Quintiliano
Vita
Marco Fabio Quintiliano nasce in Spagna (Calagurris) tra il 30 e il 40 d.C., studiò a Roma dove, prima svolse l’attività di avvocato e successivamente insegnò retorica per vent’anni, divenendo uno dei più importanti retori di tutti i tempi.
Divenne precettore dei pronipoti di Domiziano nel 94 e nel periodo che va dal 90 al 96 scrisse la sua più celebre opera “Institutio oratoria” (la formazione dell’oratore).
Opera
L’“Institutio oratoria” è un trattato in 12 libri, dedicato a Vitorio Marcello, che tratta della formazione dell’oratore. Pur rifacendosi a Cicerone, Quintiliano non scrive un dialogo come il “De oratore”, ma un vero e proprio trattato didascalico, che nella sua organicità e nel carattere spiccatamente precettistico è assai simile a un’“Ars” (manuale scolastico).
In questo testo, Quintiliano intende dare un’immagine simbolo di quello che deve essere il perfetto oratore (uomo onesto, di grandi doti espressive e soprattutto morali).
Subito dopo l’autore si sofferma sul problema del rapporto tra retorica e filosofia, polemizzando con la pretesa dei filosofi di riservare a sé l’educazione dei giovani e affermando che la filosofia è solo una delle scienze che contribuiscono alla cultura enciclopedica dell’oratore.
Nel I libro presenta dei precetti pedagogici (assecondare le inclinazioni individuali dei fanciulli e giudizi negativi sulle punizioni corporali) e tratta poi dello studio della grammatica.
Si ha il passaggio dalla scuola di grammatica a quella di retorica e si delinea la
Nel II libro
figura del retore ideale.
Nel III libro, dopo un rapido excursus di storia della retorica, vengono esposte le partizioni fondamentali di quest’ultima: “inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio”; successivamente ci si trovano i tre compiti dell’oratore: “docere, movere, delectare”.
Dal IV al VI libro si ha la trattazione dell’“inventio”.
Il VII libro è dedicato alla “dispositio”.
L’VIII e il IX trattano dell’“elocutio”.
Il X libro contiene la rassegna di scrittori greci e latini.
L’XI tratta dell’“aptum” (necessità di adattare il discorso), della “memoria” e dell’“actio”.
Il XII libro delinea la figura del perfetto oratore, riprendendo la definizione di Catone il Censore “vir bonus dicendi peritus”.