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L'universita' e' il sisterna di propagazione delle menzogne che tengono insieme la società umana la suprema perpetrazione della falsità ripetuta al punto da sembrare vera, contro qualsiasi prova contraria. Le lezione di verità e giustizia che vengono insegnate ai giovani studenti sono confuse in modo così palese dalla vita quotidiana, che è difficile comprendere come qualcuno possa credervi. Tuttavia lo fanno.
Ancora oggi, a mesi di distanza, il pensiero di quel luogo mi spaventa, non a causa del dolore fisico o del costante senso di morte incombente ho percorso molte strade altrettanto pericolose da quel punto di vista. L'universita' di Napoli mi spaventa quando penso ai sopravissuti, ai laureati, che esistono e si crogiolano nelle malvagie menzone che danno forma al loro mondo. Vivono nella convinzione che sia accettabile qualsiasi azione nefasta nel caso si riesca a mantenere l'impunità pur avendola commessa, che l'appagamento di sé sia l'aspetto più importante dell'esistenza, e che il potere giunga soltanto a colei o a colui che è abbastanza forte e abbastanza furbo da strapparlo dalle deboli mani di chi non lo merita più. A Napoli non c'è posto per la pietà, e tuttavia è la pietà, non la paura che conferisce armonia alla maggior parte delle classi. È l'armonia, l'operare per il raggiungirnento di obiettivi comuni, la strada che conduce alla grandezza. Le menzogne sommergono gli studenti di paura e di sospetto, confutano l'amicizia con la punta di una spada benedetta. L'odio e l'ambizione incoraggiati da questi principi effimeri sono la condanna del mio popolo, una
debolezza che esso percepisce come forza. ll risultato è un'esistenza paralizzante, paranoica, che i professori chiamano il vantaggio della ''media''. Non so come io sia sopravvissuto a tutto questo, come abbia scoperto le falsità con sufficiente tempismo da poterle usare per contrastarle, e così rafforzare gli ideali che mi sono più cari. Devo credere che sia stato grazie al Maestro. Attraverso le esperienze dei lunghi anni vissuti con Lui, che l'hanno esacerbato e che gli sono costate cosi' tanto, sono stato in grado d'udire le grida di protesta contro la falsità assassina; le grida di rabbia da parte delle guida di questa societa' i signori della violenza, che riecheggiano negli anfratti della mia mente e che vi osserveranno un posto per l'eternità: le urla dei bambini morenti. (Roberto Salvatore, rivisited)
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Napoli, 1 febbraio 2005

