Illustrazione di una studentessa in biblioteca con libro aperto, orologio e busto di Aristotele
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale

Il lunedì il proposito è sempre lo stesso: studiare con regolarità, senza lasciare tutto all'ultimo momento. Il mercoledì, puntualmente, i libri sono ancora chiusi.

Una possibile spiegazione arriva da un filosofo vissuto più di duemila anni fa: Aristotele.

Nell'Etica Nicomachea il pensatore greco lega la formazione del carattere alla ripetizione delle azioni, un principio che si può tradurre in abitudini di studio concrete, utili a chi oggi si prepara a una verifica o a un esame universitario. Ecco 3 buone abitudini per essere costante nello studio!

Indice

  1. Perché si fa fatica a essere costanti nello studio
  2. Studia sempre alla stessa ora
  3. Inizia con poco, ma inizia
  4. Dai un senso allo studio

Perché si fa fatica a essere costanti nello studio

Sulla carta, studiare con regolarità sembra semplice: basterebbe dedicare un po' di tempo ogni giorno alle materie, invece di accumulare tutto a ridosso di una verifica.

Nella pratica, dopo una giornata di lezioni la tentazione di rimandare è forte, e quando finalmente arriva la motivazione si cerca di recuperare tutto con sessioni di studio lunghissime.

Ne deriva un susseguirsi di giornate assai produttive e di altre durante le quali mettersi a leggere appare quasi impossibile.

Il problema riguarda anche come intendiamo la disciplina: spesso si pensa che le persone costanti abbiano solo più forza di volontà. Per Aristotele, invece, le disposizioni del carattere si formano attraverso le azioni che ripetiamo nel tempo.

Nel libro secondo dell'Etica Nicomachea, il filosofo separa le virtù intellettuali, nate dall'insegnamento e dall'esperienza, da quelle etiche, che si formano attraverso l'abitudine: proprio il termine greco ethos sta al centro della riflessione sul carattere.

Studia sempre alla stessa ora

Aristotele usa un esempio concreto per spiegare come si formano le virtù: si diventa costruttori costruendo, suonatori di cetra suonando. Allo stesso modo, si diventa costanti studiando con regolarità, non aspettando il momento perfetto.

Il modo più semplice per trasformare lo studio in abitudine automatica è fissare uno slot fisso nella giornata, sempre nello stesso orario: dopo pranzo, appena tornati da scuola, prima di cena.

Conta soprattutto ripetere la stessa fascia ogni giorno, più della fascia in sé: così il cervello inizia a trattare quel momento come una tappa fissa della giornata, proprio come la sveglia o la cena.

Chi ha orari di lezioni o allenamenti che cambiano può comunque individuare una fascia ricorrente, anche breve, da proteggere ogni giorno: bastano 30-40 minuti fissi per iniziare a costruire l'abitudine.

Inizia con poco, ma inizia

Per Aristotele la qualità con cui si ripete un gesto conta quanto la frequenza: bastano azioni piccole, purché costanti nel tempo. Tradotto in abitudini di studio: meglio quindici minuti di ripasso ogni pomeriggio che un pomeriggio intero di recupero una volta alla settimana.

Una sessione breve è più facile da rispettare anche nei giorni pieni di impegni, e proprio per questo ha più probabilità di diventare automatica rispetto a un programma ambizioso pensato per durare poche settimane.

Chi inizia con un obiettivo minimo, come leggere due pagine o risolvere un esercizio, spesso scopre che continuare diventa più semplice una volta partiti. E anche quando questo non succede, resta comunque un piccolo pezzo di lavoro fatto, invece di una giornata intera saltata.

Dai un senso allo studio

Per Aristotele la ripetizione da sola non basta a fare bene le cose: conta anche il modo in cui si pratica un'attività. Applicato allo studio, questo principio si traduce nel dare un senso a quello che si sta facendo, invece di studiare solo per evitare un'interrogazione.

Collegare una materia a un obiettivo personale concreto, per esempio una facoltà che si vuole frequentare, una certificazione linguistica o una competenza utile fuori da scuola, aiuta a trovare una motivazione che regge più a lungo di quella legata al voto del giorno dopo.

Capita che chi studia matematica pensando a un futuro corso di ingegneria, o chi ripassa inglese per un soggiorno all'estero, fatichi meno a trovare la voglia di aprire i libri rispetto a chi studia solo per il voto in pagella.

Il collegamento tra materia e obiettivo personale rende la fatica dello studio più sopportabile nel tempo.

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