Decreto coronavirus 24 marzo, cosa cambia e perché si è parlato del 31 luglio

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Di manliogrossi
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Fonte foto Governo

Al termine dei Consiglio dei Ministri che si è tenuto ieri martedì 24 marzo, il Premier Conte ha annunciato un nuovo decreto anti-Coronavirus con il quale il Governo dà copertura normativa a tutti quei divieti introdotti fino a questo momento attraverso i vari DPCM. Il nuovo decreto oltre a ribadire determinate disposizioni già imposte, prevede anche multe per chi non rispetta i divieti di circolazione e le regole di contenimento ma anche la possibilità per i presidenti di regione di emettere ordinanze più stringenti nei territori dove l’espandersi del virus è maggiore.
Inoltre il Premier ha anche chiarito perché viene indicata la data del 31 luglio come termine dell’emergenza. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul decreto!

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Multe per chi non rispetti i divieti

Per sottolineare l’importanza di restare a casa ed essere più incisivi su chi trasgredisce i divieti di circolazione imposti, il decreto introduce una sanzione che va da 300 a ben 3mila euro. Pena che si fa più severa per chi, sottoposto a quarantena perché positivo al COVID-19, decide di abbandonare il proprio domicilio: in questo caso vi è la reclusione da uno a 5 anni come previsto dall’articolo 452, primo comma, n.2 del codice penale. Non solo per le persone fisiche, il decreto del 24 marzo prevede sanzioni anche per pubblici esercizi o attività produttive o commerciali che non rispetteranno le misure restrittive “si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima”.

Sì a misure più restrittive adottate dalle Regioni se necessario

Un'altra novità introdotta dal decreto riguarda la possibilità per i Presidenti delle Regioni di adottare in autonomia o in via urgente per motivi di igiene sanitaria delle misure più restrittive che hanno una validità di 7 giorni, entro i quali devono essere necessariamente confermate con un DPCM. Stessa logica per le ordinanze emanate dai sindaci, spetta al Presidente della regione o al Presidente del Consiglio confermarle entro una settimana con un decreto. Per le misure adottate dagli amministratori locali in vigore prima dell’approvazione del decreto del 24 marzo, si è stabilito che rimarranno in vigore per ancora 10 giorni. E’ stata quindi fatta chiarezza su un punto, quello della possibilità per i Presidenti di regione di emanare misure più stringenti rispetto a quelle previste dai DPCM, sul quale si era discusso molto nelle scorse settimane.



Le misure anti contagio

Oltre alle novità, il decreto raggruppa tutte quelle regole e limitazioni anti contagio che il governo può adottare, di fatto già sono in vigore perché previste dai vari DPCM, fino alla fine dell’emergenza con provvedimenti da rinnovare mese per mese e che le Regioni, negli ambiti di loro competenza, potranno inasprire. Ecco quali sono:
  • la limitazione della circolazione delle persone, il divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per i soggetti in quarantena perché contagiati e la quarantena precauzionale per le persone che hanno avuto contatti stretti con soggetti contagiati;
  • la sospensione dell’attività, la limitazione dell’ingresso o la chiusura di strutture e spazi aperti al pubblico quali luoghi destinati al culto, musei, cinema, teatri, palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, impianti sportivi, sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi, parchi, aree gioco, strade urbane;
  • la limitazione, la sospensione o il divieto di svolgere attività ludiche, ricreative, sportive e motorie all’aperto o in luoghi aperti al pubblico, riunioni, assembramenti, congressi, manifestazioni, iniziative o eventi di qualsiasi natura;
  • la sospensione delle cerimonie civili e religiose e la limitazione o la sospensione di eventi e competizioni sportive, anche se privati, nonché di disciplinare le modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;
  • la possibilità di disporre o di affidare alle competenti autorità statali e regionali la riduzione, la sospensione o la soppressione dei servizi di trasporto di persone e di merci o del trasporto pubblico locale;
  • la sospensione o la chiusura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni di formazione superiore;
  • la limitazione o la sospensione delle attività delle amministrazioni pubbliche, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità;
  • la limitazione, la sospensione o la chiusura delle attività di somministrazione o consumo sul posto di bevande e alimenti, delle fiere, dei mercati e delle attività di e di quelle di vendita al dettaglio, garantendo in ogni caso un’adeguata reperibilità dei generi alimentari e di prima necessità da espletare con modalità idonee ad evitare assembramenti di persone;
  • la limitazione o la sospensione di ogni altra attività d’impresa o di attività professionali e di lavoro autonomo;
  • la possibilità di applicare la modalità di lavoro agile a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in deroga alla disciplina vigente;
  • l’obbligo che le attività consentite si svolgano previa assunzione di misure idonee a evitare assembramenti di persone, di garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale e, per i servizi di pubblica necessità, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale.

Perché si parla di 31 luglio

Al termine del Consiglio dei Ministri il Premier Conte ha tenuto una conferenza stampa all’interno della quale ha voluto fare chiarezza sulle voci in base alle quali le misure restrittive, in vigore già da alcune settimane, si sarebbero protratte fino al prossimo 31 luglio. “Lo stato di emergenza per sei mesi – ha spiegato Conte durante la conferenza stampa - non vuol dire restrizioni fino al 31 luglio. Siamo pronti ad allentare le misure in ogni momento, speriamo prestissimo”. Non è quindi assolutamente detto che la situazione di quarantena, con tutti i divieti che comporta, durerà fino al 31 luglio (data che viene indicata come il termine dello stato di emergenza). Nel decreto approvato ieri si legge infatti “Il decreto prevede che, al fine di contenere e contrastare i rischi sanitari e il diffondersi del contagio, possano essere adottate, su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità di esso, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31 luglio 2020 dalla delibera assunta dal Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, una o più tra le misure previste dal decreto stesso”. Tutto quindi dipenderà dall’andamento dell’epidemia come specificato sempre nel decreto L’applicazione delle misure potrà essere modulata in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus, una o più tra le misure previste dal decreto stesso, secondo criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità al rischio effettivamente presente”.
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24 marzo 2020 ore 15:00

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