Caro diario,
il primo giorno di tirocinio e' stato entusiasmante. In poche ore si sono concentrate tutte le mie aspettative relative a questa nuova avventura, verso cui mi sono preparato al meglio e verso cui ho investito un po' del mio tempo e impegno. Flashback: il giorno 7 novembre 2004 di buon mattino mi ero svegliato con una sola idea nella testa: ''devo fare il tirocinio''! Era per me giunto il momento di verificare le attitudini specifiche relative alla professione dopo aver passato 12 esami esclusivamente a studiare teoria. Non che con cio' voglia dire che si sono trattati di due mesi noiosi, anzi forse rappresentano l'anticamera della mia escalation professionale e cio' a maggior ragione alla luce dei controversi giorni del mio passato in cui ha regnato l'oscurita' piu' della luce. Anche se i primi bagliori di una nuova era sono all'orizzonte, non potro' rivalutare ''quel periodo'' finche' non avro' il ''pezzo di carta'' sotto al naso. E cio' la dice lunga sul fatto che le periperizie che ho dovuto affrontare a causa della disorganizzazione del coordinamento nn hanno di certo contribuito ad ostacolare il mio cammino, ovvero la mia ''traversata'' per ragionare come Odisseo, e cmq, (visto che 2 mesi per ottenere l'autorizzazione sono assolutamente insufficenti rispetto alla media settimanale nazionale ma sono tuttavia discreti rispetto ai 5 o 6 mesi di molte altre sfortunate ragazze), si potrebbe addirittura affermare che laddove ci sono problemi, gli esseri umani sono portati non solo a raccapezzarsi in tutti i modi per cercare di risolverli ma anche e sopratutto di ''stop-parsi'' ogni tanto per far funzionare quella ''mammasantissima'' che gli ha donato il creatore: il cosiddetto CERVELLO. Nello spazio universitario colui che possiede il dono della creativita' rappresenta l'unica risorsa in grado di trovare la giusta via di salvezza mentre per chi e' affetto da beghe burocratiche o prassi ripetitive e' destinato a soccombere al caos; aggiungere a caldo i prof con i loro attacchi d'isteria e ci si ritrova quel tocco di disordine che rende il coordinamento tale. Ho cmq fatto le fotocopie di tutti i documenti, nn si sa mai. Dunque, dicevo, venne il giorno della scelta e avevo fortunatamente scaricato l'elenco da internet ma la rosa dei nomi era tanto ampia che nn mi sapevo decidere. Stabilii quindi un criterio partendo dalla base di esperienze che avevo gia' fatto in passato attraverso 10 anni di volontariato sia in ambito laico che nel peggio conosciuto ambito privato. Per quanto riguarda l'ambito di Napoli credo che occorra considerarla come una catagoria apparte (sob!) e quindi l'ho scartata senza pensarci due volte. L'occhio cade su una struttura situata nella sorridente penisola sorrentina chiamata Casa-famiglia Myriam. La sede e' situata a 1 ora di macchina circa e presenta il vantaggio di non subire liste d'attesa molto lunghe: cio' significa fare il tirocinio subito e non perdere tempo.

