Vi allego qualche riga di spiegazione per presentarvi la tesina.
Ho scelto come percorso d’esame la catastrofe e ho deciso di presentare questo argomento da quanti più punti di vista possibile coinvolgendo anche le materie scientifiche, come matematica, che con altri percorsi sarebbe stato impossibile trattare.
La materia da cui è partita la mia idea è stata Filosofia, con Kant che inizia la sua riflessione sulla catastrofe dal terremoto di Lisbona del 1755; poi è venuto latino con le lettere di Plinio il Giovane per l’eruzione del Vesuvio e ho iniziato ad accorgermi che la catastrofe più o meno sempre sconvolge e affascina l’animo umano, inevitabilmente le persone ne parlano e la catastrofe si trasforma in notizia. Da qui l’idea di impaginare la tesina come un quotidiano…
Dopo aver raccolto materiale, immagini e aver scritto la tesina vera e propria; per impaginare ho usato Word dividendo le pagine, formato A3, in caselle di testo collegandole tra loro per trasferire il testo a seconda della lunghezza “dell’articolo”.
Per ritoccare le immagini ho usato Photo Draw.
Per quanto riguarda la stampa ho usato dei fogli A2 di carta riciclata che ho comprato in una tipografia ad Ovada e visto che ho una stampante per A3 ho piegato gli A2 a metà, ricavandone 4 facciate, e ho stampato facciata per facciata.
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Sulla prima coppietta ci sono: pag. 1 2 23 24
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Sulla seconda: pag. 3 - 4 21 22
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Sulla terza: 5 6 19 20
Ecc… quindi 6 coppiette A3 una dentro l’altra.
La tesina è lunga 24 pagine --
Se mi inviate un indirizzo ve ne spedisco una copia stampata perché mi farebbe piacere se la vedeste come l’ho data ai miei professori all’orale. L’impaginazione sul computer è stata fondamentale però la tesina l’ho pensata da vedere stampata.
In tutti i casi spero che vi piaccia…
Grazie anticipatamente,
Serena Mazzarello
P.S. Ne ho mandata una copia in formato PDF, così non salta l’impaginazione, ma qualche immagine perde un po’ di qualità.
Numero unico
Giovedì 5 luglio 2007 redattrice: Serena Mazzarello Liceo Scientifico B. Pascal Ovada
Indice
Maturità 2007 Scienze & fisica
Finiti gli scritti è già tempo di orali
Introduzione pag. 2
Matematica: Thom e la teoria delle catastrofi pag. 7
Latino: Plinio il Giovane e le lettere a Tacito pag. 10
Filosofia: Kant e la filosofia del disastro pag. 14
Italiano: Leopardi: Dialogo della Natura e di un Islandese pag. 15
Arte: Turner e il sublime pag. 18
Inglese: Coleridge. The Rime of the Ancient Mariner pag. 20
Introduzione
Tempeste di vento e di sabbia, frane, alluvioni, ogniqualvolta accade un cataclisma che sconvolge l’ambiente e fa strage di esseri umani, ecco che sorgono inevitabili interrogativi per razionalizzare lo sgomento, il dolore gratuito, l’incredulità di fronte a queste improvvise e devastanti forme di violenza distruttrice.
Nel corso della storia le numerose domande che l’uomo si è posto sono cambiate ed hanno cercato e trovato nuove risposte.
Nei tempi antichi le calamità naturali erano interpretate come manifestazioni della collera degli dei, come segni di una volontà superiore che la religione imponeva di accettare. Dal diluvio universale al sisma che distrusse la torre di Babele, la Bibbia abbonda di castighi divini, così come Omero e la mitologia greca o come le leggende della civiltà precolombiana.
Ma dopo il terremoto di Lisbona del 1 novembre 1755 qualcosa è cambiato: l’evento suscita una tale impressione tra i contemporanei che si scatena un dibattito pubblico sulla natura, sul male, sul dolore, sull’onnipotenza e misericordia di Dio a cui partecipano le menti più prestigiose del tempo.
Quindi con Voltaire, Rousseau, Kant, finisce il tempo della rassegnazione di fronte all’ira implacabile di Dio, diventa sempre più difficile credere ad un oscuro disegno divino predisposto per il bene individuale e collettivo, inizia un’era più critica e dubbiosa nei confronti della provvidenza, si incrina l’idea illuminista di una visione ottimistica dell’esistenza umana e di un progresso orientato sempre verso il meglio e si insinua il dubbio, tuttora attuale, che, forse, la vera catastrofe è l’uomo stesso.
Infatti, oggi più che mai, ciò che interessa dopo un cataclisma è un giudizio etico sulle azioni dell’uomo e così scatta la caccia ai suoi errori, si scatena un esame delle sue responsabilità e dei suoi limiti, si mette in discussione il suo ruolo in questo pianeta.
