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Ciao a tutti :) Sono all'ultimo anno di Liceo Classico e ho pensato di strutturare la mia tesina su un libro di Max Frisch, "Homo faber". Metto la trama per chi non lo conoscesse:

Durante il volo dagli Stati Uniti all'America Centrale, Walter Faber fa la conoscenza di Herbert Hencke, il fratello del suo vecchio amico Joachim, che si è sposato con Hanna, l'amore giovanile di Faber. Un giorno, dopo un atterraggio di emergenza in Messico, Faber decide spontaneamente di associarsi a Herbert per aiutarlo a cercare suo fratello. Dopo aver vissuto quasi un'odissea per la giungla dell'America Centrale, lo trovano nella sua casa – impiccato. Mentre Herbert decide di rimanere sul luogo, Faber ritorna a New York da solo. Qua, si incontra con la sua ex-amante Ivy che vuole assolutamente sposarsi con lui. Lui, invece, non vuole e decide di andare in Europa in nave. Sulla nave, fa conoscenza di Elisabeth, una ragazza giovane e bella, che gli ricorda Hanna e con cui comincia una relazione amorosa. Arrivati in Francia si separano. Più tardi, però, si rivedono a Parigi. Insieme intraprendono un viaggio romantico attraverso la Francia del Sud, l'Italia e la Grecia. Un giorno, ad Avignone, Faber è così affascinato, emozionato e agitato da un’eclisse di luna da abbandonarsi ed avere un rapporto sessuale con Sabeth (così la chiama Faber) – senza sapere, però, che in realtà Sabeth è sua figlia. (Quando Hanna e Faber si erano separati, lei era incinta. Insieme avevano deciso che lei avrebbe abortito, ma poi Hanna aveva tenuto il bambino senza farlo sapere a Faber. Durante la conversazione con Sabeth, Faber avrebbe potuto dedurre che lei era la figlia di Hanna, ma pensava che fosse la figlia di Joachim.) Il fatto che Sabeth è la figlia di Faber viene rivelato dal narratore retrospettivo, mentre Faber è felice con Sabeth.

Tuttavia, quest'amore incestuoso finisce tragicamente: Sabeth viene morsa da un serpente su una spiaggia in Grecia e, volendo sfuggire da suo padre nudo che vuole aiutarla, cade a terra e si ferisce la testa. Un po' più tardi, muore in un ospedale ad Atene. Non muore però per il veleno del serpente, bensì per i postumi della frattura al cranio, quindi proprio per la paura provata, in stato confusionale, nei confronti del padre. Qui in Atene, al capezzale della figlia morente, Faber incontra Hanna e apprende che Sabeth era sua figlia. Decide allora di licenziarsi per rimanere con Hanna e sposarla. Va a New York per disdire il suo appartamento, prima di andare a vedere Herbert in Guatemala. Interrompe il suo ultimo grande viaggio (va anche a Düsseldorf e Zurigo) per passare quattro giorni all'Avana, dove si gode la vita, si rilassa, ma anche riesce ad accettare la morte – anche la propria. Infatti, non solo rimpiange la morte di sua figlia, ma si rende anche conto che la sua morte sta avvicinandosi. I suoi problemi con lo stomaco che si fanno notare sempre più spesso nel corso della storia risultano essere causati da un cancro. Questa è la diagnosi che fanno i medici ad Atene, dopo che Faber vi è ritornato e ha avuto un collasso. Mentre aspetta l’operazione, finisce il suo resoconto: le ultime parole del libro sono “08.05 ore. Arrivano.” L'esito dell’operazione rimane sconosciuto… (Secondo il regista del film “Homo Faber”, Volker Schlöndorff, l'interpretazione preferita da Max Frisch era la morte di Walter Faber).

Avevo pensato di collegare un argomento ad ogni sezione del romanzo e dello sviluppo del personaggio: il protagonista, Walter, Faber, è un ingegnere pragmatico e razionalista, freddo e distaccato, che alla fine del romanzo, in seguito alla sua esperienza, ammette che la sua visione strettamente tecnica del mondo non è sufficiente per comprenderlo. Perciò avevo deciso di parlare di macchine termiche ed entropia per quanto riguarda la visione tecnocratica del mondo, poiché per quanto l'uomo possa sforzarsi, egli deve sempre alla fine piegarsi alla natura (in questo caso, è impossibile costruire una macchina termica che abbia un rendimento pari al 100%, e quindi malgrado gli sforzi dell'uomo una parte di energia andrà sempre degradandosi). Collegata a questa visione del mondo del protagonista tratterei di "Brave New World" di Huxley, come conseguenza di un mondo dominato dalla tecnologia (auspicato dal protagonista) e da menti troppo fredde e chiuse alla creatività e all'immaginazione.
Proseguendo con la trama, parlerei ovviamente di "Edipo Re" di Sofocle (a cui l'autore si ispira deliberatamente) collegato all'incesto del protagonista con la figlia, affrontando temi quali la fragilità della vita umana e destino, in netta contrapposizione col pragmatismo/razionalismo del protagonista. Terminerei con filosofia, parlando della disperazione in Kierkegaard: alla fine del romanzo il protagonista apprende ciò che ha fatto, divenendo perciò autocosciente. Vorrebbe non averlo fatto ma ciò non è possibile, e perciò egli non può far altro che accettare la realtà, la transitorietà della vita, l'impossibilità di opporsi al caso e, infine, la morte.

Che ne pensate ? :)

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