Illustrazione di una ragazza al tavolo che esamina un contenuto sullo smartphone con una lente d’ingrandimento
Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale

Un video mostra qualcosa di incredibile, come un gattino che impugna una mitragliatrice o Gerry Scotti che segna a canestro con la stessa facilità del LeBron James dei tempi d’oro.

Le immagini sono nitide, i movimenti convincenti e tutto appare perfettamente reale. Eppure, quel filmato potrebbe essere stato creato interamente con l'intelligenza artificiale.

Distinguere i video autentici da quelli generati dall'AI sta diventando sempre più difficile, soprattutto quando scorrono rapidamente sui social.

Esistono però alcuni dettagli che possono tradire l'origine artificiale delle immagini: dalle espressioni del viso ai movimenti delle mani, fino alle incongruenze negli oggetti e nei suoni.

Ecco quali indizi osservare e come verificare se un video è davvero ciò che sembra.

Indice

  1. Mani, volti e movimenti: i dettagli che possono svelare un video AI
  2. Oggetti, scritte e sfondi: controlla cosa succede intorno ai protagonisti
  3. Voce e labbra fuori sincrono: come riconoscere i deepfake
  4. Video troppo perfetti o situazioni incredibili: quando è il caso di dubitare
  5. Come verificare se un video è stato generato dall'intelligenza artificiale

Mani, volti e movimenti: i dettagli che possono svelare un video AI

Uno dei primi elementi da osservare è il comportamento delle persone presenti nel filmato. I sistemi di intelligenza artificiale sono ormai capaci di riprodurre volti ed espressioni con un realismo sorprendente, ma possono ancora commettere errori nella rappresentazione dei movimenti e dei dettagli anatomici.

Le mani, per esempio, meritano particolare attenzione. Dita che cambiano forma, si sovrappongono in modo innaturale o sembrano fondersi con gli oggetti possono essere segnali di un video generato artificialmente.

Lo stesso vale per il viso. In alcune sequenze si possono notare lineamenti che cambiano leggermente, denti che assumono forme insolite, espressioni poco coerenti o dettagli che si deformano quando una persona gira la testa.

Anche i movimenti del corpo possono fornire indizi. Una camminata poco naturale, un braccio che sembra attraversare un oggetto oppure un movimento che cambia bruscamente senza una ragione apparente sono anomalie da approfondire.

Attenzione, però: nessuno di questi dettagli rappresenta una prova definitiva. Anche i video autentici possono contenere distorsioni dovute alla compressione delle immagini, alla scarsa illuminazione o a problemi di ripresa.

Inoltre, i sistemi AI più avanzati riescono sempre più spesso a generare persone e movimenti senza errori evidenti.

Oggetti, scritte e sfondi: controlla cosa succede intorno ai protagonisti

Per capire se un video è stato creato con l'intelligenza artificiale, può essere utile distogliere lo sguardo dal soggetto principale e concentrarsi su ciò che lo circonda.

Gli oggetti presenti nella scena, infatti, devono mantenere un aspetto coerente durante tutta la registrazione. Se una persona appoggia un bicchiere su un tavolo, quel bicchiere dovrebbe conservare forma, dimensioni e posizione, a meno che qualcuno non lo sposti.

Nei filmati generati dall'AI possono invece comparire oggetti che si deformano, dettagli che scompaiono o elementi che cambiano improvvisamente aspetto tra un fotogramma e l'altro.

Un altro indizio riguarda le scritte. Cartelli stradali, insegne dei negozi, loghi e testi stampati possono contenere lettere inventate, parole prive di significato o caratteri che si modificano mentre la telecamera si muove.

Vale la pena controllare anche luci, ombre e riflessi. Se una persona si trova davanti a uno specchio, per esempio, il suo riflesso dovrebbe seguire i movimenti in modo coerente. Un'ombra che cade nella direzione sbagliata o un riflesso incompatibile con la scena possono indicare un'anomalia.

Il trucco è osservare lo stesso dettaglio in momenti diversi del video, magari rallentando la riproduzione o fermando le immagini nei passaggi più complessi. Spesso le incongruenze diventano più evidenti proprio quando gli oggetti interagiscono tra loro.

Voce e labbra fuori sincrono: come riconoscere i deepfake

Non tutti i video manipolati con l'intelligenza artificiale vengono creati da zero. In alcuni casi si parte da una registrazione autentica e si interviene successivamente per modificare il volto o la voce di una persona.

