Dall'idea alla tua startup: il business plan

La tua idea diventa progetto: il business plan

Rendere una semplice idea un vero progetto per il proprio futuro lavorativo è il primo passo verso la formazione di una startup. Lo strumento che il giovane imprenditore ha per fare questo è il business plan, un piano che illustri tutte le potenzialità e i rischi, soprattutto economici, che presenta il proprio progetto. Un buon business plan è utile non solo per valutare le possibilità di successo della propria startup, ma anche per attrarre potenziali aiuti e finanziatori. Non servono particolari abilità per compilarlo, ma perché sia davvero ben fatto bisogna tenere presente alcune regole fondamentali. Domenico Nicolò, professore di Economia Aziendale presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e coordinatore scientifico di Lab ReTMES, illustrerà quali sono le giuste mosse per un business plan davvero efficace. Questa guida fa parte dell'iniziativa Skuola.net Store - University Tour in collaborazione con Ford alla ricerca nelle università italiane di giovani e promettenti startupper.

Può spiegarci brevemente cosa è un business plan e a cosa serve?
Il business plan è un piano, generalmente a 3 anni, elaborato per valutare la convenienza economico-finanziaria e il rischio insito nell'avvio di un'impresa. Serve essenzialmente per: 1) testare le assunzioni di fondo della strategia di start-up e correggere eventuali errori che potrebbero determinare la nascita di un'impresa fragile, perché affetta da difetti genetici; 2) conquistare la fiducia degli stakeholder ai quali ci si rivolge per ottenere le risorse umane, finanziarie e tecniche necessarie per la nascita e lo sviluppo dell'impresa.

Quale aspetto non deve assolutamente mancare in un business plan?
Molti business plan hanno uno sviluppo inadeguato delle parti della stima della domanda, delle simulazioni economico-finanziarie e dell'analisi di sensitività (o di volatilità) dei risultati attesi. Quasi nessuno, inoltre, presenta risultati ottenuti mediante sperimentazioni effettuati nel corso del processo di elaborazione. Queste carenze li rendono mere dichiarazioni d'intenti, del tutto inutili perché prive di credibilità. Nel business plan non deve mai mancare il sommario (executive summary). Ciò perché gli investitori ed i finanziatori, leggendo la sintesi del progetto, maturano una prima idea, spesso determinante, sulla validità dell'iniziativa imprenditoriale.

E qual è l’aspetto che lo rende un piano vincente?
Il business plan non è garanzia di successo imprenditoriale; molte imprese infatti falliscono anche se sono state avviate in attuazione di un piano. Esso non è neanche il necessario presupposto per ottenere il successo: alcune imprese, anche molto importanti (Microsoft, Facebook, Google, ecc), sono state avviate senza redigere un piano. Questo strumento, però, è tutt'altro che inutile. Se le assunzioni di fondo sulle quali esso si basa sono credibili, l'impresa nascerà priva di difetti genetici e non incontrerà grandi difficoltà nel costruire solidi legami fiduciari con i soggetti ai quali si rivolge per ottenere le risorse umane, tecniche e finanziarie che le occorrono.

Cos’è, come si fa e quanto serve il benchmarking?
Il benchmarking è una tecnica mediante la quale si assumono termini di riferimento per formulare obiettivi sfidanti e per valutare la performance delle aziende. Nella redazione del business plan può essere utile fissare dei traguardi da raggiungere, assumendo come riferimento le buone prassi ed i risultati ottenuti dai migliori concorrenti.

Quanto costa far realizzare il business plan da un consulente esterno?
Dipende dalla qualità e dalla serietà del professionista che lo predispone.

Se uno startupper non è laureato in economia, può comunque riuscire secondo lei a realizzare un business plan? Se sì, quali strumenti o testi consiglia?

Uno startupper che non sa fare un progetto di massima della propria idea d'impresa e valutarne la convenienza economica, non è ancora pronto per svolgere l'attività imprenditoriale, perché evidentemente non conosce a sufficienza il proprio progetto, il mercato, il settore, i prezzi di vendita, i costi di produzione e di distribuzione, il costo della struttura produttiva, ecc. Utilizzando uno dei tanti software per la redazione del business plan che possono essere scaricati gratuitamente da internet, un buon imprenditore, anche se ignora l'economia aziendale, saprà certamente costruire un piano economico-finanziario. Il mentore (o il consulente) non serve allo startupper tanto per redigere il piano, quanto per analizzarlo criticamente e trovare soluzioni ai problemi. A coloro che fossero interessati, suggerisco di consultare gratuitamente le mie slide sul business plan nel sito www.startupmedlab.it.

Scopri tutti i segreti del mondo delle startup visitando la sezione "Come diventare startupper" >>

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