Da zona gialla a zona arancione: cosa cambia

Giulia.Onofri
Di Giulia.Onofri
Misure restrittive da zona gialla a zona arancione: cosa cambia

Dopo l’ultimo Dpcm entrato in vigore dal 5 Novembre fino al 3 Dicembre 2020, il nostro Paese è stato suddiviso in tre aree contrassegnate ciascuna da un colore diverso (rosso, arancione e giallo) che indica la criticità della situazione epidemiologica su ciascun territorio. In particolare, la Calabria, la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Lombardia sin da subito sono state identificate come Regioni rosse, in cui la diffusione del virus è risultata molto grave e preoccupante.

Puglia e Sicilia sono state invece dichiarate regioni arancioni, ovvero a rischio medio alto, mentre a tutte le restanti regioni (Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto) è stato assegnato il colore giallo, rappresentativo di una situazione a rischio medio.

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Le aree che dall’11 Novembre cambieranno colore


Rispetto alla pubblicazione del Dpcm, però, la mappa dei colori assegnati alle zone potrebbe cambiare in base all’evoluzione della diffusione dei contagi nei territori regionali. A distanza di pochi giorni sono infatti già attesi i primi cambiamenti che interessano ben cinque Regioni al momento gialle (Abruzzo, Liguria, Umbria, Basilicata, Toscana) che nelle prossime ore diventeranno arancioni.
La modifica della situazione territoriale iniziale è stata comunicata dal Ministro della Salute Roberto Speranza che ha annunciato il loro passaggio a zone a rischio mediamente elevato sin da domani mercoledì 11 Novembre.
La situazione appare più critica nella provincia di Bolzano che si appresta a diventare zona rossa.



Le misure che rimangono invariate tra zone gialle e arancioni


Ad ciascun colore è associato un diverso livello di rigidità nell’applicazione delle misure di sicurezza previste nelle diverse aree.
Mentre la situazione che contraddistingue il colore rosso equivale a quella di un lockdown locale, le restrizioni sono più morbide nelle regioni gialle e in misura inferiore, in quelle arancioni.
Se dunque l’evoluzione dal colore giallo ad arancione rappresenta un ulteriore imposizione di limitazioni, tuttavia alcune regole rimangono invariate poiché in comune fra i due colori. Una di queste è quella che impone il divieto di spostamento dalle ore 22:00 alle ore 05:00, se non per motivi di lavoro, di salute o di prima necessità. Anche se durante le ore non soggette a “coprifuoco” non sarà necessario presentare autocertificazione, le autorità raccomandano fortemente di limitare il più possibile gli spostamenti e le interazioni sociali.
Anche le regole che riguardano l'organizzazione scolastica sono le medesime poiché si tratta di norme stabilite a livello nazionale dall’ultimo Dpcm che ha disposto l’obbligo della didattica a distanza al 100% per secondarie di I (ad eccezione della prima media) e di II grado.
I luoghi di svago culturale come musei e mostre rimangono chiusi così come quelli deputati al gioco come le zone di bar e tabaccherie ad esso adibite o le sale scommesse e i bingo.
Anche la capienza dei mezzi rimane invariata con una copertura massima pari al 50% dei posti complessivi.

Le misure che diventano più restrittive nelle zone arancioni


Se dunque le regole per gli spostamenti serali e notturni all’interno dello stesso comune rimangono invariate con una limitazione solo dell’orario di circolazione (dalle ore 22:00 alle ore 05:00), una differenza sostanziale si applica invece agli spostamenti tra regioni diverse: mentre i cittadini all’interno delle regioni gialle possono muoversi tra regioni del medesimo colore, i confini di quelle arancioni rimangono invece chiusi per tutti sia in entrata sia in uscita, salvo per comprovati motivi di lavoro, salute o di prima necessità. Lo spostamento fra comuni diversi inoltre, anche all'interno della stessa Regione, non è più consentito nella fascia arancione.
Una limitazione importante che subentra nelle zone arancioni, interessa tutte le attività che non si occupano di vendita e servizi di beni di prima necessità, indipendentemente se si trovano all’interno o fuori dai centri commerciali: per tutti questi negozi, bar, ristoranti o mercati impegnati nel commercio di beni non di prima necessità, è prevista infatti la chiusura.

Giulia Onofri
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3 marzo 2021 ore 15:30

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