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Prima volevo chiedere scusa se non sono presenti tecnologia e artistica, ma dice che non posso inserirli a causa del formato. Per favore, non giudicate da questa mancanza.

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Primo Levi

Vita e opere

Nato a Torino il 31 luglio del 1919 da una famiglia ebraica, Primo Levi si laureò in Chimica nel 1941. Partecipò ai movimenti antifascisti e dopo il 25 luglio del 1943, quando cadde il governo di Mussolini e le forze armate tedesche alleate con i fascisti della Repubblica sociale Italiana occuparono il nord e il centro dell’Italia, Levi si unì a un gruppo di partigiani legato al movimento della resistenza “Giustizia e Libertà”, operante in Val D’Aosta. Ben presto fu catturato e deportato insieme ad altre 650 persone e condotto ad Auschwitz. Entrò nel campo di concentramento col numero tatuato 174 517 e rimase lì dal febbraio 1944 fino al 27 gennaio 1945, data in cui i russi liberarono il Lager.

Ritornato in Italia, nel 1947 sposò Lucia Morpungo, dalla quale ebbe tre figli. Diventò direttore tecnico di una fabbrica di prodotti chimici e cominciò a dedicarsi all’attività di scrittore e giornalista. Il successo lo raggiunse quando l’editore Einaudi pubblicò Se questo è un uomo (1947), romanzo autobiografico nel quale Levi racconta la propria esperienza ad Auschwitz. Nel 1963 pubblica La tregua, romanzo nel quale lo scrittore racconta il viaggio di ritorno dal Lager e grazie a tale romanzo vinse il Premio “Campiello”, un premio letterario istituito dagli industriali del Veneto nel 1962. Dopo poco tornò a scrivere concentrandosi ancora sul tema della deportazione e dell’ebraismo con Se non ora, quando? e con I sommersi e i salvati.

Nel 1987 il segno ormai incancellabile dell’esperienza del Lager suggella a Torino il suicidio di Primo Levi.

La poetica

Levi stesso afferma che lo scrittore ha l’obbligo morale di denunciare i meccanismi della realtà, guidata da forze irrazionali che intendono distruggere l’individuo nella sua sostanza umana. Levi ha vissuto tale condizione nel campo di concentramento in cui fu internato in quanto ebreo durante la Seconda Guerra Mondiale. Come spiega lui, in quel luogo ciascun prigioniero è solo, in un contesto che dissolve i ricordi della convivenza civile e le regole morali. Prima di venire annientato fisicamente, il prigioniero veniva privato di qualsiasi cosa lo legasse al passato: della propria identità, dignità, abiti, scarpe, così da distruggerlo psicologicamente tanto da fargli pensare che a quel punto la morte è l’unica soluzione e l’unico modo per contrastare ciò è continuare a svolgere le abitudini di sempre. Da qui deriva l’urgenza di denunciare attraverso la propria testimonianza le incrinature del mondo contemporaneo: la mancanza di rispetto della dignità umana, l’umano ridotto all’estremo limite di degradazione, lo scontro tra realtà e razionalità.

L’impegno letterario dell’autore prosegue nelle opere narrative successive, di contenuto scientifico-tecnologico: Levi, alla ricerca di un equilibrio tra la razionalità e i valori a rischio della civiltà, testimonia il significato formativo del lavoro nella società contemporanea come crescita dell’individuo e dell’intero Paese. Anche per la poesia la sua tematica essenziale resta l’uomo, la ricerca di un impegno civile e umano, infatti egli dice “scrivo da uomo per gli uomini”.

I libri di Levi sulla tragica esperienza vissuta nascono dall’impulso di far sapere a tutti la verità sui nazisti e sui Lager, creati per sterminare milioni di persone, annientandone anzitutto la dignità; per questo lo stile e il modo di comunicare di Primo Levi è semplice e diretto, coerente all’esigenza di far giungere il suo messaggio a un vasto pubblico.

Se questo è un uomo

Il romanzo è introdotto da una poesia, Considerate se questo è un uomo, che rappresenta un atto di accusa in nome dell’umanità, un appello a guardare in faccia l’orrore che alberga nell’uomo e un ammonimento a non dimenticare. Esorta a riflettere sulle condizioni di vita delle persone nei Lager e si conclude con una sorta di minaccia ovvero: se voi dimenticherete ciò che è stato, vi crolli la casa, vi opprimano le malattie e i vostri figli non vi guardino più.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)

Dopo la poesia, seguono 17 brevi capitoli, con un andamento diverso a seconda degli episodi narrati: il resoconto degli avvenimenti in ordine cronologico; le descrizioni associate al vissuto dell’autore che ricorda la vita nel campo di Buna-Monowitz; il racconto diaristico nelle ultime pagine, del precipitare degli eventi, nella prospettiva di abbandonare il campo.

