Salone del libro si divide tra Torino e Milano: opinioni discordanti

ROMA- Il salone dei libri di Torino si è diviso in due fazioni.
L' AIE, associazione italiana editori, ha deciso di trasferire la notissima fiera culturale al centro Rho di Milano.
Ciò, come è facilmente intuibile, ha provocato l'immediata reazione e mobilitazione dei membri del consiglio che ha deciso le sorti del salone. 10 case editrici hanno detto no alla scelta dimettendosi dallo stesso e le restanti hanno avuto la meglio.
Anche gli scrittori hanno espresso la loro opinione, i propri sentimenti.
Ne è un esempio Licia Troisi, autrice fantasy italiana più venduta al mondo, mamma delle Cronache del mondo emerso e di un fantasy denso di azione e valori buoni, che ha espresso il suo pensiero in un breve post su Facebook (sotto sarà riportato in maniera breve):



Ora, probabilmente è perché io, come autrice, al Salone ci sono cresciuta (ne ho fatti 13 contando quello di quest'anno), perché è stato il posto in cui ho fatto la mia prima presentazione in assoluto. E mi rendo anche conto che non si possa prescindere dalle questioni legali riguardanti l'organizzazione. Ma il Salone com'è stato fin qui aveva secondo me dei punti di forza che si rischia di perdere: il fatto che la piccola e media editoria erano fianco a fianco coi grandi editori, ad esempio. Ed era tutto molto democratico: il grande autore vicino al piccolo, quello coltissimo vicino a quello pop, ai cantanti e agli chef della televisione. In questo senso era un posto in cui c'erano tutti, tutte le realtà dell'editoria italiana, il tutto aperto al pubblico (che ne so, Bologna è così, ma è per addetti ai lavori). Ripeto, forse mi sfugge qualche punto, forse mi faccio guidare solo dalla nostalgia e dall'affetto, ma a me davvero dispiace per come le cose stanno andando. Il Salone di Torino è stato, assieme a Lucca Comics & Games, una parte importantissima della mia crescita come autrice, mi ha dato tanto, e non me lo posso dimenticare.

Ma non solo. La situazione si è fatta infuocata perché Torino sta lentamente perdendo pezzi grossi quali Exor, la holding di casa Agnelli che ha detto addio alla città cui aveva avuto sede, e ora questa enorme fiera.

Ieri, 1 agosto 2016, a Palazzo Marino, si è tenuta una riunione tra Aie, rappresentata dal presidente Federico Motta, il sindaco Giuseppe Sala, l'assessore alla cultura Dario Del Corno e l'amministratore delegato della Fiera di Milano Corrado Peraboni.
Si è discusso del fatto che il 75% dei visitatori del Salone sono piemontesi e, certamente, bisogna attrarre un nuovo target di visitatori, compresi coloro che non hanno mai letto un libro.

Nella città milanese si pensa in grande, a un nuovo salone migliorato e con più potenzialità: si mira ad accogliere 300 000 mila persone, anziché le 110 000 della città piemontese.
Ma il Dottor Motta tiene a precisare che Aie e Torino vogliono restare amici: "Da parte nostra c’è piena disponibilità a discutere con Torino. Penso, che Torino possa dar vita ad una proposta di tipo culturale la quale possa coordinarsi con l’evento di Milano".

COSA NE PENSA ALESSANDRO D'AVENIA?

Ecco l'opinione del professore di lettere (nonché autore di notissimi e amatissimi romanzi d'amore) più amato d'Italia rivelata a la Stampa (testo adattato ma non modificato).


“Il Salone è sempre stato per me il compimento dei libri. Il Salone del libro è stato per me il circolo virtuoso del libro: poter vivere con amici vecchi e nuovi quello spazio che la letteratura sa creare, a differenza di ciò che si consuma in solitudine e non apre al mondo e agli altri. Comunque vada, sarà sempre quello che cercherò in un Salone del Libro,non una pletora frastornante di eventi e movimenti di massa, ma conoscenza che diventa riconoscenza, raccoglimento che diventa raccolto, libri che diventano e generano amici e bene comune (oltre che nuovi lettori e guadagni).”


LA SINDACA APPENDINO: UNO SPUNTO PER RINNOVARE UN FORMAT: La giunta Appendino si mostra piuttosto tranquilla e pensa che quest'occasione sia una sfida lanciata a un format da migliorare per rendere competitivo. Ma gran parte dell'ambiente culturale torinese non è così calmo, bensì in fermento e trepidazione.


Chiara Appendino va in campo da calcio e fa gol. Molti sperano che faccia un punto anche per il salone del libro. Staremo a vedere.

In una delle città più belle al mondo, laboriosa e accogliente, dove Amazon assumerà talenti per un centro tecnologico all'avanguardia, resta solo una triste certezza: un piccolo pezzo bello di storia se n'è andato. O, ad essere precisi, non sarà più lo stesso.

Articolo di Alessio Cozzolino.
Dedicato a tutti gli autori italiani.

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