Lavoro? 6 cose che ti aspettano dopo l'università

Carmine Zaccaro
Di Carmine Zaccaro

Cerchi lavoro? 7 cose che ti aspettano dopo l'università

I lavoratori del nuovo millennio sono tutto, meno che scansafatiche. I giovani tra i 18 e i 34 anni sono una generazione piena di qualità: stacanovisti, versatili, social e pieni di speranze. Lo rivela la ricerca «Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova» condotta su 2,3 milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni, realizzata dal Censis per il Padiglione Italia di Expo 2015. Skuola.net ha dato una lettura ai dati e ha trovato 6 cose che devi aspettarti una volta finita l’università, se cerchi lavoro. Ma i consigli valgono anche per tutti quelli che all’università non ci vanno e decidono di andare a lavorare dopo le superiori.

#6 A lavoro anche se vali molto di più’

Ma quale schizzinoso, se vuoi essere un lavoratore del futuro non bisogna lasciarsi scoraggiare da niente. La voglia di lavorare deve essere così tanta che non bisogna preoccuparsi certo di quello che ti propongono. Dai dati Censis risulta che sono 2,3 milioni i ragazzi e le ragazze che accettano una proposta di lavoro anche se la loro qualifica è superiore rispetto al lavoro da svolgere.

Occhio allo stress da lavoro

#5 Versatilità a cambiare lavoro
Cerca di essere versatile e pronto a cambiare lavoro, anche nel giro di sei mesi. Bisogna imparare ad adattarsi senza troppi problemi, ed anche a svolgere qualche lavoretto di ritaglio per racimolare qualcosina per “tirare avanti”. Dai dati del Censis infatti ad aver risulta che sono 1 milione i lavoratori che hanno svolto due lavori negli ultimi dodici mesi. Ma si contano anche tanti altri, circa 1,8 milioni che pur di guadagnare qualcosa svolgono dei piccoli lavoretti.

#4 Lavorare in nero
Purtroppo è una piaga costante. Il lavoro senza contratto tocca tutti prima o poi e non si può sfuggire. Ma in tempi di crisi, come si sa, tutto va bene e pur di campare e guadagnare qualche soldo, si scende anche a questo compromesso. I giovani che hanno svolto un lavoro in nero nell’ultimo anno sono 1,2 milioni.

#3 Fare lo stacanovista e lavorare oltre orario
Non farti dare del “choosy” o dello scansafatiche, devi essere uno stacanovista. Se qualcuno ti dovesse mai appioppare questo attributo, devi gridargli il contrario e smentirlo senza problemi. Uno dei dati più interessanti della ricerca Censis è che i lavoratori del nuovo millennio sono degli stacanovisti. Lavorano sodo, e pure tanto, sono 3,8 milioni quelli che svolgono le proprie attività oltre l’orario formale. di Ad un certo punto però bisogna pur parlare di soldi, mica si lavora soltanto. Di questi stacanovisti 1,1 milione non ha ricevuto il pagamento degli straordinari e 1,7 ha lavorato con una retribuzione saltuaria; oltre al danno anche la beffa.

#2 Essere digital e social
Niente confini e niente di impossibile ma tutto a portata di mano, anzi di dito. Si perché ormai non si fa più nulla senza smartphone. Che tu sia un giovane imprenditore o un dipendente d’azienda, i social e l’approccio digitale attraverso strumenti tecnologici sono d’uso comune: una pratica scontata da avere nel curriculum. Dalla ricerca Censis emerge che il 94% usa internet con la stessa facilità con cui beve un bicchier d’acqua, mentre l’87,3% e iscritto almeno ad un social network. Lo smartphone invece sempre in tasca e connesso ad internet per l’84,7%.

#1 Avere voglia di cambiare il futuro
Pochi quattrini in tasca e lavoro in nero, ma tanto fiducia nel futuro. Ebbene si perché bisogna essere propositi e pensare positivo. Niente deve scoraggiarti, nulla abbatterti ma ogni giorno è buono per iniziare a pensare al domani, in modo diverso e positivo. Sforzati di essere pronto al cambiamento e alla novità. Per i Millennials il meglio deve ancora venire: lo pensa il 42,1%. Inoltre hanno la convinzione che il futuro vada costruito con una spinta al cambiamento nel quotidiano: «il 77,1% dichiara che nella propria vita ci sono cose che cambierebbe (il dato medio è pari al 62,6%) e la necessità di cambiamenti radicali è espressa dal 27,1%» , è quello che conclude la ricerca.

Carmine Zaccaro -

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