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shineonmeoned
shineonmeoned - Erectus - 56 Punti
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COSA DICE IN POCHE PAROLE QUESTA PARTE?
L’Europa di Carlo Magno La fi ne dell’unità romana lasciò ovunque un vuoto che fu progressivamente colmato in modi e tempi diversi. In Europa ciò avvenne con l’avvio della fusione tra popolazioni latine e popolazioni germaniche. L’Impero “romano” di Carlo Magno ebbe una dislocazione più nettamente europea e trasformò il continente da nozione geografica a realtà politica racchiusa in confini che non avevano precedenti storici. Il genere di unità che si venne determinando entro questi confini continuò a dipendere in misura considerevole dall’eredità romana, sulla quale il nuovo complesso di domini fondava il proprio prestigio, e il latino fu l’unica lingua scritta nella comunicazione fra le persone colte al di là dei molteplici dialetti parlati. D’altra parte, i possedimenti carolingi non comprendevano la Spagna e la Sicilia e l’autorità imperiale non riuscì a imporsi sull’Italia meridionale. Il punto essenziale è però che il Reno non costituiva più una frontiera: la regione renana, dove si trovava la capitale imperiale Aquisgrana, era al contrario diventata il centro di una costruzione territoriale continua, che includeva sia la Gallia sia la Germania, compresa la Sassonia, conquistata e cristianizzata con la forza da Carlo Magno. Nei secoli VIII-X il nome “Europa” è usato frequentemente come equivalente di “Impero”, tanto che in un testo di poco anteriore all’800 Carlo viene chiamato «il re padre dell’Europa». La coesione politica di questa Europa finì con la deposizione di Carlo III il Grosso nell’887. Già nell’843 il trattato di Verdun aveva diviso l’Impero in tre regni ben distinti, anche se tutti retti da una dinastia franca e carolingia: un Regno dei franchi occidentali, un Regno dei franchi orientali e un “Regno di mezzo” più composito. Quest’ultimo, che includeva il Regno d’Italia (cui restava associata la corona di imperatore), era destinato a mostrarsi poco vitale (successivamente si suddivise infatti nei diversi ducati e contee dei Paesi Bassi, di Lorena G , di Borgogna e di Provenza).
Gli storici hanno dato grande importanza al trattato, ponendo la ratifica della spartizione alle origini delle future nazioni di Francia e Germania. Ma si può dire che con esso cominciarono a esistere i “francesi” e i “tedeschi”? La rappresentazione dei due regni su una carta non deve trarre in inganno. Entrambi avevano una debole omogeneità. In quello occidentale, la regione a nord della Loira vedeva un più netto predominio dei franchi: può perciò essere detta “Francia” già nel IX-X secolo e i suoi abitanti, risultato della fusione di franchi e gallo-romani, possono essere chiamati con largo anticipo “francesi”. Sfuggiva però al Regno il controllo sulla Bretagna, mentre a sud l’Aquitania diventò un ducato autonomo con una propria dinastia. Né il Regno orientale era la “Germania”, ma solo l’insieme dei quattro ducati che prendevano nome dalle diverse popolazioni prevalenti al loro interno e che per il momento erano uniti dalla comune soggezione ai dominatori franchi: i franchi stessi in Franconia, i sassoni in Sassonia, gli svevi e gli alemanni in Svevia, i bavari in Baviera. A differenza di “Europa”, in epoca romana la parola “Italia” designava sia un’unità geografica ben definita, sia un’unità politica e amministrativa. Nel Regno d’Italia, istituito nell’806 da Carlo Magno, la fusione della popolazione latina e di quella longobarda era piuttosto avanzata e alcuni storici, con molta buona volontà, hanno ritenuto legittimo parlare di “italiani” anziché di “italici”. Il Regno includeva però solo il centro-nord del paese (tranne Venezia, che continuava a dipendere da Costantinopoli) e si arrestava al Patrimonio di san Pietro G . Le regioni meridionali erano invece diventate un mondo a parte, con un Ducato longobardo di Benevento ancora forte e la soggezione di Puglia, Basilicata e Calabria alla sovranità bizantina. Accanto a quella carolingia esisteva nel IX-X secolo una “seconda Europa” che faceva parte dell’Impero bizantino. Pur non essendo una realtà propriamente europea, perché si estendeva anche sull’Asia Minore (l’attuale Turchia), l’Impero bizantino continuava a chiamarsi romano e a rivendicare un potere universale. Dopo una breve guerra, Costantinopoli si era risolta a riconoscere l’incoronazione di Carlo Magno, ma l’antagonismo fra l’Oriente greco e l’Europa carolingia aveva ancora avuto modo di manifestarsi attraverso i conf itti tra la chiesa romana e la chiesa greca. Una vera rottura si ebbe con il cosiddetto scisma G d’Oriente del 1054, determinato da cause politiche, teologiche e liturgiche: il rifiuto del patriarca di Costantinopoli di riconoscere il primato della chiesa romana e del papa, la diversa interpretazione del dogma della Trinità, le polemiche su come doveva essere somministrata la comunione. Il papa e il patriarca si scomunicarono a vicenda, producendo all’interno della cristianità una divisione che aveva origini lontane e che non è stata più sanata.

