Collegio Vescovile Pio X ‐ Liceo Classico
浮世絵
B C
Arbon Ecilia
Ukiyo‐e
Docente referente: prof.ssa Carla Bidoli
Anno scolastico 2008‐2009
Introduzione
Quando nel 1853 il commodoro americano Matthew Perry impose al Giappone con la forza l’apertura di alcuni porti per il commercio, la società giapponese subì profondi mutamenti sia ai vertici che nei ceti medi e bassi.
Il 1868 segna infatti l’inizio dell’epoca Meiji (governo illuminato), durante la quale avvenne il Rinnovamento: il Giappone passò così in pochi anni dallo shogunato all’oligarchia, dall’artigianato all’industria, dalla spada all’arma da fuoco.
L’Occidente, da parte sua, scoprì per la prima volta un patrimonio culturale grande non tanto nella quantità quanto nella qualità, nell’attenzione ad ogni particolare, nell’essenza che pervade ogni oggetto, dal sandalo popolare alla dimora imperiale.
E certamente dovette essere incredibile trovarsi di fronte a questo macro-microcosmo sino ad allora quasi inesplorato (la prima mappa, molto approssimativa, risale al 1568, ad opera di Bartolomeu Velho), che sarà infatti degno dell’attenzione di molti europei e americani.
Nella fattispecie, le stampe giapponesi, eseguite con lo stile e la tecnica relative appunto all’ukiyo‐e, diedero origine in Europa e negli Usa a una vera e propria moda che prende il nome di Giapponesismo: molti diventarono collezionisti, alcuni arricchirono il proprio stile con questa nuova tecnica o ne furono semplicemente influenzati, in modo particolare all’interno del movimento impressionista.
Stampa giapponese rappresentante il commodoro Perry 1854 ca
Il Giappone, per concludere, dovette suscitare dunque non poca meraviglia nella sua apertura, affascinando il “lontano Occidente” con i suoi giardini, la sua religione, le filosofie, le tecniche, le armi, le vesti, i rituali.
Navi straniere nel porto di Yokohama 2
È curioso, alla luce di quanto detto sinora, leggere le prime informazioni mai giunte in Europa che riceviamo sul Giappone da Marco Polo (il quale non si recò mai in Giappone, ma le formulò da quanto gli raccontarono i Cinesi) nei tre capitoli dedicati al Cipangu (dal cinese Jih‐pen‐kuo, “Paese del Sol Levante”) del Milione (scritto tra il 1298 e il 1299):
Cipangu è un’isola a levante in pieno oceano a millecinquecento miglia dalla terraferma. È un’isola immensa. Gli abitanti sono di pelle bianca e hanno belle maniere: sono idolatri e indipendenti; non riconoscono signoria all’infuori della propria. Hanno enormi quantità d’oro e nessuno ne porta fuori dall’isola perché l’oro si trova nel Cipangu in quantità eccezionale e perché nessun mercante né altro uomo può andarvi dalla terraferma. Perciò hanno tanto oro quanto ho detto.
[…] Gli idolatri di queste isole sono simili a quelli del Catai e del Mangi; tutti adorano idoli che hanno teste di bue, di porco, di montone, e di molti altri animali. […] La vita di questi idolatri è un tale insieme di stravaganze e diavolerie che non sono da ricordare nel nostro libro perché sarebbe un racconto troppo grottesco per farlo sentire ai cristiani. […] Considerano la carne umana la migliore vivanda che si possa avere.
La descrizione è indubbiamente fantasiosa, ma già testimonia l’isolamento nipponico e la sua volontà di impedire ogni commercio con l’esterno: naturalmente, con l’apertura all’Occidente, si ebbe anche il riscatto della classe dei mercanti, relegati in precedenza all’ultimo grado della scala sociale per motivi filosofico-religiosi.
Una casa commerciale straniera a Yokohama nel 1861
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Ukiyo e ukiyo‐e
“Vivere momento per momento, volgersi interamente alla luna, alla neve, ai fiori di ciliegio e alle foglie rosse degli aceri, cantare canzoni, bere sake, consolarsi dimenticando la realtà, non preoccuparsi della miseria che ci sta di fronte, non farsi scoraggiare, essere come una zucca vuota che galleggia sulla corrente dell’acqua: questo, io chiamo ukiyo”.
Ukiyo e tradizione classica
[A R (1612‐1691), Racconti del mondo fluttuante (Ukiyo monogatari)]
Il concetto di ukiyo non è certamente estraneo alla cultura classica, che si rispecchia nella rispettiva produzione letteraria.
