giovani isolamento sociale relazione al parlamento 2025
Immagine realizzata con AI generativa

Ansia, disagio mentale, isolamento, rapporti sempre più fragili e una vita che si sposta progressivamente online. È il quadro tracciato da Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, durante la presentazione della Relazione al Parlamento 2025, tenutasi oggi, 30 settembre 2026, a Roma.

Nel suo intervento, Terragni ha messo al centro soprattutto il rapporto tra giovani e rivoluzione digitale, sostenendo che negli ultimi anni bambini e adolescenti siano entrati sempre più spesso nel racconto pubblico attraverso problemi come disagio psicologico, violenza, radicalizzazione e sfide social pericolose.

Ma il discorso va oltre l’uso degli smartphone.

Secondo la Garante, uno dei nodi da affrontare riguarda la progressiva perdita di relazioni reali e comunitarie, che avrebbe conseguenze non soltanto sul benessere dei più giovani, ma anche sulla formazione delle coppie, sulla scelta di avere figli e, più in generale, sul modo in cui le nuove generazioni immaginano il proprio futuro.

Indice

  1. Giovani e smartphone, la Garante: “La rivoluzione digitale ha avuto un impatto profondo”
  2. Meno relazioni dal vivo e più isolamento: cosa c’entra il “solo maxxing”
  3. Denatalità e giovani: secondo Terragni il problema non è soltanto economico
  4. “L’interdipendenza non è debolezza”: la proposta di rimettere le relazioni al centro
  5. La “CaRevolution” proposta dalla Garante

Giovani e smartphone, la Garante: “La rivoluzione digitale ha avuto un impatto profondo”

Secondo Terragni, oggi è molto più chiaro rispetto al passato quanto la trasformazione digitale abbia inciso sulle generazioni più giovani, a partire dalla Gen Z.

Nel suo intervento ha ricordato come alcune famiglie abbiano iniziato a organizzarsi attraverso patti e regole condivise sull’utilizzo dei dispositivi, mentre in altri contesti lo smartphone venga ancora introdotto molto presto nella vita dei bambini.

Sullo sfondo ci sono anche gli interventi legislativi e giudiziari che, negli ultimi anni, hanno acceso l’attenzione sul rapporto tra piattaforme digitali e minori. La Garante sottolinea però un altro rischio: che bambini e adolescenti finiscano per essere raccontati quasi esclusivamente attraverso le loro difficoltà.

Nel discorso Terragni osserva infatti che, da un certo momento in poi, i più giovani sono stati sempre più spesso associati alla parola “problema”, fino al rischio che siano loro stessi a percepirsi in questo modo.

Meno relazioni dal vivo e più isolamento: cosa c’entra il “solo maxxing”

Una parte consistente dell’intervento riguarda la povertà relazionale, indicata da Terragni come uno dei fenomeni più preoccupanti della società contemporanea.

La Garante richiama studi secondo cui l’aumento del tempo trascorso online può accompagnarsi a una riduzione della socializzazione in presenza, con meno incontri, meno occasioni informali e una maggiore difficoltà nella costruzione di relazioni stabili.

In questo contesto viene citato anche il fenomeno del “solo maxxing”, una tendenza diffusa soprattutto sui social che ruota attorno all’idea di concentrarsi quasi esclusivamente su sé stessi e sul proprio miglioramento personale, riducendo volontariamente il tempo dedicato ad amici, partner e vita sociale.

Terragni lo descrive come uno dei segnali di una cultura che rischia di trasformare l’isolamento in qualcosa da ricercare e mostrare: il tempo dedicato alle relazioni può essere percepito come una distrazione rispetto alla produttività, agli obiettivi personali e alla cosiddetta “self-optimization”.

Denatalità e giovani: secondo Terragni il problema non è soltanto economico

Il tema delle relazioni si intreccia, nel discorso della Garante, con quello della denatalità.

Terragni riconosce il peso di fattori come occupazione, salari, casa e servizi, ma sostiene che questi elementi non siano sufficienti da soli a spiegare il calo delle nascite.

Tra le ragioni da considerare indica anche la solitudine delle neomadri, la mancanza di reti familiari e sociali e la progressiva scomparsa di quel “villaggio” di relazioni che tradizionalmente contribuiva alla crescita dei bambini.

Secondo questa lettura, quindi, gli incentivi economici possono contribuire a ridurre i costi della genitorialità, ma hanno meno possibilità di incidere sulle condizioni che vengono prima: la formazione delle coppie, la qualità delle relazioni e la decisione stessa di avere figli.

Nel suo intervento Terragni collega questo cambiamento anche al fenomeno del social egg freezing, cioè il congelamento degli ovociti per motivi non strettamente medici, osservando come sempre più donne scelgano di rinviare la possibilità di una gravidanza.

“L’interdipendenza non è debolezza”: la proposta di rimettere le relazioni al centro

La parte finale dell’intervento cambia prospettiva e prova a indicare una possibile direzione.

Per Terragni è necessario restituire valore alle relazioni in presenza, alla cura reciproca e all’interdipendenza, contrastando l’idea secondo cui l’obiettivo della vita adulta debba essere una completa autosufficienza individuale.

“L’interdipendenza non è debolezza”, sostiene la Garante, invitando a spiegare ai più giovani che l’indipendenza assoluta è un’illusione e che la costruzione di comunità passa necessariamente attraverso la capacità di prendersi cura gli uni degli altri.

Un ragionamento che Terragni applica anche all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, per i quali la qualità delle relazioni costruite nel Paese di arrivo può essere decisiva nel percorso di integrazione e crescita.

La “CaRevolution” proposta dalla Garante

Da qui nasce anche quella che Terragni definisce una “CaRevolution”: una trasformazione del modo in cui la società riconosce, organizza e distribuisce il lavoro di cura.

Nel suo discorso, la Garante sottolinea un paradosso: mentre l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti demografici rendono la cura sempre più necessaria, il suo valore economico e sociale continua spesso a rimanere poco visibile.

L’obiettivo, secondo Terragni, dovrebbe essere quello di trasmettere questo valore anche alle nuove generazioni, senza distinzioni tra ragazzi e ragazze.

Il messaggio che chiude la presentazione della Relazione al Parlamento 2025 parte quindi dai problemi dei più giovani ma arriva a una questione molto più ampia: quale spazio vogliamo dare alle relazioni, alla comunità e alla cura nella società in cui cresceranno.

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