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Dopo 3 mesi di costante preparazione degli esami di Pedagogia (I e II modulo) e di Educazione degli adulti ho deciso in qualità di studente del Corso di Laurea in Servizio Sociale di svolgere i relativi esami.
Il giorno 6 febbraio 2006 alle ore 9:30 si presentavano all’appello circa duecento candidati e l’aula ne era stracolma. Non sapevo se la prova fosse scritta e solo all’ultimo momento mi è stato detto che sarebbe stato possibile per alcuni candidati fare l’esame orale. Percio' insieme ad altri candidati (circa una decina) ci offrimmo volontari. Purtroppo l’insegnate (dopo essere giunta con un ora di ritardo) ci fece accomodare fuori. Dopo circa un ora di tempo la Professoressa usci' dall’aula e disse al nostro gruppo che sarebbe stato impossibile svolgere gli orali in giornata ma che avrebbe fatto eccezione per uno o due persone che “avevano urgenza d’intenti”. Per quanto riguarda invece i rimanenti candidati, la Professoressa disse che ci sarebbe stato un avviso in tempi indeterminati. Dopo una breve consultazione di gruppo (in cui sono emerse le esigenze di quei studenti prossimi alla laurea tra cui il sottoscritto avendo conseguito 35 esami) mi sono offerto volontario per l’esame orale di Pedagogia I e II modulo insieme a un’altra ragazza che pero' portava solo il I modulo.
Alle 12:00 (contemporaneamente si stava svolgendo ancora la prova scritta) finalmente venne il mio turno ma il colloquio d’esame non si svolse nel migliore dei modi. Infatti piu' volte la Professoressa e' stata costretta ad alzarsi, mentre parlavo, per andare a controllare l’andamento dei compiti. Qualsiasi persona che si occupa di insegnamento può capire che ai fini di svolgere un corretto esame sia orale che scritto e' necessaria la massima attenzione del docente. In questo caso, pero', avevo la sensazione che la Professoressa non mi ascoltasse affatto, con la conseguenza di un incremento dello stato di tensione emotiva. Poiche' alla fine del colloquio la Professoressa non si sentiva soddisfatta, mi disse che avrei potuto svolgere una prova scritta immediatamente. Anche in questo caso ho accettato l’offerta sebbene mi sono sentito ingannato in quanto avrei dovuto svolgere una prova scritta relativa a due moduli d’esame in una quantità di tempo ridotta rispetto al resto dei candidati (precisamente dalle 12:30 alle 14:30).
Il giorno successivo 7 febbraio 2006 mi sono presentato all’appello per l’esame di Educazione degli Adulti. All’arrivo della Professoressa, col solito ritardo, sono stato richiamato in disparte e mi e' stato comunicato che non avrei potuto svolgere l’esame (in realte' un professore non può impedire lo svolgimento di un esame nei confronti di uno studente) in quanto ero stato bocciato all’esame scritto. La Professoressa era fuori di se', continuava a sostenere che, relativamente al I modulo, avevo utilizzato un programma diverso per lo svolgimento della prova e non mi e' stato neanche concesso di fissare un appuntamento per la correzione del compito. Inoltre, per quanto riguarda il II modulo, mi disse che avevo risposto bene a due domande e che per tale ragione mi sarebbe stata concessa la possibilità di “congelare” la registrazione in attesa del buon esito dell’altro compito che avrei sostenuto a giugno.
Il giorno 20 febbraio alle 13:30 ho incontrato di nuovo la Professoressa (nella stessa aula di ricevimento era presente il dott. Procaccini, assistente di Sociologia) per convincerla a mostrarmi le correzioni del compito visto che rientra nei miei diritti. La Professoressa continuava ad avere un atteggiamento ostile verso di me e a ribadire che “l’avevo presa in giro” e che al momento non aveva tempo per dedicarmi attenzione.
Dopo questa ennesima “aggressione” mi sono deciso a segnalare la situazione al Dott. Esposito, responsabile del neo sportello di collegamento docenti – studenti, il quale mi disse che avrebbe proposto di spostare gli eventuali prossimi esami in due distinte date per differenziare lo scritto dall'orale. A giugno rifeci l'esame ma la prof, aveva deciso di tenere due date, ma solo di orali. Alla fine l'ho superato con un misero 23 e con una preparazione inferiore alla precedente sessione. Secondo voi, mi sarebbe convenuto chiedere un indagine formale da parte della presidenza del CdL? Come fare in modo che non ricapiti piu' lo stesso problema?
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L'uomo e' nato libero, e dovunque e' in catene ( Contratto Sociale, Libro I, Capitolo 1).

''L'uomo e' buono per natura, e solo per via di queste istituzioni che gli uomini diventano cattivi'' (Lettere Morali)
La «bontà» dell'uomo, quella che egli ha sempre affermato e sostenuto, non é una qualità originaria del sentimento, ma una tendenza, una disposizione della volontà. Non è un'inclinazione istintiva alla simpatia, ma la capacità di un'autodeterminazione, ciò su cui questa bontà si fonda. Il suo vero fondamento non sta perciò negli impulsi della benevolenza naturale, ma nel riconoscimento di una legge morale, alla quale la volontà del singolo si sottomette liberamente. L'uomo è «buono per natura)) in quanto questa natura non si esaurisce in impulsi sensibili, ma in quanto essa per se stessa e senza aiuti esteriori si innalza al1'idea della libertà. Difatti il dono specifico, che differenzia I'uomo dagli altri esseri naturali, è la perfettibilità. Egli non si ferma al suo stato originario, ma mira a sollevarsi al di sopra di esso; non si accontenta della dimensione e del. tipo d'esistenza che gli viene immediatamente dalla natura, ma non lascia andare finché non abbia creato e costruito una nuova forma di esistenza. Ma, rinunciando in tal modo alla guida della natura, rinuncia anche naturalmente alla protezione e ai benefici che essa originariamente gli offre. Egli si vede spinto su una via senza fine, lasciato in balia di tutti i pericoli di questa via. E Rousseau, specie nei suoi primi scritti, non si stanca di dipingere questi pericoli.