Sai Yōi
Solo per citare alcuni esempi: Omero, nel VI libro dell’Iliade, scrive: “οἴη περ φύλλων γενεή, τοίη δὲ καὶ ἀνδρῶν” (quale la stirpe delle foglie, tale quella degli uomini); il medesimo concetto viene espresso con l’“ἄνθος πολυήρατον ἥβης” (fiore pieno di passione della gioventù) di Semonide; in seguito Mimnermo scriverà “τοῖς ἴκελοι, ἄνθεσιν πῆχυιον ἐπὶ χρόνον ἥβης” (simili a quelle ‐riferito alle foglie‐ per un tempo lungo un cubito della giovinezza), a cui si aggiunge la lirica di Alceo, legata al simposio, il quale invita a non attendere le lucerne per alleviare con il vino “λαθικάδεον” (che induce a dimenticare) le proprie preoccupazioni, poiché “δάκτυλος ἁμέρα” (il giorno ‐metafora per la vita‐ è lungo quanto un dito).
Come poi non ricordare il celebre Carpe diem di Orazio, nel quale egli scrive: “carpe diem, quam minimum credula postero” (cogli l’attimo, il meno possibile fiduciosa nel futuro). A questi seguirà Seneca, con le sue profonde riflessioni sulla vita e sullo scorrere inesorabile del tempo, legato al “cotidie morimur” (moriamo ogni giorno).
Il termine ukiyo è caratterizzato da un’ambivalenza semantica: preso in considerazione nell’originario ambito buddhista, esso assume connotazioni negative nel significato di caducità della vita; se invece contestualizzato nella società giapponese a partire dal periodo Tokugawa (1603‐1867) mette in evidenza il carattere effimero dell’esistenza umana e dunque l’invito a godere dei piaceri che essa offre.
Il brano sopra riportato, tratto dai Racconti del mondo fluttuante di Asai Ryōi, offre una efficace sintesi di queste due sfumature semantiche: se da una parte infatti illustra una serie di esperienze spensierate e leggere, conclude tuttavia con l’immagine autunnale della zucca che galleggia sull’acqua, il cui colore aranciato, usato a questo scopo anche dai monaci buddhisti, richiama quello delle foglie in autunno, simbolo universale della caducità dell’esistenza.
Se ad ukiyo si aggiunge il suffisso ‐e ( traducibile con “immagine”) si hanno dunque le Ukiyo‐e, vale a dire le “immagini dal mondo fluttuante”, innumerevoli piccoli capolavori artistici che offrono delicate e raffinate testimonianze di una società ed una mentalità indubbiamente affascinanti.
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Il mondo fluttuante dell’Ukiyo‐e
A partire dal 1853, il Giappone assistette ad un rapido sviluppo demografico ed economico.
La città di Edo (attuale Tōkyō) fu, in particolare, lo scenario ideale per il diffondersi della filosofia di vita dell’ukiyo e dei conseguenti risvolti artistici: in essa infatti acquistò notevole vigore la classe sociale dei mercanti, la neonata borghesia cittadina, i chōnin (abitante della città), i quali, pur rimanendo ancorati in teoria al gradino più basso della piramide sociale, si trovarono ad avere una grande quantità di denaro e a non dover sottostare nel contempo alla rigida legislazione cui erano sottoposte le altre classi sociali.
Da questa esuberante ricchezza ebbe origine il quartiere dei divertimenti di Edo, lo Yoshiwara, in cui si concentrarono appunto tutte le attività destinate allo svago degli adulti.
Se la legislazione era rigida e moralista, quella stessa legislazione non oltrepassava l’ingresso dello Yoshiwara, che diventava così una vera e propria città all’interno della città, dove non valevano più le distinzioni sociali ma il denaro.
Lo Yoshiwara
Yoshiwara era un quartiere nelle immediate vicinanze del centro cittadino di Edo. Originariamente il suo nome significava “campo ricoperto di canne”, perché caratterizzato dalla presenza di acquitrini e paludi.
In seguito all’espansione urbanistica della città, il quartiere venne spostato a Nord-Est della città. Esso venne denominato Shin Yoshiwara (Nuovo Yoshiwara) e con l’occasione si decise di cambiare il primo dei due caratteri che formavano la parola Yoshiwara, cosicché la parola mantenesse lo stesso suono ma significasse ora “campo della felicità e della fortuna”.