Questa risposta è stata cambiata da gio_1984 (18-10-16 11:51, 11 mesi 9 giorni )
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33101 Punti
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Gli storici considerano importante il trattato di Verdun, perché lo considerano come quel trattato che definisce i territori di Germania e Francia. Questo avveniva sulla carta, perché in realtà i due regni non erano omogenei: i "francesi" erano quelle popolazioni nate dalla fusione tra franchi e gallo-romani, mentre "tedeschi" erano considerate le popolazioni di quattro ducati che erano stati sotto il dominio dei franchi: i franchi stessi in Franconia, i sassoni in Sassonia, gli svevi e gli alemanni in Svevia, i bavari in Baviera. Mentre in epoca romana l'Italia era un'unità di tipo geografico, politico e amministrativo, sotto Carlo Magno il Regno d'Italia, che fu creato nell'806, era dato dalla fusione tra popolazione latina e popolazione longobarda, per questo motivo gli storici definivano questi popoli "italiani". In realtà questa visione non è del tutto corretta, perché il regno d'Italia comprendeva solo gran parte dell'Italia centro-settentrionale e terminava con il Patrimonio di san Pietro G. L'Italia meridionale, infatti, era sotto altri domini, per cui una realtà a parte. Il regno d'Italia fondato da Carlo Magno faceva parte dell'"Europa" carolingia quindi; accanto all'Europa carolingia vi era anche "l'Europa" bizantina che faceva parte dell'impero bizantino, che si continuava a definire impero romano, con l'appellativo di "universale".
Dopo una guerra tra Franchi e bizantini, questi ultimi riconobbero l'incoronazione di Carlo Magno, ma il contrasto tra Oriente greco e Europa carolingia era comunque vivo attraverso lo scontro di vedute tra chiesa greca e chiesa romana. Questo scontro fu evidente in seguito allo scisma d'Oriente che nel 1054 condusse il patriarca greco a non riconoscere la supremazia della chiesa romana e dell'autorità papale, interpretando in modo differente il dogma della trinità e della somministrazione della comunione. Papa e patriarca la pensavano in maniera differente e, scomunicandosi a vicenda, diedero vita a una frattura nell'ambito della cristianità.

Spero sia chiaro quanto spiegato :)

Ciao,
Giorgia.

Questa risposta è stata cambiata da gio_1984 (18-10-16 15:59, 11 mesi 9 giorni )
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33101 Punti
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Ciao Shine,
vediamo un po': con la fine dell'impero romano, furono fondati regni che unirono insieme popoli latini e popoli germanici. Un impero europeo molto importante fu quello su cui governò Carlo Magno. L'eredità lasciata dall'impero romano fu evidente dato che che si scriveva in latino, soprattutto nelle comunicazioni tra persone di alto lignaggio. Carlo Magno riuscì ad avere il controllo su molti territori: dalla Sassonia alla Gallia e dalla Germania all'Italia, con esclusione però dell'Italia meridionale. A tal proposito Carlo Magno riuscì a impostare un grande regno europeo.
L'unità di questo grande impero però si sarebbe sfaldata con la deposizione di Carlo III il Grosso nell’887 e la divisione del regno in tre entità distinte sancite dal Trattato di Verdun: n Regno dei franchi occidentali, un Regno dei franchi orientali e un “Regno di mezzo” che includeva anche territori italiani.

Come sai non facciamo riassunti. Io ti ho fornito una spiegazione di metà degli eventi che riguardarono i territori conquistati da Carlo Magno, però l'altra parte del testo che hai riportato qua la devi studiare con attenzione e se hai delle difficoltà scrivici i tuoi dubbi come hai fatto l'altra volta con filosofia, in cui hai chiesto una mano.