È il caso dei deepfake, contenuti audiovisivi generati o alterati con l'AI che possono far apparire una persona mentre pronuncia frasi o compie azioni mai avvenute realmente.

Uno dei segnali da controllare è la sincronizzazione tra voce e movimento delle labbra. Se una persona parla, i movimenti della bocca dovrebbero corrispondere ai suoni pronunciati. Nei video manipolati possono invece verificarsi piccoli ritardi, movimenti imprecisi o passaggi poco naturali.

Anche l'audio può presentare anomalie: una voce eccessivamente uniforme, pause insolite, cambiamenti improvvisi di intonazione o una pronuncia poco credibile possono suggerire l'impiego di sistemi di sintesi vocale.

Bisogna però evitare conclusioni affrettate. Una sincronizzazione imperfetta può dipendere da un problema tecnico, mentre una voce artificiale particolarmente sofisticata può risultare indistinguibile da quella reale.

Per questo motivo, quando un personaggio famoso sembra fare una dichiarazione sorprendente, la verifica più importante consiste nel cercare conferme attraverso fonti attendibili, invece di affidarsi esclusivamente all'aspetto del filmato.

Video troppo perfetti o situazioni incredibili: quando è il caso di dubitare

Esistono poi segnali meno tecnici, ma altrettanto utili per valutare l'affidabilità di un contenuto.

Alcuni video generati con l'AI presentano immagini estremamente levigate, illuminazioni quasi cinematografiche e superfici prive delle imperfezioni tipiche delle riprese quotidiane. In determinate circostanze, questa resa visiva può contribuire a rendere artificiale l'aspetto della scena.

Il problema è che un'immagine molto bella non è necessariamente falsa, così come un video sgranato o mosso non è automaticamente autentico. Un criterio più utile riguarda la plausibilità di ciò che viene mostrato.

Se un filmato racconta un evento straordinario, un incidente clamoroso o una dichiarazione destinata a fare notizia, è ragionevole chiedersi perché non esistano altre testimonianze dello stesso episodio.

Per esempio, un video che mostra un evento eccezionale avvenuto in una piazza affollata dovrebbe poter essere confrontato con altri filmati, notizie o testimonianze indipendenti.

Anche la descrizione che accompagna il contenuto può offrire indicazioni importanti. Un video condiviso senza indicazioni sul luogo, sulla data o sulla provenienza, magari accompagnato da un titolo sensazionalistico, richiede maggiore cautela.

Come verificare se un video è stato generato dall'intelligenza artificiale

Quando i dettagli visivi non bastano, esistono strumenti che possono aiutare a ricostruire l'origine di un filmato.

Un primo metodo è la ricerca inversa per immagini. Si può mettere in pausa il video, acquisire uno screenshot di un fotogramma significativo e cercarlo attraverso strumenti come Google Lens.

Questa procedura permette di individuare eventuali versioni precedenti dello stesso contenuto, risalire alla pubblicazione originale o scoprire se le immagini sono già state utilizzate in un contesto differente.

Per analisi più approfondite si può ricorrere a strumenti di verifica come InVID-WeVerify, che consentono di estrarre fotogrammi da un video e confrontarli con altri contenuti disponibili online.

Esistono inoltre tecnologie progettate per identificare alcuni contenuti generati artificialmente.

Una di queste è SynthID, sviluppata da Google DeepMind, che inserisce nei contenuti prodotti da sistemi compatibili una sorta di filigrana digitale invisibile all'occhio umano. Questa può essere individuata attraverso strumenti di verifica dedicati, tra cui il SynthID Detector e le funzionalità disponibili in Gemini.

Un'altra soluzione è rappresentata dalle Content Credentials, credenziali digitali basate sullo standard C2PA che possono fornire informazioni sull'origine di un contenuto e sulle modifiche effettuate.

Quando sono presenti e verificabili, queste informazioni aiutano a ricostruire la storia di un'immagine o di un filmato.

Nessuno strumento, però, è infallibile. Un rilevatore può non riconoscere i contenuti prodotti con sistemi diversi da quelli supportati, mentre i dati sull'origine del file possono andare persi durante alcune operazioni di modifica o condivisione.

L'assenza di una filigrana o di metadati non dimostra quindi che un video sia autentico. Allo stesso modo, un responso automatico deve essere interpretato insieme agli altri elementi disponibili.

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