Ma cosa offriva di fatto lo Yoshiwara? Sicuramente alcuni tra gli intrattenimenti più diffusi erano il teatro kabuki e lo jōruri, il teatro delle marionette; v’erano poi le “case da the”, dove in realtà si esercitava la prostituzione e il sumō.
Nel 1952 lo storico G.B. Sansom definirà così lo Yoshiwara:
Stampa di Utamaro “Un mondo di piaceri temporanei, di teatri e ristoranti, di palestre di lotta libera e di case d’appuntamento, popolato di attori, ballerini, cantanti, cantastorie, buffoni, cortigiane, addette ai bagni pubblici e venditori ambulanti, cui si mescolavano depravati figli di ricchi mercanti, dissoluti samurai e giovani traviati”
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Saranno dunque principalmente questi i soggetti a cui si ispireranno gli artisti dell’Ukiyo‐e: bellezze femminili, attori, lottatori di sumō, ma anche eroi, samurai e personaggi tratti dalla letteratura; è doveroso inoltre citare la vasta produzione legata al filone del paesaggio.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: Ukiyo-e
Autore: Barbon Cecilia
Descrizione: Quando nel 1853 il commodoro americano Matthew Perry impose al Giappone con la forza l'apertura di alcuni porti per il commercio, la società giapponese subì profondi mutamenti sia ai vertici che nei ceti medi e bassi. Il 1868 segna infatti l'inizio dell'epoca Meiji (governo illuminato), durante la quale avvenne il Rinnovamento: il Giappone passò così in pochi anni dallo shogunato all'oligarchia, dall'artigianato all'industria, dalla spada all'arma da fuoco. L'Occidente, da parte sua, scoprì per la prima volta un patrimonio culturale grande non tanto nella quantità quanto nella qualità, nell'attenzione ad ogni particolare, nell'essenza che pervade ogni oggetto, dal sandalo popolare alla dimora imperiale. E certamente dovette essere incredibile trovarsi di fronte a questo macro-microcosmo sino ad allora quasi inesplorato (la prima mappa, molto approssimativa, risale al 1568, ad opera di Bartolomeu Velho), che sarà infatti degno dell'attenzione di molti europei e americani. Nella fattispecie, le stampe giapponesi, eseguite con lo stile e la tecnica relative appunto all'ukiyo-e, diedero origine in Europa e negli Usa a una vera e propria moda che prende il nome di Giapponesismo: molti diventarono collezionisti, alcuni arricchirono il proprio stile con questa nuova tecnica o ne furono semplicemente influenzati, in modo particolare all'interno del movimento impressionista
Materie trattate: Storia dell'arte, Letteratura greca, Latina
Area: Liceo classico
Sommario: Storia dell'arte (il Giapponesismo), Ukiyo-e, Utamaro, Kuniyoshi, Hiroshige, Itcho Hanabusa, Hokusai; Letteratura greca, Omero, Semonide, Mimnermo, Alceo; Letteratura latina, Orazio, Seneca
Indice
Introduzione
- 一 Ukiyo e ukiyo-e
- 二 Il mondo fluttuante dell'ukiyo-e
- 三 Osservazioni sullo stile
- 四 Produzione di una stampa
- 五 Il Giapponesismo
- 六 Kabuki
- 七 Le donne
- 八 Paesaggio
- 九 Hanbon - Genji monogatari (Storia di Genji)
- 十 Manga e Anime
- 十一 Bibliografia
Bibliografia
FRANCESCO MORENA, Ukiyo-e, Giunti, 2007.
- SIEGFRIED WICHMANN, Giapponismo, Gruppo editoriale Fabbri.
- DONATELLA FAILLA, Dipinti e stampe del Mondo Fluttuante - Capolavori Ukiyo-e del museo Chiossone di Genova, Skira editrice.
- GIAN CARLO CALZA, Hokusai, il vecchio pazzo per il disegno, Electa.
- FRANCESCO PLATEROTI, Sguardo sulla stampa giapponese, Edition Atelier du midi.
- RICHARD LANE, L'estampe japonaise, Office du Livre, Editions Vilo, Paris.
- MIKHAIL OUSPENSKI, Hiroshige, Cent Vues d'Edo, Parkstone penduick.
- Estampe Japonaises, (catalogo), Europalia 89, Japan in Belgium
- GISELE LAMBERT, JOCELYN BOUQUILLARD, Le Tokaido de Hiroshige, Bibliotheque de l'Image.