Ciao,
Giorgia.
shineonmeoned
shineonmeoned - Erectus - 56 Punti
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Ecco ciò che ho capito: Con la sua elezione a imperatore nella notte di Natale dell'800, Carlo Magno tentò idealmente di ricostruire l'unità perduta richiamandosi all'unità romana.
L’Europa è solamente da considerarsi dal punto di vista geografico,infatti non esiste più la civiltà europea. Tra Europa e Asia ci sono dubbi sui confini, l’unica certezza è che la civiltà finiva alla frontriera del Danubio, oltre il quale c’erano popolazioni barbare.Carlo Magno trasformò l’impero romano da nozione geografica a realtà politica e su ciò influì l’eredità politica. Il merito di Carlo Magno fu quello di dare compattezza a parte dei territori europei: il termine "impero" divenne sinonimo di "Europa" e Carlo Magno ne fu il padre ideale. Il latino era l’unica lingua scritta e il Reno, che divideva il mondo civile da quello barbaro, diventa centro, con Carlo Magno, di un territorio contiguo che includeva Gallia, Germania e Sassonia. Tale coesione politica finì nell’843 con il trattato di Verdun. L’impero venne diviso in tre regni: regno dei Franchi orientali, regno dei Franchi occidentali e regno di mezzo che comprendeva il Regno d'Italia istituito nell'806.

PIU' CHE ALTRO E' L'ALTRA PARTE CHE HO BISOGNO DI CAPIRE BENE.
melody_gio
melody_gio - Tutor - 33101 Punti
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Ciao Shine,

riporti esattamente la parte che non hai capito bene sul topic?

Grazie,
Giorgia.
shineonmeoned
shineonmeoned - Erectus - 56 Punti
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Gli storici hanno dato grande importanza al trattato, ponendo la ratifica della spartizione alle origini delle future nazioni di Francia e Germania. Ma si può dire che con esso cominciarono a esistere i “francesi” e i “tedeschi”? La rappresentazione dei due regni su una carta non deve trarre in inganno. Entrambi avevano una debole omogeneità. In quello occidentale, la regione a nord della Loira vedeva un più netto predominio dei franchi: può perciò essere detta “Francia” già nel IX-X secolo e i suoi abitanti, risultato della fusione di franchi e gallo-romani, possono essere chiamati con largo anticipo “francesi”. Sfuggiva però al Regno il controllo sulla Bretagna, mentre a sud l’Aquitania diventò un ducato autonomo con una propria dinastia. Né il Regno orientale era la “Germania”, ma solo l’insieme dei quattro ducati che prendevano nome dalle diverse popolazioni prevalenti al loro interno e che per il momento erano uniti dalla comune soggezione ai dominatori franchi: i franchi stessi in Franconia, i sassoni in Sassonia, gli svevi e gli alemanni in Svevia, i bavari in Baviera. A differenza di “Europa”, in epoca romana la parola “Italia” designava sia un’unità geografica ben definita, sia un’unità politica e amministrativa. Nel Regno d’Italia, istituito nell’806 da Carlo Magno, la fusione della popolazione latina e di quella longobarda era piuttosto avanzata e alcuni storici, con molta buona volontà, hanno ritenuto legittimo parlare di “italiani” anziché di “italici”. Il Regno includeva però solo il centro-nord del paese (tranne Venezia, che continuava a dipendere da Costantinopoli) e si arrestava al Patrimonio di san Pietro G . Le regioni meridionali erano invece diventate un mondo a parte, con un Ducato longobardo di Benevento ancora forte e la soggezione di Puglia, Basilicata e Calabria alla sovranità bizantina. Accanto a quella carolingia esisteva nel IX-X secolo una “seconda Europa” che faceva parte dell’Impero bizantino. Pur non essendo una realtà propriamente europea, perché si estendeva anche sull’Asia Minore (l’attuale Turchia), l’Impero bizantino continuava a chiamarsi romano e a rivendicare un potere universale. Dopo una breve guerra, Costantinopoli si era risolta a riconoscere l’incoronazione di Carlo Magno, ma l’antagonismo fra l’Oriente greco e l’Europa carolingia aveva ancora avuto modo di manifestarsi attraverso i conf itti tra la chiesa romana e la chiesa greca. Una vera rottura si ebbe con il cosiddetto scisma G d’Oriente del 1054, determinato da cause politiche, teologiche e liturgiche: il rifiuto del patriarca di Costantinopoli di riconoscere il primato della chiesa romana e del papa, la diversa interpretazione del dogma della Trinità, le polemiche su come doveva essere somministrata la comunione. Il papa e il patriarca si scomunicarono a vicenda, producendo all’interno della cristianità una divisione che aveva origini lontane e che non è stata più sanata.
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