La danza
Chiara Abelli
Classe 5 B
Liceo Scientifico C. Golgi
Broni
“C’era una stella che danzava e sotto quella sono nata”
…… Mi piace pensare che sia così
Molto rumore per nulla - W. Shakespeare
Ho scelto questo tema da sviluppare perché ho sempre amato la danza e volevo ritrovarla nelle discipline che mi hanno accompagnata nel mio percorso di studi.
Nella danza coesistono disciplina di regole molto precise e possibilità di dare libero spazio alla fantasia, all’arte, alla creatività.
La danza, come la vita, è ricca di sensazioni di gioia, piena di armonia e ha un linguaggio universale, è un sogno di felicità che si realizza ogni giorno, imparando, passo dopo passo, il difficile mestiere della ballerina.
Le poesie di un poeta, il quadro di un pittore, il pensiero di un filosofo, l’ordine delle costellazioni, il cammino dell’uomo verso la civiltà nascono sempre dall’equilibrio tra regole e fantasia.
Ecco perché amo ballare.
Arte
“Perché dipingo la danza? È il movimento della gente e delle cose che ci consola. Se le foglie degli alberi non si muovessero, gli alberi sarebbero (Edgar Degas) infinitamente tristi e la loro tristezza sarebbe la nostra”.
Edgar Degas nacque a Parigi il 19 luglio 1834, era il primo di cinque fratelli di una famiglia facoltosa e dagli spiccati interessi artistici. Muore il 2 settembre 1917 all’età di 83 anni e venne sepolto a Montmartre.
La classe di danza è un dipinto ad olio su tela di cm 85 x 75 realizzato tra il 1871 ed il 1874 dal pittore francese Edgar Degas.
È conservato al Musée d’Orsay di Parigi.
È tra le prime opere del pittore a mostrare il tema delle ballerine: il dipinto ne raffigura un gruppo mentre assistono ad una lezione di danza impartita da un anziano maestro.
Come altrove in Degas, anche questa immagine coglie un attimo a caso dei mille possibili della lezione, per cui è possibile trovare espressioni naturali e spontanee, come il parlottio delle ragazze sullo sfondo o, maggiormente, la smorfia di fastidio della ragazza che si gratta la schiena in primo piano a sinistra. La scena di interno è resa spaziosa dalla visuale prospettica che sfonda verso destra, sottolineata dalle linee del parquet.
I colori, delicati, valorizzano i materiali: vengono rispettati la vaporosità del tulle e la delicatezza dei rasi, spezzando la fissità della luce degasiana.
Degas si recava spesso all’Opéra di Parigi non soltanto in veste di spettatore ma intrufolandosi anche dietro le quinte, nel foyer di danza, dove era stato introdotto da un suo amico musicista d’orchestra.
Si trattava ancora dell’edificio che sorgeva in rue Le Peletier e non del celebre teatro ideato da Garnier e che, di lì a poco, sarà inaugurato. Sin dagli inizi degli anni settanta del XIX secolo e fino alla morte dell’artista, le ballerine raffigurate alla sbarra, alle prove o a riposo diventano il soggetto preferito di Degas, ripreso con una quantità incredibile di varianti nei gesti e nelle posture, in molte sue tele.
Più che dalla passione per l’arte e dalle luci della ribalta, il suo interesse è catturato dal lungo lavoro di preparazione che sta alla base di ogni rappresentazione. In questa opera Degas raffigura la conclusione di una lezione: le allieve, del tutto esauste, si riposano: alcune si stiracchiano, altre si piegano per sistemarsi l’acconciatura, il costume da ballo, un orecchino, un nastro, prestando poca attenzione all’inflessibile insegnante che, in questo quadro, assume le sembianze di Jules Perrot, un vero maestro di ballo.
Degas ha osservato con attenzione i gesti più spontanei, naturali e abituali dei momenti di pausa in cui la concentrazione si allenta ed il corpo si rilassa, dopo lo sforzo di una estenuante lezione condotta con ferrea disciplina.
Come di consueto, Degas sceglie un angolo decentrato per inquadrare la scena e il forte scorcio è accentuato dalle linee oblique delle tavole del parquet. A tal proposito, Paul Valéry ha scritto: “Degas è uno dei pochi pittori che abbiano riconosciuto al suolo l’importanza che esso merita. Alcuni pavimenti da lui raffigurati, rivestono grande importanza nella composizione”. Questa affermazione è particolarmente vera se riferita alle ballerine per le quali il parquet che rappresenta il loro principale strumento di lavoro, viene frequentemente pulito con un panno per scongiurare scivoloni e cadute. Si tratta dello stesso parquet sul quale il maestro picchia il bastone per dare il tempo.
Italiano
La danza è una poesia muta; la poesia è una danza parlata (Simonide).
Prefazione a Eva – Giovanni Verga (1840-1922)
Eccovi una narrazione - sogno o storia poco importa - ma vera, com’è stata e come potrebbe essere, senza retorica e senza ipocrisie. Voi ci troverete qualcosa di voi, che vi appartiene, che è frutto delle vostre passioni, e se sentite di dover chiudere il libro allorché si avvicina vostra figlia - voi che non osate scoprirvi il seno dinanzi a lei se non alla presenza di duemila spettatori e alla luce del gas, o voi che, pur lacerando i guanti nell’applaudire le ballerine, avete il buon senso di supporre che ella non scorga scintillare l’ardore dei vostri desideri nelle lenti del vostro occhialetto - tanto meglio per voi, che rispettate ancora qualche cosa.
