dile321
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FRANCISCO PIZZARRO

....perfavore aiutatemi è urgente...grazie :cry :bleah :thx :cry :dead :dead
Giuseppe^^
Giuseppe^^ - VIP - 3519 Punti
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Francisco Pizarro (Trujillo, 1475 circa – Lima, 26 giugno 1541) è stato un condottiero spagnolo, conquistatore dell'Impero Inca e fondatore della città di Lima, attuale capitale del Perù.

Era un figlio illegittimo di un distinto colonnello di fanteria, Gonzalo Pizarro Rodríguez de Aguila, detto "el largo" che, al seguito del grande condottiero spagnolo Gonzalo Fernández de Córdoba, si distinse nelle campagne militari in Italia e in Navarra. La madre, tale Francisca Gonzales y Mateos, era una donna di umili origini, probabilmente una fantesca della sorella del colonnello, Beatríz Pizarro.

Nacque sicuramente a Trujillo, ma l'anno della sua nascita è incerto e i suoi molti biografi hanno proposto date contrastanti, comunque comprese tra il 1471 e il 1478, anche se la più probabile sembra il 1475.

Malgrado fosse nato al di fuori del matrimonio, Francisco venne riconosciuto dal padre e poté assumerne il nome, ma non per questo venne ammesso nella famiglia dei Pizarro e crebbe con la madre ed i parenti di questa. La sua educazione fu assai limitata e pare che non sapesse leggere e scrivere, anche se era capace di riprodurre la sua firma, come provano alcuni documenti da lui sottoscritti.

Sulla sua fanciullezza sappiamo che essendo la madre una contadina, e poiché non fece formalmente parte della famiglia del padre, fu un contadino anche lui: un pastore di maiali, fuggito nelle Americhe, per timore della punizione conseguente alla perdita di un esemplare.

Sappiamo poco della vita di Francisco Pizarro prima del suo arrivo nelle Indie, avvenuto nel 1502 con la spedizione di Nicolás de Ovando, il nuovo governatore dell'isola di Hispaniola, anche se lo storico cinquecentesco López de Gómara parla di una sua esperienza militare in Italia, al seguito del padre e in compagnia di suo fratello Hernando.

Le prime notizie degne di nota lo vedono partecipare, nel 1509, alla disgraziata spedizione di Alonso de Ojeda verso Urabá nell'attuale Colombia. Nel 1513 si aggregò a Vasco Núñez de Balboa che, esplorando l'istmo di Panamá giunse fino alle coste del Pacifico. Successivamente, quando Balboa cadde in disgrazia presso le autorità spagnole, fu proprio Pizarro che provvide al suo arresto e che, per ricompensa della sua azione, venne nominato dal governatore Pedro Arias Dávila, sindaco della città di Panamá. Dal 1519 al 1523 si dedicò allo sfruttamento di alcune "encomiendas" che gli apportarono un piccolo capitale, sufficiente a vivere agiatamente, ma non adeguato alle sue ambizioni. Pizarro usa gli stessi metodi di Hèrnan Cortès per conquistare gli Inca

Nel 1522 giunse a Panamá la notizia delle immense fortune rinvenute da Hernán Cortés nelle sue spedizioni in Messico. La fortunata avventura stimolò in Pizarro il desiderio di eguagliare il suo valoroso concittadino e le sue mire si indirizzarono verso i territori meridionali, ancora inesplorati e sulla cui ricchezza circolavano svariate leggende.

Erano però necessari degli ingenti capitali e una autorizzazione governativa, ma entrambi vennero trovati grazie ad una associazione con altri interessati. Questi erano un altro avventuriero, Diego de Almagro e l'ecclesiastico Hernando de Luque. Almagro era, come Pizarro, un veterano delle Indie, provato in svariate imprese nel Nicaragua e desideroso di incrementare la sua fortuna. Era piccolo di statura, ma coraggioso quanto pochi e avvezzo alle vicissitudini in terre inesplorate. Era franco, leale e generoso e possedeva innata la capacità di comandare e di farsi apprezzare dalle sue truppe. Luque era solo un prestanome, in quanto il capitale che immise nell'impresa veniva da un alto personaggio, il giudice Gaspar d'Espinosa, che non voleva figurare. Un quarto socio, ancora più occulto di Espinosa, era, infine, il governatore Pedrarias, che pretese un quarto dei possibili proventi per concedere la necessaria autorizzazione.

