Traccia e soluzione saggio breve il Dono

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

tracce e soluzioni della Prima Prova di Italiano – Saggio breve artistico letterario

Qui puoi trovare la soluzione delle tracce del saggio breve di ambito artistico-letterario (tipologia B) assegnato durante la prima prova della maturità 2014 sul "Dono". I nostri tutor stanno elaborando la traccia per voi e a breve la pubblicheremo su questa pagina. Rimanete connessi!

SOLUZIONE DELLA TRACCIA

Il dono di saper fare un dono

Donare è un atto che coinvolge soprattutto chi lo compie, ancora prima di chi lo riceve, e apre una catena di reazioni non sempre calcolabili o gradite. Destinatario: rubrica di psicologia su un settimanale femminile

Il regalo ad ogni costo.
Chi di noi non ricorda lo stress della corsa natalizia ai regali? Quante, per contrastare l’ansia di non trovare l’oggetto giusto, partono con mesi di anticipo frugando nei centri commerciali o, al contrario, decidono di donare la stessa cosa a diverse amiche, come se lo status di amica legittimasse l’acquisto di un uguale pensiero?

Iniziamo a distinguere allora…..cos’è il dono e che caratteristiche ha?
Tutti sappiamo bene che, di primo acchito, risponderemmo che il dono è un oggetto che ci viene regalato da qualcuno che conosciamo, spesso in momenti pre-definiti come un compleanno, una festa o una ricorrenza, ma tale definizione è parziale, se non fuorviante. Un articolo da regalo non è di per sé un dono, perché manca di una fondamentale proprietà che solo noi possiamo aggiungervi: la gioia del tempo dedicato a pensarlo e cercarlo.

La preparazione.
Se ricordiamo i primi regali portati al Bambin Gesù ci salta all’occhio che i Magi vissero una fase di preparazione molto più lunga della consegna in sé: scrutare le stelle e vedere l’arrivo di un re, intraprendere un impegnativo viaggio verso Betlemme, senza alcuna certezza di chi avrebbero trovato, e, forse, persino pensare, una volta arrivati, di aver sbagliato tipo di regalo. La loro permanenza davanti alla capanna fu estremamente breve, ma la progettazione del dono e l’attesa della sua consegna, possiamo immaginare, furono la parte più emozionante di questa avventura perché, citando Theodore Adorno, “La vera felicità del dono è tutta nell’immaginazione della felicità del destinatario”. E’ la stessa attesa gioiosa che sperimentiamo nei preparativi di una festa, nella creazione degli inviti, nell’addobbo di una casa, momenti di soddisfazione che a volte sono vissuti essi stessi some un dono.

Il dono caritatevole e quello corrotto.
Infatti, disincantate di fronte al clima di consumismo della nostra società, siamo bene disposte a condividere l’idea che il dono possa anche non essere un oggetto materiale, ma rischiamo di cadere nella banalizzazione della charity, che ci permette di sentirci buoni con un semplice SMS o una telefonata a cui tante campagne umanitarie ci hanno abituato. Intendiamoci, non che un atto di generosità economica sia sempre da deprecare, ma non confondiamolo con il dono. Siamo tutti tristemente a conoscenza di casi in cui il denaro è stato travestito da dono, per corrompere, per ringraziare di favori illeciti o semplicemente per tacitare un senso di colpa.

Uscire dal dovere: la scelta libera.
Qual è allora la via d’uscita di fronte al dono dovuto? Il cambio di prospettiva. Non concentriamoci più sulla obbligatorietà del regalo, né sul suo valore economico, mettiamo al centro noi e il nostro rapporto con la persona per la quale è pensato. Non sentiamoci obbligati al dono, la programmazione svilisce lo slancio, fa nascere la mala voglia di un obbligo sociale a cui adeguarsi per convenzione.