Il narratore è in prima persona e coincide con l’autore. La prosa essenziale aderisce con razionalità alla materia trattata, senza scadere nella cronaca. L’uso del presente che descrive gli avvenimenti nel momento in cui accadono vuole testimoniare che il Lager, per chi lo ha conosciuto, continua a incombere sulla vita di quelle persone.

Il racconto inizia il 13 dicembre 1943, quando Levi fu catturato dalla milizia fascista, fino al 27 gennaio 1945, quando i russi arrivarono nel campo.

Nelle prime scene prende vita l’immagine dei vagoni dei treni che trasportano una massa di persone in preda a smarrimento e rabbia. I prigionieri, una volta scesi sulla banchina, appaiono come ombre dinanzi alle SS tedesche, di cui non capiscono la lingua. È lo stesso narratore a suggerire l’idea dell’arrivo al Lager come all’inferno, con una citazione dantesca.

Il linguaggio è semplice, le frasi brevi ma piene di figure retoriche che intendono sottolineare il silenzio irreale della situazione iniziale. L’autore inizia poi a descrivere le operazioni dei nazisti al fine di annullare l’umanità dei deportati già al loro ingresso nel campo: questi ultimi vengono privati degli abiti e delle scarpe, sono rasati a zero, vengono condotti alle docce per la disinfezione. Viene negato loro anche il proprio nome e sostituito da un numero tatuato sul polso sinistro. La scelta di uno stile sobrio e semplice è per creare un rapporto diretto con il lettore; l’uso del polisindeto esprime l’incalzare dei sentimenti dei prigionieri e la loro angoscia sempre crescente. Nei capitoli successivi, si seguono le avventure dell’autore stesso nel campo: l’apprendimento delle regole fondamentali per cercare di sopravvivere nel campo, alcune amicizie nate durante il lavoro o con i compagni di cabina, la sua esperienza in Ka-Be (ovvero l’infermeria) che gli permette di stare 20 giorni al riposo. Parecchio tempo dopo essere entrato nel campo, si presenta l’occasione di migliorare la propria situazione. Al campo poi viene aperto un Kommando Chimico e Primo riesce a farne parte insieme al suo amico Alberto. All’inizio tutto consisteva solo nel trasportare cloruro di magnesio, poi dovranno superare un esame per diventare specializzati e Primo Levi si rende conto che quella è la sua unica speranza di salvezza. Nel mezzo dell’estate giungono nel campo notizie di uno sbarco in Normandia, dell’offensiva russa e del fallito attentato a Hitler. Queste notizie fanno nascere grandi speranze anche perché erano cominciati i bombardamenti nei campi sempre più prossimi. Nell’ottobre del ’44 la situazione nel campo era insostenibile, le baracche sovraccariche di prigionieri, quindi ci fu una selezione per dimezzare il numero di persone.

L’11 gennaio 1945 Levi si ammala di scarlattina e viene ricoverato in Ka-Be e questa fu la fortuna che gli permise di salvarsi. Infatti qualche giorno più tardi si viene a sapere che il campo sarà evacuato per via dei Russi. Il medico annuncia quindi che gli ammalati in grado di camminare sarebbero partiti con i sani per una marcia di venti chilometri, mentre gli altri sarebbero rimasti lì. Levi è costretto a rimanere in infermeria per essere troppo debole e ancora febbricitante e viene abbandonato con un altro gruppo di pazienti malati gravemente.

Nei dieci giorni seguenti iniziano i bombardamenti, alcune baracche vengono colpite e distrutte, i tedeschi in fuga avevano portato via tutto e non c’era più niente al campo che funzionasse. Con l’aiuto di un francese riesce a trovare una stufa, della legna e delle patate. I prigionieri cercano di organizzarsi per sopravvivere con quello che trovano rovistando ovunque, ma il numero di morti aumenta ogni giorno e sopravvivere è sempre più difficile; finché il 27 gennaio non arrivarono i russi, i quali liberarono il campo e portarono in salvo chi ancora era in vita.