Sono proprio questi i problemi che l’uomo contemporaneo deve affrontare e tentare di risolvere in maniera seria e tempestiva.
Infatti negli ultimi 200 anni l’azione antropica si è rivelata un fattore determinante sulle conseguenze disastrose di molti fenomeni naturali che, in un ambiente non compromesso, non avverrebbero o, per lo meno, sarebbero di minore entità.
Un esempio è lo tsunami del 2004, oggetto di un enorme sfruttamento mediatico, che ha devastato i paradisi tropicali di noi occidentali. Certo, l’onda anomala assassina non si poteva evitare, ma il numero delle vittime e l’entità dei danni potevano essere molto limitati se i costruttori di alberghi e di villaggi turistici avessero tenuto conto dei rischi di impatto ambientale. Infatti le foreste e i palmizi lungo le coste che sono stati abbattuti per creare aree edificabili avrebbero costituito una barriera naturale contro la forza distruttrice delle onde.
Ancora più preoccupanti sono le conseguenze del comportamento dell’uomo negli ultimi decenni che potrebbero essere l’origine stessa di eventi catastrofici: selvaggi disboscamenti, sconsiderate cementificazioni, massicce immissioni nell’atmosfera di polveri e gas serra, faraoniche costruzioni di barriere artificiali hanno portato ad un notevole cambiamento nella circolazione atmosferica e quindi del regime climatico in vaste regioni del pianeta.
Ne sono testimonianza la riduzione delle calotte polari e dei ghiacciai, i lunghi periodi di siccità, le piogge torrenziali concentrate in brevi periodi di tempo, le temperature primaverili eccezionali uniti a incuria del territorio e al mancato rispetto degli equilibri ambientali determinano frane, alluvioni, desertificazione di territori e altre calamità.
In genere l’uomo, a caldo, dopo una catastrofe sa riconoscere le proprie colpe, ammette di aver provocato morte e distruzione. Purtroppo però questa sua autodenuncia che si manifesta sempre “dopo” si rivela inutile perché, passata l’emergenza e scaricatasi la coscienza, magari con l’invio di pochi euro alle popolazioni colpite mediante un comodo e sbrigativo SMS, tutto viene subito dimenticato.
La catastrofe fa sempre notizia
28 luglio 1976 – Il terremoto che si è abbattuto sulla città cinese di Tangshan è la pagina più drammatica della storia dei sismi di tutto il mondo da 400 anni a questa parte. Tale catastrofe ha causato una devastazione pari a due volte quella di Hiroshima: 242.769 morti – 164.851 feriti gravi – decine di milioni di dollari di danni materiali.
26 dicembre 2004 – Un violentissimo terremoto ha colpito l’Oceano Indiano al largo della costa nord occidentale di Sumatra. Il conseguente maremoto ha provocato una serie di onde anomale che hanno colpito vaste zone costiere dell’area asiatica causando 400 mila vittime.
28 agosto 2005 - Un potente e devastante ciclone tropicale, noto come uragano Katrina, ha flagellato la zona sud orientale degli Stati Uniti provocando enormi danni economici e un elevato numero di morti. La città di New Orleans è letteralmente in ginocchio.
E già, la catastrofe fa sempre notizia!
Anche se l’uomo, fin dalla sua comparsa sulla Terra, è stato abituato a convivere con incendi di foreste e praterie per autocombustione, eruzioni vulcaniche, terremoti, uragani, la catastrofe fa sempre notizia.
Le lettere di Plinio il Giovane per l’eruzione del Vesuvio, le riflessioni degli intellettuali del ’700 sul terremoto di Lisbona del 1755, esaminate da Tagliapietra nel testo “Voltaire, Rousseau, Kant - Sulla catastrofe - L’illuminismo e la filosofia del disastro” conservano un’interessante attualità e pur presentando ovviamente dei limiti dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse e al guadagno, ad aver provocato morte e distruzione.
Scienze e fisica
I terremoti e la sismologia
La sismologia è una branca della geofisica che studia i terremoti o sismi e la struttura interna della terra.
Il terremoto è una improvvisa vibrazione del terreno prodotta da una brusca liberazione di energia che si propaga in tutte le direzioni sotto forma di onde, rompendo grosse masse di roccia situate nel sottosuolo.
Possiamo distinguere due tipi di terremoti: i terremoti vulcanici e quelli tettonici.
I primi sono vibrazioni del suolo provocate dal magma in risalita e vengono generalmente indicati col termine di “tremori”. Sono superficiali e riguardano aree di modesta superficie. I secondi, veri e propri terremoti, sono quelli provocati dallo scorrimento di masse rocciose in corrispondenza di una faglia, frattura scomposta della crosta terrestre.
