Chi è lo startupper italiano? Ecco l’identikit

Carla Ardizzone
Di Carla Ardizzone

identikit startupper

Startupper si nasce o si diventa? Quel che è sicuro è che i curriculum vitae degli startupper in molti casi si somigliano tra loro: così si può parlare di un vero e proprio identikit del giovane imprenditore italiano. E’ stato Niccolò Meroni, nella sua tesi di laurea all’università Bocconi di Milano, a scoprirlo indagando le sue caratteristiche principali attraverso un sondaggio condotto tra 185 imprenditori della penisola, contattati sfruttando il database della piattaforma Startupbusiness. Ecco cosa ha scoperto, come riportato su StartupBusiness.it.

ECCO A VOI LO STARTUPPER - E’ maschio nell’87% dei casi, e sulla trentina (41%). Proviene nella maggior parte dei casi dalle regioni del nord. Di cosa si occupa? Uno su 2 ha scelto il mondo di Internet o il settore della Tecnologia Informatica. Ha una laurea in area Economica (35%) o Informatica (40%) ed è probabile che abbia trascorso un periodo all'estero: sono 2 su 5 ad aver vissuto per almeno tre mesi in un paese straniero. La maggioranza degli startupper , poi, è alla sua prima volta nel mondo dell’imprenditoria anche se, di solito, la startup viene creata dopo aver accumulato una significativa esperienza di lavoro. Quasi la metà di questi giovani imprenditori, infatti, ha più di 4 anni di esperienza lavorativa, mentre il 30% circa ha lavorato da 1 a 3 anni. Solo 1 su 4 si lancia nel mercato delle startup senza aver avuto precedenti esperienze.


PROBLEMI E SOLUZIONI - Burocrazia, raccolta di fondi e finanziamenti, ricerca di risorse umane: sono i problemi principali per lo startupper, che invece non si spaventa a compilare un business plan, spiega la tesi di laurea. Ma come far fronte al problema di trovare risorse economiche? Fondi istituzionali sono significativamente legati alle dimensioni dell’impresa e dal numero dei collaboratori, mentre gli aiuti provenienti dalla famiglia sono legati alla presenza di imprenditori tra gli stretti parenti dello startupper. Solo il 30% degli startupper italiani sfrutta i servizi offerti dagli incubatori, ma chi lo fa ritiene che i servizi più validi siano la fornitura di spazi fisici e la consulenza per il business plan. Al contrario, la maggioranza (53%) degli startupper ha partecipato a bandi e competition per startup. Ma ciò che davvero è il punto forte delle startup italiane, secondo la ricerca, è la creatività delle persone che le sviluppano, anche se l’eccessiva burocrazia può rallentarne la crescita.


UNA BUONA SQUADRA, PUNTO DI FORZA – La maggior parte delle idee vincenti degli startupper italiani, circa 2 su 5, è nata grazie a il “brainstorming”, il libero scambio di idee e opinioni, con amici e colleghi. Si tende ad innovare più che inventare da zero, come confermano i dati raccolti da Niccolò Meroni: solo circa il 12% degli startupper dichiara di aver prodotto un’idea del tutto nuova. La coesione e l’armonia nel gruppo di soci e di collaboratori, poi, è l’arma vincente: per questo una startup è il frutto del lavoro di piccoli gruppi da 2 a 4 persone, contraddistinte da diverse specializzazioni, più che di grandi squadre. Spesso i collaboratori sono legati da un rapporto di amicizia: anche per questo, forse, i team risultano stabili nel lungo periodo.


Scopri tutti i segreti del mondo delle startup visitando la sezione "Come diventare startupper" >>

fonte immagini: startupbusiness.it

Carla Ardizzone

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