimonio culturale italiano. Ma il compenso, per un anno, sarà di appena 5mila euro, 417 al mese. Intanto le domande si moltiplicano a dismisura, ma allo stesso tempo, anche le firme alla petizione online contro le condizioni lavorative aumentano. Gli archeologi scrivono al ministro Bray: siamo precari, non schiavi. Parte su Twitter l'hashtag #500schiavi.

UNA DURA SELEZIONE - Per essere pagati 3,20 euro l'ora, archeologi e archivisti devono avere un curriculum niente male: non più di 35 anni di età, laureati con il voto minimo di 110 o diplomati in una scuola di archivistica, paleografia e diplomatica con una votazione di 150/150, con conoscenza delle lingua inglese certificata livello B2. Saranno in 500, suddivisi per regione: per esempio, alla Lombardia ne toccano 35 e così al Lazio, al Piemonte 37, alla Toscana 25, all'Abruzzo 30, alla Campania 36, alla Sicilia 20, alla Sardegna 30.

SI LAVORA PER LA GLORIA - Sicuramente non per soldi. Le ore di attività dei tirocinanti sono 30 a settimana, senza ferie e decurtazione del compenso per eventuali assenze ingiustificate. In cambio, si promette l'"indennità" annua di 5mila euro, tanta formazione e tante attività da curriculum: "Non è un vero e proprio lavoro - specifica il Ministero - ma uno stage. Ed è' un miracolo che siamo riusciti a prevedere un compenso di 5mila euro. Partecipare, comunque, consente di acquisire punteggio per i concorsi". A molti, però, è sembrato che tramite il concetto di "tirocinio" e "formazione" si volesse mascherare l'effettivo sfruttamento di ore di lavoro di giovani che, tra l'altro, tanto giovani non sono, perché si parla di laureati fino ai 35 anni. E sono scoppiate le polemiche.

L'AMAREZZA DEGLI ARCHEOLOGI - "Avremmo preferito che si facessero pochi passi se il budget non lo permetteva, o che si riconoscesse con onestà che in questa fase non era possibile prendere nessun provvedimento - scrive nella lettera aperta al ministro Bray Alessandro Pintucci, presidente della Confederazione Italiana Archeologi - sarebbe stato comunque meglio che umiliare in questo modo professionisti che, nonostante i tagli e le ristrettezze economiche, hanno consentito fino ad oggi a questo paese di difendere e conoscere il proprio patrimonio". E l'11 gennaio gli archeologi promettono di scendere in piazza.

I 500 SCHIAVI - Intanto su Twitter si moltiplicano i cinguettii all'hashtag #500schiavi. Il problema è che si crede sempre meno alla formazione post-laurea più o meno retribuita, troppo spesso trasformata in un escamotage per mascherare ore di vero e proprio lavoro a basso prezzo e senza promessa di continuità: scrive l'utente @g_gattiglia su Twitter "#500schiavi o 500 manovali, il succo del discorso non cambia". Eppure, sono tantissime le adesioni al bando, allo stesso tempo. @DavArnesano commenta "Boom di adesioni"??? Della serie: "Ti faccio da schiavo se non ho alternative". Ma non sono i soli a farsi sentire:




E tu cosa pensi del bando dei 500 giovani per la cultura? Ti saresti mai candidato?

Carla Ardizzone

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