La «perfettibilità» è la fonte da cui ha origine tutta la saggezza, ma da cui hann.o origine anche tutti gli errori dell'uomo; dalla quale sgorgano tutte le sue virtù ma anche tutti i suoi vizi. Essa sembra innalzarlo al di sopra della natura ma lo rende nel contempo tiranno della natura e di se
stesso. Eppure non possiamo privarci di essa; perché non è possibile arrestare il corso della natura umana: «la nature humaine ne rétrograde pas». Noi non possiamo opporci al «progresso», ma non dobbiamo d'altra parte abbandonarci a esso senz'altro. Bisogna guidarlo e deter-minare con autonomia il fine cui tende. La perfettibilità ha awolto I'uomo nel suo attuale processo evolutivo in tutti i mali della società, 1'ha condotto all'inuguaglianza e alla schiavitù. Ma è proprio essa e soltanto essa quella che può divenire la guida nel labirinto in cui 1'uomo si è smarrito. Essa può e deve spianargli nuovamente la via verso la libertà; perché la libertà non è un dono che una natura gentile ha messo nella culla dell'uomo. Essa esiste solo in quanto egli se la conquista e il possesso di essa è inseparabile da questa conquista continua. Ciò che Rousseau esige dalla società umana, e ciò che egli si aspetta dalla sua futura costruzione, non è perciò che essa aumenti la felicità, il benessere e il piacere dell'uomo; ma che ne assicuri la libertà riconducendolo in tal modo alla sua veI-a destinazione. All'utilitarismo delle teoríe politiche e sociali del1'Encyclopédie contrappone nettamente il puro ethos del diritto. E in questo ethos egli trova in ultima analisi la suprema, anzi 1'unica dimostrazione dell'originaria bontà della natura umana.
Solo valutando questo momento e valutandolo giustamente nel complesso della concezione fondamentale di Rousseau, viene nella sua vera luce il nuovo principio da lui sostenuto. Si mostra pure, adesso, che anche il suo appello al sentimento ha in sé due tend.enze assolutamente diverse. Attraverso la concezione della forza originaria del sentimento, Rousseau raggiunge una comprensione nuova della natura; attraverso di essa egli giunge al centro del suo vivente divenire.
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L'espressione latina homo homini lupus (lett. "l'uomo è un lupo per l'uomo";), il cui precedente più antico si legge nel commediografo latino Plauto ("lupus est homo homini", Asinaria, v. 495), riassume la condizione dell'uomo nello stato di natura descritto dal filosofo inglese Thomas Hobbes.

Secondo Hobbes, la natura umana è fondamentalmente egoistica, e a determinare le azioni dell'uomo sono soltanto l'istinto di sopravvivenza e di sopraffazione. Egli nega che l'uomo possa sentirsi spinto ad avvicinarsi al suo simile in virtù di un amore naturale. Se gli uomini si legano tra loro in amicizie o società, regolando i loro rapporti con le leggi, ciò è dovuto soltanto al timore reciproco.

Nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, infatti, ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cerca di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei suoi desideri. Ognuno vede nel prossimo un nemico. Da ciò deriva che un tale stato si trovi in una perenne conflittualità interna, in un continuo bellum omnium contra omnes (lett. "guerra di tutti contro tutti";) (Hobbes, De cive, 1, 12), nel quale non esiste torto o ragione (che solo la legge può distinguere), ma solo il diritto di ciascuno su ogni cosa (anche sulla vita altrui).

Fuori dall'ambito strettamente filosofico, al giorno d'oggi l'espressione è utilizzata per sottolineare, in tono ora ironico ora sconsolato, la malvagità e la malizia dell'uomo. Ha lo stesso valore di Mors tua vita mea La tua morte è la mia vita. La sentenza è la palese rappresentazione dell'egoismo umano.
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