Europee 2019, i retroscena e le curiosità dopo il voto

Europarlamento 2019
In collaborazione con Europarlamento 2019
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Dopo il voto del 26 maggio, il Parlamento Europeo è pronto per rinnovarsi. E se alcune notizie sono sulla bocca di tutti, alcuni elementi di curiosità che emergono dai numeri delle europee nei vari Paesi dell'Unione sono davvero interessanti. Eccone alcuni elencati da Ansa.it Speciale Elezioni Europee 2019.

Tanta partecipazione

L'affluenza media si assesta quasi al 51%, il miglior numero dal 1979, primo anno dell'elezione a suffragio diretto del Parlamento Ue. Il picco più alto è in Belgio (88,5%). Sopra la media i Paesi del Nord, in primis la Germania, ma anche Spagna e Grecia. Nella parte bassa della classifica, l'Europa dell'Est e i baltici.

Chi sale e chi scende

Il successo del Partito popolare europeo si conferma con 180 seggi su 751, ma si rileva un netto calo rispetto ai 216 ottenuti nel 2014. Giù anche i socialisti, passati da 185 eurodeputati a 146. Crescono soprattutto i liberali dell'Alde, che grazie anche all'iniezione di voti di Macron salgono da 69 a 109 seggi, e i Verdi (da 52 a 69 seggi). Risultati misti nei tre gruppi euroscettici: male i conservatori Ecr (da 77 a 59 seggi, tirati giù dai Tory), meglio i sovranisti dell'Enf (da 36 a 58) e i populisti dell'Efdd (da 42 a 54). Ultima in classifica e in discesa la sinistra radicale Gue, che passa da 52 a 39 seggi.

Cosa faranno i Cinque Stelle?

I Cinque Stelle sono ancora tra le fila dell'Efdd con Farage, ma hanno dichiarato di voler formare un nuovo gruppo politico. Ai loro nuovi alleati mancano tuttavia i numeri. Non superano lo sbarramento i polacchi Kukiz'15, i greci di Akkel, gli estoni di Elurikkuse Erakond e i finlandesi di Liike Nyt. Le uniche notizie positive per loro arrivano dalla Croazia, dove il partito anti-sfratti Zivi Zid entra per la prima volta a Strasburgo con un seggio.

E la Brexit?

Dovevano uscire e invece con 29 seggi il Brexit Party di Nigel Farage è il partito nazionale più rappresentato a Strasburgo, insieme all'Unione Cdu/Csu tedesca e subito davanti alla Lega.

Boom separatista

Exploit dei nazionalisti fiamminghi di Vlaams Belang in Belgio, secondo partito con l'11,5%. Eletti anche i leader catalani Carles Puigdemont e Oriol Junqueras, il primo in autoesilio in Belgio a fronte di un mandato di arresto in Spagna, il secondo in carcere.

Deputati fantasma

L'ex sottosegretario agli Affari europei nel governo Renzi, Sandro Gozi, è riuscito a farsi eleggere in Francia nella lista di Republique en Marche. Fa parte però dei cinque cosiddetti "deputati fantasma", in stand-by fino all'uscita degli eurodeputati britannici con la Brexit.

Gilet Gialli, niente da fare

Il movimento dei Gilet che per mesi ha tenuto in scacco Macron alla prova del voto ha raccolto meno dell'1% con le due liste ad esso ispirate.

Chi è andato male

Nel piccolo Lussemburgo i liberali scavalcano i cristiano-sociali del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che ottengono il peggior risultato nella loro storia. In Lettonia resta primo ma dimezza i propri consensi il partito Unità dell'attuale vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Danzica

Al Parlamento europeo entra anche Magdalena Adamowicz, la vedova del sindaco della città polacca di Danzica, accoltellato a gennaio scorso.