Concetti Chiave
- Il periodo dell'Alto Medioevo è caratterizzato da una decadenza economica e sociale, con un calo della popolazione dovuto a carestie, epidemie e saccheggi.
- La popolazione abbandonò le città per rifugiarsi nelle Curtis, una nuova realtà economica e sociale che garantiva la sopravvivenza.
- La Chiesa di Roma divenne un punto di riferimento stabile, contribuendo alla conservazione della cultura attraverso il monachesimo, grazie all'operato di San Benedetto da Norcia.
- La lingua italiana moderna si sviluppò dal latino volgare, influenzata dalle parlate locali e dalle invasioni barbariche, dando vita a diverse lingue neolatine.
- La letteratura in volgare creò un nuovo pubblico, rivolgendosi a classi nobiliari e al popolo, con una forte presenza di giullari e menestrelli nella diffusione dei testi.
Decadenza e trasformazione sociale
Con il termine Alto Medioevo ci riferiamo al periodo storico che va dal 476 d.C. (Caduta dell’Impero romano d’Occidente) all’anno Mille.
In questo intervallo di tempo gli storici registrano tre eventi principali:
• Una profonda decadenza economica e sociale: ci fu un netto calo della popolazione a causa di carestie, epidemie e saccheggi in seguito a guerriglie. Una delle conseguenze fu lo spopolamento delle città.
• Se da una parte, quindi, resta potente l’Impero fortemente urbanizzato, dall’altra accade che la popolazione abbandona le città per andare a popolare la Curtis, una grande realtà sociale ed economica, in grado di produrre tutto ciò che è sufficiente per la sopravvivenza.
• In questa situazione di cambiamento, di carestie ed epidemie e di spopolamento delle città, unico punto stabile che dà certezza è la Chiesa di Roma che diventa rifugio universale anche grazie al monachesimo. Il monachesimo fu conosciuto in Occidente grazie all’operato di San Benedetto da Norcia. Il monachesimo ha il suo centro vitale nel monastero dove oltre a svolgersi una produttiva attività agricola, si realizza anche la cultura: molti sono i monaci che si occupano di trascrivere e conservate testi importanti di filosofia, letteratura e storia latina, nonché testi di carattere scientifico e astronomico.
Evoluzione della lingua italiana
La lingua italiana che parliamo oggi deriva dal latino volgare. Nell’antichità, all’interno dell’Impero romano non tutti e non sempre parlavano il latino così come lo studiamo oggi. Esso era infatti la lingua colta che utilizzavano gli uomini della chiesa e gli uomini che si occupavano della politica o della cultura imperiale. Gli strati sociali più bassi costituiti dai mercanti, dagli artigiani e dai contadini non parlavano certo lo stesso latino erudito delle classi nobiliari ed ecclesiastiche . Basti pensare agli stessi soldati che portavano nei territori, contro i quali combattevano, una lingua meno erudita, più volgare appunto che, poi inevitabilmente, si trasformava e si diversificava ancora di più nel mescolarsi con le parlate locali, parlate cioè di paesi lontanissimi da Roma.
Un soldato romano per esempio per dire bocca non usava il termine latino os-oris, bensì quello plebeo bucca ed è proprio da quest’ultimo termine volgare che deriva la parola italiana bocca; in italiano però abbiamo igiene orale, oppure verifica orale e l’attributo orale deriva da oris.
Il termine italiano cavallo non deriva dal termine latino equus bensì dal termine volgare caballus; in italiano però abbiamo carne equina, o equitazione che derivano da equus.
Lingue neolatine e dialetti
In seguito, quando iniziò la decadenza di Roma, a partire dal III secolo d. C., sotto i colpi delle invasioni barbariche che portarono gli effetti di lingue diverse tra di loro, le diverse parlate in latino volgare, si modificarono ulteriormente, assorbendo anche influenze barbariche e diedero vita a nuove lingue. Si tratta delle cosiddette lingue neolatine (o romanze cioè parlate nei territori ancora sotto l’Impero romano).
Alle lingue neolatine appartengono:
• L’Italiano
• Il francese
• Il provenzale
• Lo spagnolo
• Il catalano
• Il portoghese
• Il romeno
• Il ladino
Nonostante le invasioni barbariche, in Italia il latino rimase vivo per più tempo, ma con il passare degli anni anche qui si diversificò in parlate locali dette dialetti. Venivano chiamati dialetti volgari, da vulgus=popolo, cioè dialetti del popolo, di gente comune, non colta.
Il volgare che nel Trecento prevalse su tutti gli altri fu quello toscano e soprattutto fiorentino. Infatti la lingua italiana che parliamo oggi conserva una struttura lessicale, morfologia e sintattica fiorentina.
