
Prendere 100 agli esami di Maturià, ma senza la lode. Tutto per quell' 8 in condotta a causa della festa dell'ultimo giorno di scuola: è quello che è successo a Marina, 18 anni, neo-diplomata al liceo classico.
Le norme attuali sul voto in condotta alla Maturità fissano infatti un tetto massimo ai crediti scolastici se non si ottiene il massimo dei voti in comportamento. Risultato? Niente lode, anche se fai un percorso perfetto in tutte le materie.
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La festa in cortile e il "no" alla lode
Tutto è nato nell'ultimo giorno di lezione. Marina e i suoi compagni di classe sono scesi in cortile per festeggiare la fine del liceo, infrangendo un divieto dell'istituto. La conseguenza è stata una punizione di gruppo: 8 in condotta per tutti.
Nonostante l'eccellente percorso scolastico, Marina non ha potuto ottenere la lode finale. La sua amara lettera aperta pubblicata sul Corriere della Sera ha riaperto il dibattito su come la scuola gestisce il dissenso e la partecipazione degli studenti.
Perché il voto in condotta influenza la lode
Se ti stai chiedendo come sia possibile che un solo voto abbassi il risultato finale dopo cinque anni di impegno, la risposta sta nel calcolo dei punti. Per ottenere la lode alla Maturità devi soddisfare due requisiti contemporaneamente: raggiungere i 60 punti massimi nelle prove d'esame e presentarti all'esame con il tesoretto massimo di 40 crediti scolastici accumulati nel triennio.
Con un 8 in comportamento, le tabelle ministeriali impediscono ai professori di assegnarti la fascia più alta di credito per il quinto anno. Senza quei 40 crediti di partenza, la lode diventa matematicamente impossibile da raggiungere, anche se prendi il massimo negli scritti e all'orale.
Il messaggio di Marina: scuola come fabbrica o comunità?
Nella sua lettera indirizzata alla preside, ai docenti e al Ministero dell'Istruzione, la studentessa napoletana solleva questioni che riguardano il vissuto quotidiano di molti ragazzi nelle aule italiane. Riportiamo le sue parole:
Cara preside. Anzi, la chiamo col nome che le hanno assegnato: cara dirigente scolastica, cari professori, caro ministro e cari tutti quelli che stanno contribuendo all’uccisione dell’istituzione scolastica, guardiamoci attorno, cosa resta? Nell’appiattimento di ogni pensiero divergente in nome di un’approssimativa e spesso falsa valorizzazione delle competenze personali, cosa resta della scuola? Cosa resta del tempo in classe se di anno in anno è sempre più sacrificato per lasciar posto a una serie di attività formalmente volte a far trovare ad ognuno di noi il proprio posto nel mondo, come se fosse una cosa che si deve cercare, individuare e raggiungere, proprio come un obiettivo? Orientarsi, conoscersi, trovare una direzione o fabbricare, impacchettare e spedire all'ufficio più adatto?
Quando ci siamo seduti all’esame di maturità quest’anno ci è stato chiesto di presentarci, di presentare il nostro curriculum, come fossimo a un colloquio di lavoro. Mi chiedo: se nell’arco della nostra esperienza liceale sono stati così evidenti gli stravolgimenti, tra altri cinque anni a cosa saranno sottoposti gli studenti che finiscono la scuola, ammesso che vi sia ancora un esame?
Ci abbiamo provato per vie democratiche a raccontarvi la nostra idea di scuola, facendoci eleggere rappresentanti di classe, d’istituto e delle consulte provinciali, presentando programmi che portassero avanti le proposte degli studenti. Perfino le cose più semplici sono diventate enormi montagne da scalare. Ci siamo scontrati contro un muro invalicabile di burocrazia, sorvegliato da sentinelle che terrorizzate gridano alla «sicurezza». Ma che sicurezza è mai questa? La sicurezza di non avere responsabilità? La sicurezza che se mai succedesse qualcosa di grave la colpa non ricadrebbe su di voi?
Abbiamo provato ad organizzarci autonomamente, con piccole azioni concrete come inserire dei distributori di assorbenti nei bagni seguendo la formula «se ti serve prendilo, se ce l’hai lascialo». Vi siete sentiti scavalcati, ci avete detto che non c’era assolutamente bisogno che ci pensassimo noi, che se avessimo chiesto avreste subito provveduto a realizzare una cosa così importante, che da allora in avanti sareste stati voi ad occuparvene. I distributori sono rimasti vuoti. Quando abbiamo provato a farvelo notare, ci avete trattato con sufficienza, come si tratta un bambino che disturba un genitore indaffarato in cose ben più importanti. Vi renderete conto che il problema non sono gli assorbenti, ma l’atteggiamento di superficialità misto a ipocrisia con cui liquidate ogni nostro sogno, ogni cosa in cui crediamo.
Noi i bambini capricciosi a cui è stato tolto l’intervallo, noi i bambini capricciosi che non possono usare il cortile della scuola, noi i bambini capricciosi che vogliono fare il concerto di fine anno, noi i bambini capricciosi che provano a capire il mondo, che si organizzano, che vengono calpestati… Lentamente ci è stato strappato ogni momento di socialità, di appartenenza alla comunità, di partecipazione alla vita scolastica.
«Ragazzi non ci pensate, su, concentratevi sullo studio e divertitevi».
Il divertimento, il grande argomento che viene usato per metterci a tacere. L’anestetizzante collettivo, la grande distrazione: «Non pensate a queste cose, godetevi gli anni di scuola, che poi non ritorneranno». Il viaggio d’istruzione in crociera, la grande soluzione: il contentino per tenerci buoni, unito alla possibilità di sorveglianza, di tenerci sotto controllo, chiusi in un centro commerciale galleggiante.
Cara dirigente, non ce l’ho con lei, lei non fa altro che eseguire impeccabilmente le direttive che riceve dall’alto. È ben conscia del ruolo che ricopre, ricorda, è stata lei a dirmelo: a lei spetta il compito di far funzionare tutto correttamente e di garantire che all’interno della scuola tutto si svolga in sicurezza; della formazione si occupano i professori. Nella nostra fabbrica ognuno svolge solo il proprio compito, ognuno guarda il suo, non si tiene conto del processo completo: io metto un bullone, io saldo un punto, io do una martellata…Tutto rigorosamente in ordine e sicurezza. La disciplina, la vostra arma più potente. Nei momenti di instabilità è bene mostrarsi sicuri, autorevoli: la condotta avrà un peso sempre maggiore! Guai a chi disobbedisce! Il massimo dei crediti solo a chi lo merita, solo a chi sta sempre sull’attenti, risponde agli ordini e non contesta! Se questa è la scuola, siamo contenti di non meritare il credito che spetta ai vostri migliori.