Il prologo è recitato da Polidoro, uno dei figli di Priamo (è citato nel terzo libro dell’”Eneide” e nella selva dei suicidi della “Divina Commedia”. Priamo, avendo visto che ormai la città di Troia aveva poche speranze di vincere la guerra, aveva mandato il figlio Polidoro, con delle ricchezza, da Polimestore. Polimestore, che avrebbe dovuto rispettare i sacri vincoli dell’ospitalità, preso dall’avidità, dal desiderio di ricchezza, uccide Polidoro. Tutte le frecce che hanno ucciso il ragazzo si trasformano in rami di mirto, ecco perché quando Enea fa un sacrificio agli dei, strappando questi ramoscelli, sente una voce che racconta una storia. Polidoro insieme ad Ettore, Paride, Polissena e Cassandra, essendo figlio di Priamo viene ucciso. La sua morta è sfruttata da Virgilio per dimostrare fino a che livello di crudeltà la brama di ricchezza dell’uomo può portare. Il caso di Polidoro è assimilabile a quello di Sicheo, marito di Didone, che era stato ucciso da un fratello della regina che voleva impadronirsi della ricchezza. Il prologo racconta questa vicenda mettendo in evidenza uno dei vizi dell’uomo che spesso si lascia trasportare da forze irrazionali tanto da comportarsi contro natura. È aggiunta una nuova rievocazione dei fatti dolorosi che hanno colpito Ecuba. Così come all’andata i greci avevano trovato difficoltà nel porto di Aulide per la partenza e quindi avevano dovuto consultare un oracolo, secondo il quale sarebbero partiti agevolmente solo dopo il sacrificio di una ragazza, Ifigenia, allo stesso modo i greci trovano difficoltà per il ritorno. L’esercito acheo è bloccato da venti avversi e quindi è necessario un sacrificio umano di una troiana, Polissena, che era stata data in schiava ad Achille. Ecuba supplica Ulisse perché questo sacrificio possa non avvenire. Polissena però non si vuole sottrarre al suo destino e affronta la morte con forza e con atteggiamento eroico. Polissena si offre a Neottolemo, figlio di Achille, per il suicidio. Come in altre tragedie non c’è la possibilità di rappresentare sulla scena la morte che viene quindi raccontata dagli araldi e dai messaggeri. Un’ancella porta poi ad Ecuba il corpo di Polidoro. Ai dolori raccontati nella vicenda delle “Troiane” si aggiungono queste altre due morti. Nell’ultima parte questo sommarsi di grandi dolori determina una reazione forte in Ecuba che decide di vendicarsi. Ecuba si vendica di Polimestore accecandolo e uccidendo i suoi figli. Polimestore si vendica a suo volta di Ecuba predicendo la metamorfosi di Ecuba in cagna e l’omicidio di Agamennone per mano della moglie.

Si ritrova anche in questa tragedia il dramma della guerra e della vendetta.

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