13 curiosità su Dante che (forse) non sapevi

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di curiosità su Dante

Nel bel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era smarrita”. Chi di noi può dimenticare questi versi? Ma soprattutto, chi di noi può dimenticare i pomeriggi da studente in cui il divino Dante è apparso nelle nostre vite con la sua avventura tra Inferno, Purgatorio e Paradiso? Con lui abbiamo diviso paure, speranze, visioni, ore di studio, interrogazioni, qualche svenimento di troppo e perché no, anche qualche momento divertente. Ma se pensi di sapere proprio tutto del divin poeta, ti sbagli di grosso. Se credevi che avesse ormai finito di stupirti, aspetta di scoprire queste curiosità sull’autore della Commedia più studiata della scuola italiana. La prima, è che secondo le coordinate che ci dà lo stesso Dante, fu proprio il 7 aprile del 1300 che il nostro eroe perse la via nella famigerata selva oscura. Di seguito Skuola.net ne ha elencate tante altre!

#13 Nel segno dei Gemelli
Durante la salita all’Empireo, venutosi a trovare proprio in quella costellazione, Dante spera in un aiuto dei Gemelli perché, come lui stesso confessa, è nato proprio sotto questo segno. Per la precisione, nel maggio del 1265. Se la vuoi sapere tutta, all’epoca gli astrologi credevano che i nati sotto il segno erano dotati di eccellenti qualità intellettuali e di particolari capacità di scrittura. E, come suggerisce il “casuale” riferimento, probabilmente lo pensava anche lo stesso Dante.

#12 Le crisi di Dante
Tutti conosciamo i continui mancamenti di Dante: non solo nell’Inferno, ma anche nelle altre cantiche e persino nelle altre opere poetiche. E diciamoci la verità, ci sono sembrati anche un po’ esagerati. Che siano frutto di ispirazione divina, di grandissimo talento poetico, o piuttosto…di crisi epilettiche?Verso la fine dell’Ottocento la psichiatria lombrosiana aveva diagnosticato che Dante era stato affetto da epilessia. Ma la cosa sembra non essere stata recepita dai libri di scuola. Eppure, Dante rappresenta con molta precisione e pathos i sintomi di quegli attacchi e sembra che della malattia abbia sofferto fin da piccolissimo.

#11 Gli Alighieri? Gentaccia!
Gli Alighieri non erano una famiglia di condizione elevatissima, si occupavano per lo più di traffici e piccoli commerci. Ma il padre di Dante, Alighiero, addirittura aveva una cattiva reputazione e su di lui gravano sospetti anche infamanti, soprattutto quello di avere esercitato l’usura. Lo rivela uno scambio di sonetti (una tenzone) con l’amico Forese Donati, detto Bicci, attraverso il quale si prendevano in giro a vicenda.

#10 Ebbe un matrimonio infelice (secondo Boccaccio)
Già piccolissimo Dante è stato promesso a Gemma, coetanea o forse di alcuni anni più giovane di Dante, della potente famiglia dei Donati. Secondo Boccaccio questo fu un grave errore, visto che nel Trattatello dipinge un ritratto impietoso di Gemma. Tuttavia, secondo gli studiosi, non devono esserci stati grossi contrasti tra loro, visto i buoni rapporti che sono sempre intercorsi tra Dante e la famiglia Donati: lo puoi vedere anche nella Commedia.

#9 Ha mandato all’inferno Bonifacio VIII
Tutti lo sanno: Dante considera Bonifacio VIII il peggiore dei suoi nemici. Ma forse non tutti ricordano che in qualche modo si è tolto la soddisfazione di… Mandarlo all’Inferno. Infatti, gli preconizza gli inferi quando (stando alla finzione della Commedia) è ancora in vita: lo fa per bocca di papa Niccolò III, immerso a testa in giù in uno dei fori nei quali sono conficcati i simoniaci, quando il dannato scambia Dante appunto per Bonifacio, che dovrebbe prendere il suo posto in penitenza.

Vuoi saperne di più sulla vita di Dante? Guarda il video!

#8 E’ stato condannato a morte
Nel corso dello scontro tra guelfi bianchi e neri a Firenze, Dante sarebbe stato condannato a morte nel momento in cui i Neri riescono ad avere la meglio in città. Succede proprio nei primissimi anni del 1300, e per l’esattezza nel 1302. Ma di sicuro, Dante era già via da un pezzo.

#7 Cavalier Dante
Dante era un vero cavaliere, o meglio, era un combattente a cavallo: ha probabilmente preso parte alle guerre aretino - pisane. Nei suoi scritti, infatti, Dante fa riferimento a luoghi, fatti e persone riportabili a quelle campagne di guerra. In più nei versi della Commedia, dà spesso prova di sapere bene come ci si comporta nelle battaglie a cavallo. Gli studiosi sostengono che – nonostante i suoi natali - apparteneva al reparto dei feditori, ossia i cavalieri armati alla leggera, un corpo ambito di cui facevano parte molti nobili e magnati.

#6 Chiese scusa
Voleva tornare a Firenze, dopo tanto vagare. E quindi, dopo averle tentate tutte, Dante dovette chiedere perdono ai tanto odiati Neri, al fine che fosse concessa l’amnistia e il ritorno in patria.

#5 Si definì profeta
Non sappiamo se ci si credeva davvero, tant’è che nella Commedia Dante ci si proclama più di una volta. Certo è che con “profeta” lui non intendeva definirsi come qualcuno in grado di prevedere il futuro, quanto invece come una persona in grado di raccontare ai vivi quello che aveva visto nell’aldilà.

#4 Sognava il ritorno in grande stile
Voleva tornare sì a Firenze, ma per volere di un papa o di un imperatore. No, Dante sognava il ritorno per meriti personali, con una bellissima incoronazione come “vate” per un suo poema.

#3 La Divina Commedia è avvolta nel mistero
Non si sa bene come e quando sia stata scritta. Una delle ipotesi più accreditate fa pensare che il Sommo abbia iniziato a comporre intorno al 1306/07, anche se ci sono indizi che fanno credere che in quel periodo lui non abbia iniziato, ma ricominciato a lavorare all’opera. Probabilmente ha ripreso in mano un progetto a cui aveva già iniziato a lavorare prima dell’esilio e che poi modificò tantissimo.

#2 La Commedia è un poema autobiografico
L’opera racconta in maniera fedele dei cambiamenti di schieramento di Dante con tutto il variare delle sua attese. Sembra avere una struttura molto rigida, ma in realtà è scritta giorno per giorno e cambiata continuamente.

#1 Morì senza pubblicare l’ultima cantica
Aveva terminato tutta la Divina Commedia, quello sì, ma il 13 settembre 1321, quando morì a Ravenna, Dante ancora non aveva fatto in tempo a pubblicare l’ultima cantica. È stato il lavoro promozionale di Iacopo, suo figlio, a innescare un processo che in pochi anni avrebbe fatto della Commedia il libro in volgare più letto e conosciuto della storia.

Carla Ardizzone

Serena Rosticci

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