Un inaspettato “I care”
Consolidati questi capisaldi possiamo tranquillamente goderci l’aspetto più gratificante e appagante del dono: il desiderio di dire a qualcuno che lo amiamo. Ogni madre sa quanto amore ci sia nella scelta di mettere al mondo un figlio, nel desiderio di dare una famiglia a un bambino, e questo dono primigenio è il nocciolo di ogni dono. Per prenderci cura di una persona che consideriamo importante per la nostra vita si può anche essere disposti a cedere una sposa, come ci ricorda l’episodio di Antioco e Stratonice citato da Plutarco, ma il nostro dono deve essere fatto con piacere e amore.

Il dono infatti assolve la sua funzione di catalizzatore positivo solo se trasmette all’altro la gioia con cui è stato realizzato, se mette l’altro al centro di un nostro interesse, di una volontaria “perdita di tempo” motivata dall’importanza affettiva e umana che gli riconosciamo. Pensiamo ai sempre più frequenti casi di donazione del sangue o degli organi: nessun tornaconto né obbligo potrebbe ottenere un risultato tanto forte quanto lo sperimentare la gioia del salvare una vita, quasi sempre sconosciuta.

Effetto domino: la gratuità contagiosa.
Proprio l’ambito della donazione degli organi ci permette di porre l’accento sull’ultimo grande potere del dono: la sua contagiosità. Come sostiene Mark Anspach “Difficilmente si diventa una persona generosa da soli: la generosità è una cosa che si impara”. Lo scambio diretto di doni fra persone che si conoscono può apparire più comprensibile, individualistico, intimo, come quello che vige nei gruppi di interesse della Rete, in cui ci si scambia piccoli doni, riconoscimenti, in un gioco degli specchi che non permette mai al dono di uscire dalla ristretta cyber comunità, mentre l’asimmetria che emerge dal dono verso uno sconosciuto scopre la forza legata alla gratuità della scelta. Sentirsi capaci di offrire se stessi, perché di questo si tratta in una donazione, per uno sconosciuto, solo perché gli si riconosce la dignità di essere umano pari a me e quindi degno di amore, può scatenare negli altri il medesimo desiderio di provare la gioia dell’aiuto.

Poco importa il rifiuto.
A questo punto risulta chiaro quanto il dono abbia effetti positivi innanzitutto sul donatore, che sperimenta la libertà di un atto senza calcolo. Dall’altra parte però il destinatario ha tutta la libertà di deludere le nostre aspettative: non dimentichiamoci che un dono fatto secondo le modalità che abbiamo descritto sottintende la ricerca di un legame forte con l’altro, la grandiosa mancanza di un tornaconto, l’assunzione del rischio nell’aprirsi, aspetti che possono fortemente spaventare chi non è disposto a mettersi in gioco realmente e vuole limitarsi all’apparenza superficiale.

Dobbiamo allora scoraggiarci? No, anzi, se ora abbiamo ben chiara la differenza fra “donare” e “dare”, il problema non si pone. Gratuità e gioia di fare, queste saranno le nostre parole d’ordine per i prossimi acquisti Natale, ma perché aspettare Natale?


COMMENTO ALLA TRACCIA

Donazione di Costantino (Oratorio di San Silvestro, 1248), Adorazione dei Magi (Parmigianino, 1529), Antioco e Stratonice (Jacques-Louis David, 1774). Con questi tre capolavori pittorici si apre la traccia di ambito storico-artistico della prima prova di maturità 2014, incentrata sul tema del "Dono". Un argomento coinvolgente, su cui si potrebbero scrivere fiumi di pagine, che i maturandi potranno sviluppare grazie al supporto della documentazione arrivata dal Ministero: tra le fonti proposte, Il dono di Natale di Grazia Deledda, testo contenuto ne Le Novelle del 1930; Minima moralia. Meditazioni della vita offesa di Theodor W. Adorno; Il dono al tempo di Internet, scritto da Marco Aime e Anna Cossetta; Cosa significa ricambiare? Dono e reciprocità, di Mark Anspach, estratto dalla raccolta Cosa significa donare?, 2011; ed, infine, Dono. Senza reciprocità di Enzo Bianchi.

Date queste fonti, i candidati dovranno sviluppare un testo sotto forma di saggio breve o articolo di giornale, ricordando di utilizzare (in tutto o in parte) i documenti forniti.

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