Storia

Il nazismo

Dopo la sconfitta della Prima guerra mondiale e la fuga del Kaiser Guglielmo II, nel 1918 in Germania viene proclamata la Repubblica di Weimar. La Germania è condannata a pagare ingenti danni di guerra ai vincitori e per questo la situazione economica è disastrosa, vengono stampate grandi quantità di banconote che hanno sempre meno valore e questo aumenta l’inflazione. Hindenburg viene eletto Presidente della Repubblica ma la situazione rimane difficile anche a causa della crisi economica che nel 1929 porta al crollo della Borsa di New York; infatti se la Repubblica di Weimer poteva garantirsi un buon livello finanziario era solo grazie agli aiuti degli Stati Uniti. In un clima arroventato dai disordini sociali e dalla grave situazione economica, nel 1919 si formò il Partito dei lavoratori tedeschi, guidato dall’austriaco Adolf Hitler. Grazie alle sue capacità oratorie e alla sua intraprendenza nel febbraio del 1920 dette vita a un nuovo movimento politico denominato nazionalsocialista.

Nel 1923, Hitler e il suo partito tentarono un colpo di stato, il cosiddetto “putsch di Monaco”, che però fallì miseramente. Hitler fu arrestato e condannato a cinque anni di carcere, dei quali ne scontò soltanto uno. Durante il tempo trascorso in carcere, Hitler mise a punto il Mein Kampf (La Mia Battaglia), un saggio pubblicato nel 1925 attraverso il quale espose il suo pensiero politico e delineò il programma del partito nazista.

1. La teoria dello spazio vitale

La teoria dello “spazio vitale” (Lebensraum in tedesco) è la teoria nazista secondo la quale il popolo tedesco doveva avere un’unica grande patria. Proprio per questo, invase i Sudeti in Repubblica Ceca e unì l’Austria alla Germania. Era infatti sua ferma convinzione che se una razza dominante necessitava di uno spazio vitale, avesse pienamente il diritto di occuparlo, eliminando o riducendo in schiavitù le razze locali (pangermanismo).

2. La teoria della superiorità della razza ariana

Il nazismo sosteneva infatti la teoria della superiorità assoluta e indiscutibile della cosiddetta razza ariana, alla quale andava attribuito il merito esclusivo del progresso dell’umanità e la cui purezza doveva essere difesa contro ogni pericolo di inquinamento. Dato che secondo Hitler la razza ariana si identificava nella razza germanica, compito principale e fondamentale dello Stato nazista doveva essere quello di dare corso a un intenso processo di purificazione, allo scopo di ricreare un solido gruppo razziale tedesco, destinato a esercitare un incontrastato predominio sulle altre razze impure e inferiori.

3. L’antisemitismo e le leggi di Norimberga

Più in particolare il razzismo nazista individuò il principale nemico nel popolo ebraico, considerato come l’origine di tutti i mali del mondo, compresi quelli della Germania.

Secondo Hitler l’ebraismo era una vera e propria malattia, da cui discendevano il liberalismo, la democrazia, il marxismo, tutti pericoli che dovevano essere eliminati. Ne conseguì una politica che mirava a una progressiva e spietata persecuzione degli Ebrei, ritenuti una razza impura, anzi una vera e propria antirazza. In principio vi furono provvedimenti discriminatori tesi a impedire la frequenza scolastica, l’esercizio di libere professioni e di altre particolari attività. La persecuzione divenne poi sistematica con la promulgazione delle leggi di Norimberga (15 settembre 1935): attraverso questi provvedimenti gli Ebrei furono privati della cittadinanza tedesca, fu loro vietato contrarre matrimoni con altri cittadini tedeschi e furono obbligati a esibire sugli abiti la stella gialla di David, in modo da essere ben riconoscibili in pubblico.

Nel frattempo, la situazione dell’economia tedesca stava migliorando, grazie all’apertura nel 1922 di relazioni diplomatiche e commerciali con l’Unione Sovietica e soprattutto all’intervento diretto degli Stati Uniti nell’economia tedesca attraverso il piano Dawes. Tale piano permise la ripresa dei meccanismi produttivi e consentì la diffusione sui mercati di merci tedesche altamente competitive, grazie anche ai bassi costi di produzione e all’inflazione. In tal modo la Germania fu nuovamente in condizioni di pagare le riparazioni di guerra alle potenze vincitrici europee, a loro volta debitrici nei confronti degli Stati Uniti.

