Pietro Grasso a Skuola.net: “Abolizione delle tasse universitarie? Abbiamo acceso il dibattito”

Marcello G.
Di Marcello G.

“Abbiamo avuto il merito di aver acceso i riflettori su un tema che, fino a quel momento, era rimasto fuori dalla campagna elettorale”. È un Pietro Grasso orgoglioso quello che parla agli studenti di Skuola.net, nel corso di una nuova puntata di #MeetMillennials, il format ideato dal portale per studenti per far comprendere ai ragazzi i contenuti dei vari programmi elettorali, prima del voto del 4 marzo. Il riferimento, ovviamente, è all’ipotesi di un’abolizione totale delle tasse universitarie. Quasi scontato che con un focus orientato su temi come scuola, istruzione, formazione e lavoro ogni discorso dovesse partire proprio da lì.

Via le tasse universitarie. Ma solo ai più meritevoli

“L’università deve avere autonomia ma anche finanziamenti – dice il candidato premier di ‘Liberi e Uguali’- Non vogliamo, però, abolire le tasse per i fannulloni ma solo per quelli che lo meritano. Ma il diritto allo studio deve essere garantito anche attraverso borse di studio, contributi per i fuorisede, alloggi. Le tasse universitarie ‘costano’ 1,6 miliardi di euro. I fondi per una misura del genere si possono trovare. Per finanziarla pensiamo di ridurre soprattutto gli incentivi fiscali a quelle industrie che inquinano di più; il ministero dell’Ambiente dà 16 miliardi a quelle aziende sotto forma di agevolazioni”.

Lo studio? Un diritto universale

Qualcuno, però, obietta che questa sia una proposta di destra; tesa ad agevolare le famiglie ad alto reddito. Ma il Presidente del Senato uscente rispedisce le critiche al mittente: “Non credo che favorisca i ricchi. In molti casi, questi mandano i figli nelle università private o all’estero. Non è quasi un loro problema. Ma, a prescindere da questo, il diritto allo studio è universale, quindi di tutti. Non deve fare distinzioni, in nessun senso. In Germania c’è un 47% di laureati, in Italia solo il 22%. Bisogna fare qualcosa”.

Ok i diplomi professionalizzanti. Ma la laurea ha ancora la sua importanza

E a chi gli dice che a volte è preferibile un buon diploma rispetto a una laurea, Grasso risponde: “Il diploma, soprattutto se professionalizzante, ha ancora il suo valore. È giusto trovare delle alternative all’università. È importante che il talento dei nostri giovani sia concentrato, ad esempio, sui lavori specializzati; quelli che possono dare gratificazione per il solo fatto di farli. Ma la laurea è importante ancora oggi; i laureati riescono a trovare un lavoro migliore rispetto ai diplomati”.

Lavoro: la politica crei opportunità per i giovani

Ma, dopo gli studi, inizia il difficile. Trovare un’occupazione. “Creare nuovi posti di lavoro significa fare politiche di sviluppo. Non però – sottolinea il leader di LeU - il lavoro precario generato dal Jobs Act, un lavoro instabile. Dobbiamo proiettarci nel futuro, permettere ai ragazzi di porre le basi per creare una famiglia. Servono investimenti. Si potrebbe pensare di ridurre l’orario di lavoro per far crescere il numero dei posti di lavoro a disposizione. Bisognerebbe creare delle opportunità: questo è un compito specifico della politica. Quando ero giovane io ho avuto tante opportunità, la nostra generazione ha fallito nel non ricreare le stesse opportunità. Ho conosciuto tanti ragazzi che hanno voglia di fare ma che non trovano sbocchi.

La ‘Buona Scuola’? E’ riuscita a scontentare tutti

Inevitabile un giudizio sulla ‘Buona Scuola’: “Di buono non ha niente. È riuscita a scontentare tutti: studenti, famiglie e docenti. È necessario che ci siano professori ben formati e che possano cercare di essere accontentati il più possibile per rimanere vicini al luogo di residenza. Gli stipendi dei nostri insegnati, inoltre, sono i più bassi d’Europa. In più, è necessario incentivare il merito premiando quelli che, ad esempio, svolgono attività extra-curricolare gratuite. Per mettere in risalto i talenti serve una mano anche da parte dei docenti. Molti sono preparati a farlo, ma serve un continuo aggiornamento.

L’alternanza scuola-lavora? Giusto il metodo, va migliorata la qualità

Critiche anche all’alternanza scuola lavoro: “Dovrebbe invitare i giovani a capire le loro tendenze e a proiettarli verso il lavoro che vogliono fare. Ma se, andando in giro, trovo un ragazzo in un grande magazzino che non sa cosa sta facendo di preciso non credo che in quel caso si possa parlare alternanza scuola lavoro. Bisogna attivare percorsi che propongano delle prospettive di lavoro a cui i giovani si possano ricondurre. E’ un problema di qualità, non di metodo.

Il futuro si costruisce già dalla scuola

La conclusione a cui si arriva è che ci vorrebbe un ripensamento generale sulla scuola: “Non se ne parla a sufficienza – conclude Grasso – forse perché non si comprende l’importanza che ha la scuola per il futuro del Paese. Rendere la scuola più moderna è una priorità. Già dalle primarie, ad esempio, farei studiare inglese e informatica, per formare i giovani a qualcosa che sicuramente gli servirà nella vita. Queste sono le nuove materie di base. Anche per trovare lavoro”. Ma, secondo l’ex magistrato, andrebbe prestata attenzione anche ad altre cose. Come lo sport: “è importante anche ai fini formativi. Molte scuole non hanno palestre. Manca cultura. Per quanto mi riguarda renderei il Ministero per lo sport un ente autonomo, non più inglobato in altre strutture”.


Marcello Gelardini


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