Letteratura in volgare e pubblico
La nuova letteratura in volgare diede vita ad un nuovo pubblico di utenti: ricordiamo che la letteratura in latino aveva un pubblico alquanto ristretto, quello clericale. I chierici, infatti, gli uomini dotti appartenenti al mondo della chiesa, conoscevano e scrivevano principalmente in latino, un latino classico, rigido e retorico. Il pubblico cui si rivolgeva questa letteratura in latino era composto dagli stessi chierici o da chi aspirava a diventarlo. Oltre ai chierici la letteratura in latino aveva come destinatari i dotti di tutta Europa, coloro cioè che, per lo meno teoricamente, dedicavano la loro vita alla lettura e allo studio dei testi scritti
Diversamente, lo scrittore in lingua volgare si rivolgeva ad un pubblico socialmente delimitato: la classe nobiliare che condivideva la storia, le aspirazioni
Da una parte era il popolo dei Comuni che si esprimeva in volgare e dunque era in grado di comprendere la lettura dei testi scritti appunto in volgare: in questo caso il successo dello scrittore e degli scritti in volgare dipendeva da quanto i contenuti stessi raccontati nei libri fossero avvincenti e interessanti: la fortuna di chi scriveva in lingua volgare dipendeva cioè dall’abilità dello scrittore stesso.
Dall’altra parte questi scrittori erano in contatto con la corte. La corte era il luogo privilegiato in cui le opere in volgare venivano lette ad alta voce, recitate, cantate e musicate, accompagnate cioè da strumenti musicali al cospetto di uomini di cultura detti appunti i cortigiani. Tutto avveniva in presenza del signore della Corte. Lo scrittore in volgare è dunque un “uomo di corte” che vive sotto la protezione del Signore della corte il quale organizzava cenacoli durante i quali oltre si elaborava la nuova letteratura. Spesso e volentieri era lo stesso signore della corte a elaborare delle poesie o dei componimenti in prosa nella lingua volgare.
Ruolo di giullari e menestrelli
Inevitabilmente accanto alla figura dello scrittore in volgare si diffonde la figura del giulllaree del menestrello La parola giullare deriva dal latino joculator che a partire già dal basso medioevo indicava l’uomo dello spettacolo, anche nelle sue forme più semplici: i giullari erano saltimbanchi, cantanti, mimi, giocolieri. Il giullare era l’esecutore dei testi e quindi il vero divulgatore della lingua volgare tanto dentro che fuori del contesto della corte e viveva dei compensi che gli venivano elargiti in seguito ai suoi che portava in giro per le corti, per le fiere e per le piazze delle città.
Il termine menestrello deriva invece dalla lingua provenzale “menestrello” che significava “servo di casa”. Il menestrello intratteneva i signori e i commensali della corte in modo continuativo e stabile solo all’interno della corte stessa; egli era principalmente un musicista e un cantore, spesso componeva egli stesso le storie che cantava.
Nel tempo i giullari e i menestrelli cominciarono ad organizzarsi in delle Corporazioni e a dar vita a delle scuole professionali.
Non bisogna, però, pensare che ci fosse una netta separazione tra letteratura in latino ad opera dei chierici e dei dotti e la letteratura in volgare ad opera degli scrittori e dei giullari. Un esempio è Goffredo di Monmouth, vescovo britannico medievale che scrisse in latino la storia dei re inglesi (historia regum Britannia e) prendendo spunto da favole e leggende volgari, che riguardavano l’antichità e il medioevo, le quali favole e leggende furono, in parte, fonte dei romanzi del ciclo bretone.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali conseguenze della decadenza economica e sociale durante l'Alto Medioevo?
- Qual è il ruolo della Chiesa di Roma nel contesto dell'Alto Medioevo?
- Come si è evoluta la lingua italiana dal latino volgare?
- Qual è la differenza tra la letteratura in latino e quella in volgare nel Medioevo?
- Quale ruolo hanno avuto giullari e menestrelli nella diffusione della lingua volgare?
Durante l'Alto Medioevo, si registrò una profonda decadenza economica e sociale, con un netto calo della popolazione a causa di carestie, epidemie e saccheggi, che portò allo spopolamento delle città.
La Chiesa di Roma divenne un rifugio universale e un punto stabile in un periodo di cambiamento, grazie anche al monachesimo, che contribuì alla conservazione della cultura e alla produzione agricola nei monasteri.
La lingua italiana deriva dal latino volgare, parlato da strati sociali più bassi, e si è trasformata nel tempo, mescolandosi con le parlate locali e dando origine a nuove forme linguistiche.
La letteratura in latino era rivolta a un pubblico ristretto di chierici e dotti, mentre la letteratura in volgare si rivolgeva a un pubblico più ampio, inclusi i nobili e il popolo dei Comuni, rendendo i contenuti più accessibili.
I giullari e i menestrelli furono fondamentali nella divulgazione della lingua volgare, intrattenendo il pubblico con spettacoli e canzoni, e contribuendo alla formazione di corporazioni e scuole professionali nel tempo.