ai act seconda prova

L’AI Act è la legge europea pensata per regolare l’uso dell’intelligenza artificiale. In pratica, è il tentativo dell’Unione europea di fissare delle regole comuni per una tecnologia che ormai entra sempre più spesso nella vita quotidiana: scuola, lavoro, sanità, informazione, imprese, pubblica amministrazione.

L'obiettivo è evitare che l'AI venga usata in modo opaco o dannoso. Per questo il regolamento si basa su un’idea semplice: non tutti gli usi dell’intelligenza artificiale sono uguali. Alcuni sono quasi innocui, altri possono incidere su diritti, sicurezza e opportunità delle persone.

Indice

  1. AI Act, il quadro normativo
  2. Come funziona l’AI Act

AI Act, il quadro normativo

L’AI Act è il nome con cui viene indicato il Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, cioè il regolamento europeo che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale.

In pratica, è il primo grande quadro normativo dell’Unione europea dedicato all’AI. L’obiettivo non è bloccare l’innovazione, ma fare in modo che lo sviluppo e l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale rispettino principi come sicurezza, trasparenza, tutela dei diritti fondamentali, protezione dei dati personali, non discriminazione e controllo umano.

In Italia, un altro riferimento importante è la Legge 23 settembre 2025, n. 132, intitolata “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Questa legge interviene nel quadro nazionale, collegandosi al tema della governance dell’AI e alla tutela dei diritti.

Come funziona l’AI Act

Il Regolamento (UE) 2024/1689 si basa su un principio molto semplice: non tutti gli usi dell’intelligenza artificiale hanno lo stesso livello di rischio.

Per questo distingue tra sistemi a rischio minimo, sistemi soggetti a obblighi di trasparenza, sistemi ad alto rischio e pratiche vietate.

Le regole diventano più severe quando l’AI può incidere su aspetti importanti della vita delle persone, come scuola, lavoro, sanità, giustizia, credito, sicurezza o accesso ai servizi essenziali.

Per esempio, un chatbot deve far capire all’utente che sta interagendo con una macchina. Un sistema usato per selezionare candidati, valutare studenti o supportare decisioni delicate deve invece rispettare obblighi più stringenti su qualità dei dati, documentazione, sicurezza, supervisione umana e tracciabilità.

Alcuni impieghi sono vietati perché considerati incompatibili con i diritti fondamentali, come forme di manipolazione dannosa, social scoring o sfruttamento delle vulnerabilità delle persone.

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