Ecco perché le zone soggette più frequentemente ai terremoti sono quelle situate in prossimità di fratture della crosta terrestre, le stesse che consentono alla materia del mantello di risalire in superficie e di originare i fenomeni vulcanici.
Il primo ad associare i terremoti allo scorrimento di strati di roccia fu il sismologo americano H. F. Reid che, studiando il terremoto che nel 1906 distrusse la città di San Francisco, collegò il sisma allo scorrimento di due lembi della faglia di San Andreas, la lunga frattura che segna il confine fra la penisola californiana e il continente americano.
In corrispondenza della frattura erano evidenti le prove che i due blocchi scorrevano l’uno rispetto all’altro in versi opposti: bastava osservare l’allineamento di alcuni elementi del paesaggio, binari, file di alberi, collocati su bordi opposti della faglia, per rendersi conto che il terreno si era modificato nel tempo e continuava a farlo.
Grazie a tali osservazioni H. F. Reid arrivò alla conclusione che le rocce della crosta terrestre reagiscono alla applicazione di una forza come il ramo dell’esempio e giunse a formulare la teoria del rimbalzo elastico, tuttora accettata.
Quando un blocco crostale è sottoposto a sforzi, si comporta elasticamente: invece di fratturarsi subito si deforma lentamente, ma nel contempo accumula energia elastica. Continuando lo sforzo, l’energia accumulata supera un punto critico, detto carico di rottura, e le rocce si spaccano improvvisamente.
A questo punto i bordi della frattura entrano in oscillazione liberando l’energia elastica, che si era andata accumulando per decine o centinaia d’anni, sotto forma di onde sismiche, vibrazioni che si propagano nel terreno provocando un improvviso e rapido scuotimento del suolo: il terremoto.
Per capire in che modo l’energia può “modificare” le rocce si può ricorrere ad un semplice esempio. Supponiamo di avere tra le mani un bastoncino di legno e di volerlo piegare: fino ad un certo punto il legno sforzato si piegherà senza rompersi, accumulando una certa quantità d’energia, energia elastica, e, se smettiamo d’applicare la nostra forza esso tornerà diritto come prima o quasi. Se invece continuiamo a piegare il ramo, esso, ad un certo punto, si spezzerà. Nell’istante della rottura lo sforzo, flessione, a cui era sottoposto il ramo ritorna di colpo a zero.
Di solito queste rotture, e i conseguenti spostamenti, si hanno lungo linee preferenziali, le faglie, perché lungo tali linee è minore la resistenza della roccia sottoposta a pressione. In corrispondenza della faglia i due blocchi rocciosi separati hanno un movimento reciproco.
Nei grandi terremoti lo spostamento relativo può giungere a 15 metri. Una delle faglie più studiate è quella di San Andreas in California, che passa vicino a San Francisco e che si estende per più di 5000 km.
Il luogo nel sottosuolo dove ha origine un terremoto è detto ipocentro o fuoco, mentre la sua proiezione sulla superficie terrestre è detta epicentro.
Le faglie si muovono per scatti ricorrenti, è perciò lungo tali faglie che ci si devono aspettare terremoti altrettanto ricorrenti. I terremoti sono fenomeni ciclici, caratterizzati da un periodo che dipende dalle caratteristiche geologiche del suolo e dalle forze che agiscono all’interno del pianeta.
È possibile prevedere in una certa regione, spazio, un approssimativo periodo di ritorno dei fenomeni sismici, cioè il periodo di tempo che intercorre tra due eventi di una certa intensità, basandosi su dati storici. La conoscenza del periodo di ritorno permette una previsione statistica della attività fisica nell’area considerata.
Più ravvicinati sono i terremoti, minore è l’energia elastica accumulata e minore è l’entità delle scosse. Più lungo è l’intervallo di tempo tra due eventi sismici, 50, 100, 200 anni, più violento e disastroso è il sisma che si produce, perché è maggiore l’energia accumulata nel frattempo.
Le onde sismiche
L’energia che si libera durante un terremoto è diffusa attraverso le rocce circostanti mediante due tipi di onde sismiche:
- Onde di volume, cioè quelle che coinvolgono un volume e quindi, in questo caso, la terra stessa;
- Onde di superficie, cioè quelle che si propagano sulla superficie della terra.
Le onde di volume si possono ulteriormente dividere in:
Onde longitudinali, anche dette onde prime o P
- Sono le più veloci e quelle che, pur partendo dall’ipocentro del sisma insieme alle altre onde di volume, arrivano per prime agli strumenti che le rivelano.
Al loro passaggio la roccia subisce variazioni di volume nella direzione di propagazione dell’onda stessa.