Però non maledite l’arte che è la manifestazione dei vostri gusti.
I greci innamorati ci lasciarono la statua di Venere; noi lasceremo il “cancan” litografato sugli scatolini dei fiammiferi. Non discutiamo nemmeno sulle proporzioni; l’arte allora era una civiltà, oggi è un lusso: anzi, un lusso da scioperati. La civiltà è il benessere; ed in fondo ad esso, quand’è esclusivo come oggi, non ci troverete altro, se avete il coraggio e la buona fede di seguire la logica, che il godimento materiale. In tutta la serietà di cui siamo invasi, e nell’antipatia per tutto ciò che non è positivo - mettiamo pure l’arte scioperata - non c’è infine che la tavola e la donna.
Viviamo in un’atmosfera di banche e di imprese industriali, e la febbre dei piaceri è la esuberanza di tal vita.
Non accusate l’arte, che ha il solo torto di avere più cuore di voi, e di piangere per voi i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la moralità, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie che create, - voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e l’onore là dove voi non lasciate che la borsa, - voi che fate scricchiolare allegramente i vostri stivalini inverniciati dove folleggiano ebbrezze amare, o gemono dolori sconosciuti, che l’arte raccoglie e che vi getta in faccia.
Eva (1873): trama
È questo uno dei primi romanzi di G. Verga, che nascono nel clima culturale della Scapigliatura milanese.
Eva, al pari dell’eroina di “Una peccatrice”, è una donna bella e sensuale, destinata a causare un’infelice passione.
Guadagna col suo lavoro di ballerina il lusso che è indispensabile cornice al suo fascino.
Un povero pittore, Enrico Lanti, si innamora di lei, ed essa, curiosa e conquistata dallo strano carattere dell’artista, lo ricambia, dividendosi tra lui e le sue attività professionali: soluzione che, al suo spregiudicato buon senso, sembra la migliore.
Però, quando lo vede tormentato dalla gelosia, giunge a dargli la gran prova d’amore di dividere con lui la miseria. Lungi dagli splendori tra cui Enrico l’ha conosciuta, Eva s’accorge presto d’aver perduto ogni fascino per l’amante, e allora lo lascia e torna alla sua vita equivoca.
Così Lanti soffre solo nella miseria, finché trova la sua strada e si conquista gloria e agiatezza in campo artistico, adeguandosi al gusto falso e volgare del pubblico.
Allora lo riprende la passione per Eva, e poiché non può riaverla, provoca il suo amante, si batte in duello e va a morire, povero e segnato dalla malattia, nel paese natale in Sicilia, dove l’attendono i genitori e la sorella.
In questo tipico romanzo “di transizione” Verga giunse, forse involontariamente, a simboleggiare, nelle figure dei due protagonisti, il contrasto tra due mentalità e tra due opposte formule d’arte.
Il Lanti è l’artista, romantico, pieno di slanci ideali e fiducioso in un’idea di arte totalmente appagante che diviene l’unica ragione di vita; tesi questa sostenuta e condivisa dal movimento degli Scapigliati.
Eva è invece personaggio più legato al realismo prosaico della nuova società industriale, che sostiene e ostenta apertamente il valore del denaro, del divertimento, del lusso esibito, senza il pudore che una società contadina - come quella da cui proviene il Lanti - ha ancora per l’autenticità dei sentimenti.
Commento
La Prefazione ad Eva nasce dall’esperienza milanese, dall’impatto con la vita in una grande città moderna e dalla coscienza che l’arte ha perso, nella età industriale, il ruolo centrale e di protagonista che aveva sia nell’antichità sia nel periodo romantico. L’arte infatti appare come un lusso inutile: da qui la condanna dell’opinione pubblica che le preferisce piaceri materiali e volgari. La causa di tale isolamento dell’arte è dovuta al particolare momento storico economico che privilegiava la macchina allo spirito. La Prefazione si presenta come un “manifesto” di poetica e vi si dichiara l’intento di attenersi al “vero”, senza retorica e senza ipocrisie.
I protagonisti sono un giovane siciliano Enrico Lanti e una ballerina di varietà, Eva, della quale si innamora. La loro storia ha un finale tragico perché Enrico subisce una doppia sconfitta: sia nell’amore che nell’arte. In Eva compare il tema della ballerina in cui l’arte si presenta, nel mondo moderno, come artificio, esibizione pubblica e seduzione: la ballerina è un’artista, ma dipende completamente dai gusti e dal denaro del pubblico. Il suo destino è analogo a quello dello scrittore e del pittore.
Aldo Palazzeschi 1885 - 1974
Nella poetica di Palazzeschi occupa un posto centrale il problema dell’identità del poeta nella società di massa.
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: La ballerina
Autore: Abelli Chiara
Descrizione: ho scelto questo tema perchè amo la danza e volevo ritrovarla nelle discipline del mio percorso di studi. nella danza coesistono disciplina di regle molto precise e possibilità di dare spazio alla creatività . le poesie di un poeta, il quadro di un pitt
Materie trattate: Arte, Italiano, Latino, Inglese, Filosofia, Storia, Geografia, Fisica.
Area: umanistica
Sommario: Arte, Degas, La classe di danza. Italiano, Verga, Prefazione a Eva, Palazzeschi, Chi sono, Comare Coletta. Latino, Petronio, Satyricon cap 36. Inglese, William Wordsworth, I wandered lonely as a cloud. Filosofia, Nietzsche, Il canto della danza, Così parlò Zarathustra. Storia, La belle epoque. Geografia, Le costellazioni. Fisica, Moto di cariche in campi magnetici.