silviagigi
silviagigi - Ominide - 5 Punti
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buon giorno qualcuno mi saprebbe raccontare la vita di ugo foscolo in 3 pagine??

Aggiunto 15 minuti più tardi:

grazie mille a tutti e due!!!!!!
VALENTINAEMY
VALENTINAEMY - Sapiens - 656 Punti
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Niccolò Ugo Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Turnham Green (Londra), 10 settembre 1827) fu un poeta e scrittore italiano, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del preromanticismo.
La vita di Ugo Foscolo.
Niccolò Ugo Foscolo nacque sull'isola greca di Zante (nota anche come Zacinto, alla quale dedicherà uno dei suoi 12 sonetti), il 6 febbraio del 1778, figlio di Andrea Foscolo (1756 - Spalato, 13 ottobre 1788), medico di vascello, e della greca Diamanta Spathis (settembre 1747- 28 aprile 1817). Era il maggiore di quattro fratelli: lo seguivano Rubina Costanzo (1779-1867), Gian Dionisio (detto Giovanni; Zante, 27 febbraio 1781 - Venezia, 8 dicembre 1801) e Costantino Giovanni (detto Giulio; Spalato, 25 novembre 1787 - Ungheria).

Il piccolo Niccolò (iniziò a soprannominarsi Ugo dal 1795) proveniva da una famiglia che nel secolo XVI si era stabilita a Candia e, quando questa cadde in mano ai Turchi (1669), si trasferì nelle isole Ionie, dominio veneziano dal XIV secolo sino alla caduta della Repubblica (1797).

Del grande scrittore si sa che aveva un alto concetto di sé nonostante la condizione materiale e sociale relativamente modesta. Nel corso della sua vita fu sempre fedele ad alcuni ideali, come l'amore per la patria, la libertà, la bellezza femminile, l’amicizia. Questi ideali furono come una religione per lui che li chiamò "illusioni", dando a questa parola il valore non di inganno ma di vera esigenza dello spirito. Scrisse nell'Ortis:

« Illusioni! grida il filosofo. - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della lor fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele. »

Come altri grandi poeti dell'epoca, fra i quali Goethe, Foscolo avvertì la scissione profonda tra gli antichi e i moderni: l’animo dei romantici tende continuamente all’armonia classica. Dal classicismo illuminista Foscolo eredita il materialismo: egli crede nel concreto. L’uomo nasce dalla materia e finisce nella materia. Non crede in alcun "aldilà": l’origine, il significato e la fine dell’esistenza passano per lui solo attraverso la sua opera, la poesia.

Foscolo ricorderà sempre la città dove era nato e più volte canterà la sua isola natale. Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al cugino prussiano Jakob Salomon Bartholdy:

« Quantunque italiano d'educazione e d'origine, e deliberato di lasciare in qualunque evento le mie ceneri sotto le rovine d’Italia anziché all'ombra delle palme d’ogni altra terra più gloriosa e più lieta, io, finché sarò memore di me stesso, non oblierò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risuonante ancora de' versi con che Omero e Teocrito la celebravano. »

Gli studi
Trascorse parte della sua fanciullezza nella Dalmazia e nel 1785 si trasferì con la famiglia a Spalato, dove il padre esercitava la sua professione di medico con un salario modesto, e presso il Seminario arcivescovile di quella città compì come esterno i suoi primi studi, seguito da monsignor Francesco Gianuizzi fino a quando la morte improvvisa del padre, avvenuta nel 1788, lo costrinse a ritornare a Zante dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico dimostrandosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio.
Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia con i figli Rubina e Giulio, mentre Ugo e Gian Dionisio (Giovanni) rimasero a Zante, Giovanni presso la nonna materna e Ugo presso una zia fino al 1793 quando, accompagnato dal Provveditore dell’isola, Paolo Paruta, poté raggiungere la madre e i fratelli. Tra il 1793 e il 1797 frequentò le Scuole di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore ed ebbe modo di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini e del grecista G. B. Galliccioli che assecondarono le velleità letterarie del giovane.
La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale, con la lettura dei classici, gli esercizi di traduzione soprattutto da Saffo, Anacreonte, Alceo e Orazio; passò poi a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del Settecento e numerose altre, aiutato nella scelta e nella guida dal bibliotecario J. Morelli che lavorava alla Marciana frequentata assiduamente dal Foscolo.

Spero di averti dato una mano.Se hai altre domande chiedi pure.
Ciao :hi

hakunamatata
hakunamatata - Sapiens Sapiens - 1405 Punti
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Niccolò Ugo Foscolo nacque a Zante, nelle isole Ionie, nel 1778 da padre veneziano, il medico Andrea, e da madre greca, Diamantina Spathis. Fanciullo compì i primi studi nel seminario di Spalato, ma alla morte del padre (1788) tornò a Zante e dopo qualche anno raggiunse la madre ed i fratelli a Venezia, ove si dedicò agli studi letterari, frequen tando spesso l’Università di Padova, soprattutto per ascoltare le lezioni di Melchiorre Cesarotti. Fu un appassionato studioso di lettera tura greca e latina, ma coltivò anche con profondo interesse lo studio dei maggiori autori italiani (Dante, Petrarca, Parini, Alfieri) e stranieri (Young, Gray, Shakespeare, Goethe), senza trascurare le letture dei filosofi (Bacone, Locke, Rousseau, Voltaire).Nel 1796, già noto per alcune poesie e traduzioni, dovette rifugiarsi sui Colli Eugànei per sottrarsi alla persecuzione del governo oligarchico veneziano, cui non erano graditi i suoi atteggiamenti liberali.

Nel 1797, istituito a Venezia un governo democratico, tornò in patria ed assunse cariche pubbliche, ma pochi mesi dopo, in seguito al trattato di Campoformio con cui Napoleone cedeva vilmente Venezia all’Austria, dovette nuovamente fuggire e riparò a Milano (sottratta da Napoleone all’Austria), ove strinse rapporti di affettuosa amicizia col Monti ed ebbe modo di avvicinare il Parini.

A Milano fu redattore del “Monitore italiano”, ma l’anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L’anno successivo lasciò l’incarico per arruolarsi col grado di luogo tenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia). Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga. Rientrò a Milano dopo Marengo (Milano era la capitale della Repubblica Cisalpina che Napoleone aveva istituito con la fusione delle repubbliche Transpadana e Cispadana) ed ebbe incarichi militari da svolgere in Romagna e in Toscana. Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l’opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l’inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in patria, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l’Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l'anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall'alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze: iniziò pure la costruzione di una lussuosissima villa, che non riuscì a pagare totalmente nonostante il soccorso della figlia Floriana (che, ritrovata a Londra, gli offrì tremila sterline). Inse guito dai creditori, subì anche il carcere, e fu poi costretto a ritirarsi nel villaggio di Turnham Green, ove visse gli ultimi suoi anni in compagnia della figlia.

Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firen ze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme "Dei Sepolcri".
ciao ciao.....

BIT5
BIT5 - Mito - 28519 Punti
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Ma al posto di copiare e incollare, postare il link?

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