Hanno una velocità compresa tra i 4 e gli 8 km/s e possono propagarsi in qualsiasi mezzo materiale, aria, acqua, magma, rocce solide, e quelle che arrivano in superficie provocano spostamenti d’aria a frequenze in parte udibili dall’orecchio umano, il rombo sordo che accompagna l’inizio di un terremoto.
Le onde P danno origine alle scosse sussultorie.
Onde trasversali, anche dette onde seconde o S
- Sono più lente delle P, arrivano per seconde agli strumenti che le rilevano.
Al loro passaggio le particelle compiono delle oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione.
Hanno una velocità più bassa rispetto alle onde P, compresa tra i 2,3 e i 4,6 km/s.
Hanno l’importante caratteristica di non potersi propagare attraverso i fluidi. Le onde S danno origine a scosse ondulatorie.
Le onde di superficie
Le onde di superficie si possono dividere in:
Onde di Rayleigh o R
- Prendono il nome dal matematico J. W. Strutt, meglio noto come Lord Rayleigh, dal quale furono previste nel corso dei suoi studi sulla propagazione di onde nei mezzi elastici.
Al loro passaggio le particelle compiono un’orbita ellittica su di un piano perpendicolare alla direzione di propagazione, come avviene su uno specchio d’acqua increspato.
Onde di Love o L
- Furono previste e descritte teoricamente dal matematico A. Love.
Al loro passaggio le particelle oscillano trasversalmente alla direzione di propagazione, ma solo sul piano orizzontale.
Sono più lente delle onde S da cui derivano, hanno velocità tra 2.7 e 3 km/s.
Compiono tragitti lunghissimi, fino a compiere più volte il giro della Terra e poi tornare indietro.
Continua da pag. 3
…quindi del regime climatico in vaste regioni del pianeta. Ne sono testimonianza la riduzione delle calotte polari e dei ghiacciai, i lunghi periodi di siccità, le piogge torrenziali concentrate in brevi periodi di tempo, le temperature primaverili eccezionali uniti a incuria del territorio e al mancato rispetto degli equilibri ambientali determinano frane, alluvioni, desertificazione di territori e altre calamità.
In genere l’uomo, a caldo, dopo una catastrofe sa riconoscere le proprie colpe, ammette di aver provocato morte e distruzione.
Purtroppo però questa sua autodenuncia che si manifesta sempre “dopo” si rivela inutile perché, passata l’emergenza e scaricatasi la coscienza, magari con l’invio di pochi euro alle popolazioni colpite mediante un comodo e sbrigativo SMS, subito dimenticato.
“Un terremoto del Settecento”, in cui raccoglie testimonianze, sensazioni, leggende a proposito del sisma calabro messinese del 1783, sostiene che il terremoto è una catastrofe che “rappresenta” la fine del mondo nel senso che, non solo uccide l’esistenza biologica, ma rompe i cardini della natura e risospinge la società e la storia indietro, verso un tempo di discussione.
È in quest’ottica che le riflessioni degli intellettuali del ’700 sul terremoto di Lisbona del 1755 esaminate da Tagliapietra nel testo “Voltaire, Rousseau, Kant - Sulla catastrofe - L’illuminismo e la filosofia del disastro” conservano un’interessante attualità e pur presentando ovviamente dei limiti dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse e al guadagno, ad aver provocato morte e distruzione.
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La catastrofe
Ho scelto come percorso d'esame la catastrofe e ho deciso di presentare questo argomento da quanti più punti di vista possibile, coinvolgendo anche le materie scientifiche, come matematica, che con altri percorsi sarebbe stato impossibile trattare. La materia da cui è partita la mia idea è stata Filosofia, con Kant che inizia la sua riflessione sulla catastrofe dal terremoto di Lisbona del 1755; poi è venuto latino con le lettere di Plinio il giovane per l'eruzione del Vesuvio e ho iniziato ad accorgermi che la catastrofe più o meno sempre sconvolge e affascina l'animo umano, inevitabilmente le persone ne parlano e la catastrofe si trasforma in notizia. Da qui l'idea di impaginare la tesina come un quotidiano.
Dopo aver raccolto materiale, immagini e aver scritto la tesina vera e propria, per impaginare ho usato Word, dividendo le pagine, formato A3, in caselle di testo collegandole tra loro per trasferire il testo a seconda della lunghezza “dell'articolo”. Per ritoccare le immagini ho usato Photo Draw. Per quanto riguarda la stampa ho usato dei fogli A2 di carta riciclata che ho comprato in una tipografia ad Ovada e, visto che ho una stampante per A3, ho piegato gli A2 a metà, ricavandone 4 facciate, e ho stampato facciata per facciata.
Materie trattate:
- Biologia
- Fisica
- Matematica
- Latino
- Filosofia
- Italiano
- Arte
- Inglese