La spedizione, partita nel 1524, si rivelò un vero disastro. Le coste dell'odierno Ecuador erano allora per un buon tratto selvagge e inabitate, ma gli esploratori non ne erano a conoscenza e procedettero ad una capillare ricognizione tra giungle ostili e paludi malsane perdendo numerosi uomini. Quando infine decisero di rientrare a Panamá, con un nulla di fatto, dovettero affrontare l'ostilità del governatore che rinfacciò loro la scomparsa di tanti soldati. Solo la diplomazia di Luque permise di ottenere l'autorizzazione per un ulteriore tentativo, ma Pedrarias pretese di essere sciolto dalla società in cambio di 1.500 pesos d'oro e, con quella limitata somma, perse così ogni diritto sul futuro tesoro del Perù.

La seconda spedizione non ebbe, almeno all'inizio, risultati migliori della precedente e mise a repentaglio la vita di tutti i suoi componenti perennemente in lotta con le insidie della giungla e la minaccia di morire di fame. Almagro, tornato a Panamá per rifornirsi, venne arrestato dal nuovo governatore, Gabriel de los Ríos, che inviò tuttavia un vascello per far rimpatriare i sopravvissuti.

Pizarro però si ostinò nel suo tentativo e con tredici commilitoni rifiutò di reimbarcarsi, dichiarandosi disposto a morire sul posto piuttosto che rientrare umiliato. Le preghiere di Luque e le richieste di Almagro ottennero, infine, dal governatore il permesso di inviare un piccolo vascello, al comando del pilota Ruiz, per raccogliere quegli irriducibili, sotto, però, la condizione perentoria di cessare ogni esplorazione nel lasso di tre mesi.

Quella che doveva essere una spedizione di soccorso si rivelò invece la vera chiave di volta per la scoperta del regno degli Inca. Ruiz infatti incrociò una balsa carica di indigeni e seppe dell'esistenza di una ricca città poche leghe più a Sud. Imbarcato Pizarro, decise di veleggiare in quella direzione e pervenne effettivamente a Tumbez, la porta marittima dell'impero peruviano. Quando tornarono a Panamá, i fortunati esploratori potevano mostrare, a riprova dei loro racconti, alcuni monili d'oro, dei manufatti elaborati e alcuni lama, unitamente a dei giovani indigeni raccolti sul posto.

I loro racconti parlavano di una città in pietra, ricca d'oro e segno evidente di una civiltà progredita, ma la loro fama era ormai rovinata e tutti li presero per pazzi ed invasati e nessuno, tanto meno il governatore, prese in esame l'ipotesi di procedere ad una ulteriore spedizione.

L'ostinazione era però la caratteristica principale di Pizarro e dei suoi soci e, i tre, quantunque rovinati, concepirono l'ardito proposito di chiedere aiuto direttamente alla Corona. Con un ultimo sforzo riuscirono a raggranellare, a prestito, il denaro necessario e Pizarro, a nome di tutti si imbarcò per la Spagna.

FONTI:

http://it.wikipedia.org/wiki/Francisco_Pizarro
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33163 Punti
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Ciao,
la risposta di Giuseppe va bene, ma guarda anche tra i nostri appunti di storia anche le sue imprese oltre alla biografia:

https://www.skuola.net/storia-moderna/conquistadores.html
https://www.skuola.net/storia-moderna/conquista-americhe-1492-1849x.html
https://www.skuola.net/storia-moderna/nuovi-mondi-scoperte.html
https://www.skuola.net/storia-moderna/francisco-pizarro-sconfitta-inca.html
https://www.skuola.net/storia-moderna/scoperte-geografiche.html

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