james marriott
Fonte foto: TheBookseller

Tra i nomi comparsi nella traccia di inglese della Maturità 2026 c’è anche quello di James Marriott. Non uno scrittore da programma scolastico classico, ma un giornalista e commentatore culturale britannico che si occupa di società, idee, libri, media e trasformazioni del presente.

Il suo nome è apparso nella parte di produzione scritta della seconda prova del Liceo Linguistico, dove agli studenti veniva chiesto di riflettere sul rapporto tra lettura, conoscenza e smartphone. Il punto di partenza era un passaggio tratto da The dawn of the post-literate society, pubblicato nella newsletter Cultural Capital.

Il tema, in pratica, era molto vicino alla vita quotidiana degli studenti: quanto leggiamo davvero? Quanto tempo passiamo davanti agli schermi? E cosa succede se la lettura profonda viene sostituita da contenuti rapidi, scroll infiniti e attenzione sempre più frammentata?

Indice

  1. Chi è James Marriott
  2. Perché è finito alla Maturità

Chi è James Marriott

James Marriott è un giornalista del quotidiano britannico “The Times”. Scrive soprattutto di cultura, società e idee, con articoli che spesso partono da libri, fenomeni culturali o tendenze contemporanee per allargare il discorso a temi più grandi.

Non è quindi un autore letterario nel senso tradizionale del termine, ma un commentatore culturale: una figura che osserva il presente, lo interpreta e prova a spiegare come stanno cambiando il modo in cui leggiamo, pensiamo, comunichiamo e ci informiamo.

Marriott cura anche “Cultural Capital”, una newsletter dedicata a libri, cultura, storia e idee. È proprio da questo spazio che arriva il testo citato nella traccia della Maturità.

Perché è finito alla Maturità

La scelta di Marriott nella traccia di inglese è interessante perché porta all’esame un tema molto attuale: il rapporto tra Gen Z, lettura e digitale.

La traccia chiedeva agli studenti di discutere il tema con esempi tratti dalle proprie letture e dalla propria esperienza personale. Quindi non una domanda astratta, ma una riflessione abbastanza diretta su abitudini che riguardano tutti: leggere, studiare, scrollare, informarsi, distrarsi.

Non si parla solo di libri contro smartphone, come se fosse una sfida vecchio stile. Il vero punto è un altro: in un mondo pieno di notifiche, video brevi, feed e contenuti veloci, quanto spazio resta per la concentrazione?

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