Studenti italiani bravissimi a leggere, ma non online

Marcello G.
Di Marcello G.

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Il punto debole degli studenti italiani? Assurdo dirlo ma è lo strumento che usano di più nel tempo libero: Internet. Parlando di una generazione che vive in simbiosi con i dispositivi elettronici potrebbe sembrare tutta una montatura. Invece è proprio così. A certificarlo è l’indagine PIRLS 2016 (Progress in International Reading Literacy Study) della IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement), qui da noi condotta dall’istituto INVALSI. Una ricerca che, ogni 5 anni, osserva le capacità di lettura negli studenti di 9-10 anni (al quarto anno di scuola) di una cinquantina di Paesi del mondo. Ebbene, se i bambini italiani dimostrano di sapersela cavare benissimo con i testi scritti su carta (molto meglio di tanti altri ‘colleghi’), crollano clamorosamente con i documenti online.

Studenti italiani in difficoltà con l'e-reading

Visto il ruolo sempre più importante che Internet ha acquisito anche per finalità didattiche e informative, l’indagine 2016 ha infatti introdotto per la prima volta una prova di lettura in un ambiente web simulato (denominata ePIRLS). E i risultati confermano la scarsa confidenza dei nostri ragazzi quando si tratta di studiare o apprendere con il supporto della tecnologia. Ai 3.900 studenti italiani (come a tutti i 520mila alunni che si sono sottoposti al test) è stato chiesto di svolgere due ricerche online, una di scienze naturali e una di scienze sociali. Ebbene, il loro rendimento medio è stato di 532 punti, ben al di sotto di quello di altri grandi Paesi europei come Norvegia (568), Irlanda (567), Svezia (559), Danimarca (558). Inarrivabile Singapore (588 punti), ma anche Stati Uniti (557) e Canada (543) scavano un solco importante nei nostri confronti.

Meno di 1 su 10 sa fare una ricerca 'didattica' su Internet

Ma il dato più preoccupante è un altro. Sono troppo pochi gli studenti di quarta elementare che raggiungono la piena sufficienza nella lettura e comprensione dei testi online. In pratica, 1 su 2 è molto probabile che avendo di fronte un compito ‘multimediale’ si perda per strada. La prova, infatti, prevedeva la presenza di un insegnante virtuale che chiedeva di rispondere ad alcune domande, ricercando le informazioni necessarie all'interno di testi discontinui, distribuiti su diverse pagine web. Solo il 6% del campione, però, ha raggiunto un livello ‘avanzato’ (oltre 625 punti) a fronte di una media del 12% per il complesso dei Paesi partecipanti. E il 41% è arriva a un livello ‘alto’ (la media generale è del 50%). Un rendimento ‘intermedio’ lo raggiunge l’87%, un punteggio basso il 98% (ma almeno alle domande più semplici sanno rispondere praticamente tutti).

Meglio con la lettura di tipo tradizionale

Decisamente meglio, come detto, se si continua a far svolgere ai bambini un compito con i metodi tradizionali. La lettura sui libri e su materiali ‘fisici’, infatti, ci pone in una posizione di classifica alta: 548 i punti ottenuti in media dagli studenti italiani (quella dei Paesi dell’Unione Europea è di 544 punti, tra i Paesi OCSE è 541): addirittura l’11% ha raggiunto un livello ‘avanzato’, il 52% un livello ‘alto’. Così, in questa prova, i nostri ragazzi sono riusciti a lasciarsi alle spalle i coetanei di nazioni come Germania (537), Austria (541), Spagna e Portogallo (528), Francia (511). Paghiamo invece dazio nei confronti, ad esempio, di Irlanda (567), Polonia (565), Norvegia (559) e Svezia (555). Le nazioni con gli studenti più abili nella lettura ‘classica’? Sul podio troviamo Russia (581), ancora una volta Singapore (576) e Hong Kong (569).

Un dato altalenante

Un dato, quello ‘italiano’, che tra l’altro è in crescita rispetto al passato: nella precedente indagine PIRLS (anno 2011) il punteggio medio fu 541, comunque al di sopra delle medie internazionali in reading literacy. Anche se, va detto, c’è da registrare un lieve calo rispetto a dieci anni fa, quando si arrivò a ben 551 punti. Una flessione che, a conti fatti, potrebbe essere quasi accettabile. A patto che, nei prossimi cinque anni, si lavori sodo per far salire il ranking dell’Italia nelle competenze in ‘lettura multimediale’.
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