Nello stesso tempo anche la politica internazionale cominciava a volgere in senso positivo, soprattutto per merito degli Stati Uniti. Nell’ottobre 1925 Francia e Germania, con la garanzia dell’Inghilterra e dell’Italia, firmarono nella città di Locarno un patto in base al quale diventavano definitivi alcuni punti fondamentali stabiliti dal trattato di Versailles. I Tedeschi in particolare riconobbero la cessione alla Francia dell’Alsazia e della Lorena e s’impegnarono a non modificare con le armi la nuova situazione politica. In questo modo la Germania rassicurò le altre potenze europee sulla propria affidabilità e l’anno successivo fu ammessa alla Società delle nazioni (1926), segno inconfondibile di una concreta riconciliazione intervenuta tra vincitori e vinti.

Il patto Briand Kellog

Un ulteriore passo verso la distensione dei rapporti internazionali fu fatto nell’agosto 1928, quando venne firmato il patto Briand-Kellog, così detto dai nomi del ministro francese Briand, che vi aveva contribuito in modo determinante, e del segretario di Stato americano Frank Kellog, e sottoscritto dai rappresentanti di ben sessanta Stati, tra i quali l’Inghilterra, la Germania, il Belgio, l’Italia, l’Unione Sovietica e il Giappone. Tale patto rifiutava ufficialmente la guerra come mezzo per risolvere contese fra Stato e Stato e stabiliva l’appoggio incondizionato ai Paesi aggrediti in violazione degli accordi della Società delle Nazioni o del trattato di Locarno. Purtroppo il patto Briand Kellog era destinato a restare un atto di buona volontà, visto che la sua formulazione non prevedeva di imporre le decisioni collettive dei firmatari a chi si fosse rifiutato di riconoscerle.

Il piano Young riduce i risarcimenti tedeschi

La nuova situazione internazionale favorì una sempre più rapida ripresa dell’economia tedesca. Nel 1929 il finanziere americano Owen D. Young (1874-1962), presidente della Commissione internazionale per le riparazioni di guerra, intraprese una nuova iniziativa a favore della Germania, il cosiddetto piano Young, che riduceva notevolmente la portata dei risarcimenti dovuti dai Tedeschi, ma soprattutto permetteva loro di scaglionare le rate in sessant’anni; stabiliva inoltre la fine dell’occupazione della Renania da parte delle truppe franco-belghe, prevista dal trattato di Versailles.

Questo nuovo rapporto tra i popoli e le nazioni però non durò molto. Le conseguenze economiche e sociali della crisi del ’29 furono devastanti tanto negli Stati Uniti che in Germania. Aumentò di colpo il tasso di disoccupazione, sia i ceti medio-bassi che i borghesi e gli aristocratici erano in difficoltà e rinacquero così nuove forme di proteste sociali ed economiche. In questa società piena di disordini sociali-economici, Adolf Hitler riuscì ad assicurarsi l’appoggio dell’alta finanza, disposta a tutto pur di veder sorgere un regime autoritario, capace di garantire una maggiore tranquillità e una sicura protezione dei loro interessi, eliminando ogni forma di protesta sociale. Anche l’esercito, strettamente legato alla tradizione del militarismo prussiano, fu favorevole a una svolta autoritaria. D’altra parte Hitler si presentava ai milioni di combattenti delusi come il paladino del prestigio della nazione offeso dagli alleati a Versailles: a essi prometteva di riscattare il Paese dalla sconfitta subita restituendogli l’antica potenza.

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Sintesi

Razzismo, tesina

Questa tesina di terza media descrive il razzismo, nel passato fino ai nostri giorni. Gli argomenti che permette di sviluppare la tesina sono: in Storia: il Nazismo, in Italiano: "Se questo è un uomo" di Primo Levi, in Geografia: il Sudafrica, in Inglese: Martin Luther King and Rosa Parks, in Francese: le Racisme avec Léopold Sédar Senghor, in Scienze: Mendel e la genetica, in Matematica: la probabilità, in Tecnologia: il lavoro e l'immigrazione, in Educazione artistica: André Derain con "Il ponte di Charing Cross a Londra", in Musica: la musica nera, il gospel e gli spirituals, in Educazione fisica: le Olimpiadi.

Collegamenti tesina

  • Italiano - Primo Levi con "Se questo è un uomo"
  • Storia - Il Nazismo
  • Geografia - Il Sudafrica
  • Inglese - Martin Luther King and Rosa Parks
  • Francese - Le Racisme avec Léopold Sédar Senghor
  • Scienze - Mendel e la genetica
  • Matematica - La probabilità
  • Tecnologia - Lavoro e immigrazione
  • Educazione artistica - André Derain con "Il ponte di Charing Cross a Londra"
  • Musica - Musica nera: gospel & spirituals
  • Educazione fisica - Le Olimpiadi (e in particolare quelle del 1936 a Berlino con Jesse Owens)
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