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  • Aspirante inizio di un libro che sto scrivendo, a me apparso in sogno

fabio.meroni2001
fabio.meroni2001 - Erectus - 54 Punti
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Prefazione

È la notte del 20 ottobre 1846. Sarah Ravens e John Emmen, innamorati da quasi 4 anni e troppo poveri per sposarsi, sono fortemente emozionati per quello che potrebbe essere il giorno più bello della loro vita. Questa notte, con tutta probabilità si avvererà il loro sogno d’amore, attraverso la nascita dei loro figli. E così sarà: nella umile casa di Newcastle upon Tyne che possiedono vengono alla luce tre gemelli bellissimi, tutti maschi, uno castano, uno biondo e uno rosso, che chiamano rispettivamente Alexander, James e Joel. Sono felicissimi, anche se dubitano di riuscire a mantenerli. In realtà John è amareggiato in quanto si aspettava che tutti e tre fossero rossi, come lui, e così la mattina dopo scappa mentre la sua amata dorme ancora, intimorito da cosa significherebbe spendere per mantenere tre figli, portando con sé il suo preferito, e cioè Joel. Al risveglio Sarah non ha più il suo fidanzato, che ha trascinato con sé il figlio rosso di capelli come lui. Sarah è davvero tristissima anche perché solo grazie a quell’uomo e al suo lavoro sarebbe riuscita a mantenere i suoi figli, che è costretta a lasciare ad un orfanotrofio locale, dove sono accolti dalla signora Macseel che li prende in custodia. Alexander e James crescono in orfanotrofio tra gli altri bambini, mangiando quello che possono e circondati da tantissime storie diverse di gente come loro. La signora Macseel parla a degli uomini ricchi ogni tanto, e racconta loro la storia dei gemelli Emmen e del loro terzo fratello, rendendo consapevoli della loro storia i due, che si pongono come obiettivo il ritrovare loro fratello e loro padre. Intanto Joel cresce con il padre dall’altra parte della città, in un appartamento molto piccolo, visti i debiti accumulati da John, che pur essendo un lavoratore riesce a stento a mantenere lui e il figlioletto, debiti accumulati a causa del gioco d’azzardo. E dopo otto anni dalla fuga dalla donna che lo ha insoddisfatto, mentre Joel è cresciuto senza alcun tipo di educazione, John Emmen viene sfrattato dal suo appartamento e finisce per strada con il figlio. Già teme la prima notte da vagabondo: come fare? Come mettere al sicuro Joel? Non avrà da preoccuparsene, purtroppo. Mentre vaga alla ricerca di un riparo con il figlio per mano incontra Hugh Tesby, governatore della contea, a cui deve una cifra impensabile per Emmen, accompagnato dal figlio Stephen. Tesby deride Emmen in miseria, che cerca un riparo con il figlio di appena otto anni, ma senza ottenere risposte: Emmen continua a camminare senza rivolgergli nemmeno un quarto dello sguardo che potrebbe riservare a qualcuno. Joel è profondamente ferito dagli insulti di quell'uomo, il quale aveva un bambino biondo che lo guardava male. Dopo un po’ di tempo John e Joel trovano una tettoia di un lavatoio abbandonato in cui rifugiarsi. Non si sa da dove, Tesby spunta all’improvviso dalla stessa strada che li ha condotti lì. È arrabbiato come non mai, e con una smorfia in cui mostra i denti spara dritto al petto di Emmen per poi allontanarsi. Joel è dunque chi ha ascoltato le ultime parole di John Emmen, il 5 dicembre 1854. Joel è disperato per la morte del padre e gli organizza un funerale improvvisato poco dopo la sua morte, verso le sei del pomeriggio. Vicino al lavatoio c’è un prato, e lì seppellisce il padre in una buca abbastanza profonda, che ricopre per poi disegnare una croce sopra, senza scrivere nulla, dato che è analfabeta. Qui Joel inizia la sua vita solitaria, che i suoi due fratelli gemelli hanno iniziato da ormai quasi un anno: a sette anni, appena dopo aver appreso come leggere e scrivere, Alexander e James fuggono dall’orfanotrofio con un coltello e poche sterline.
Ma è 6 anni dopo che comincia la nostra storia.

Capitolo 1

È la sera del 7 agosto 1862, ma i due fratelli non possono saperlo, dato che non hanno mai contato i giorni, e i giorni hanno sempre contato loro, sempre due e sempre insieme, che hanno combattuto i giorni stessi e hanno vinto. Sta piovendo e i due corrono più veloce che possono lungo una strada fuori dal centro di Newcastle, totalmente priva delle tettoie dei negozi in cui sono soliti ripararsi in necessità di qualcosa da avere sopra le loro teste. Corrono come matti e non si fermano. “Dove andiamo, Alex?”, “Non lo so!”.
Corrono come il vento per un quarto d’ora fino a quando si buttano stremati sulla strada ridotta a un pantano, infangando i loro già logori vestiti. Alex è di solito il più resistente nella corsa, ma oggi si è lasciato sopraffare dalla fatica e dalla fame per primo, buttandosi di schiena mentre respira affannatamente quasi piangendo. James, di fianco a lui, vedendo il fratello cedere è crollato a terra nello stesso momento, ma scivolando leggermente più avanti del gemello castano, vicino a un tombino di ghisa di cui legge le impressioni, non riuscendo più nemmeno a pensare dalla fatica. “Siamo…finiti”, dice Alex, “Non ci resta che aspettare sotto la pioggia che qualcuno passi impietosito” si rassegna. Ma non sarà così, grazie a una mano dal cielo, o meglio, una mano dal tombino vicino a James, che si è aperto leggermente facendo uscire una mano che non si riesce a capire se sia sporca o semplicemente di qualcuno dalla carnagione più colorita di quella dei fratelli Emmen. La mano spalanca completamente il tombino e si aggrappa alla terra fangosa della strada per arrampicarsi, rivelando finalmente il corpo di chi possiede quella mano, che ora sembra evidentemente sporca, visto il giovane a cui è attaccata. “Voi due, ragazzi! Venite con me!”. Detto questo, il ragazzo aiuta i due gemelli ad alzarsi e a seguirlo nel condotto fognario da dove è venuto.
Alex e James avevano sempre immaginato le fogne come un posto completamente sommerso dall’acqua insozzata, e ignoravano esistessero canali in disuso come quello in cui erano stati trascinati, che era affollato da una manciata di ragazzi come loro, su un tratto squadrato del tubo lungo più o meno 20 piedi. Non c’è odore sgradevole come ci si aspetterebbe, quel nascondiglio ha solo un po’ di odore di muffa. “Mi presento, sono Ezekiah e sono colui che è considerato il capo di questo gruppo di ragazzi senza casa”. Invita tutti quanti ad avvicinarsi e chiede ai due fratelli “E voi chi siete?”. James prende la parola: “Io sono James e questo è mio fratello gemello Alexander. Siamo orfani di madre e senza padre da quando riusciamo a ricordare ma sappiamo il nostro cognome: Emmen”. A queste parole, si sente una specie di sfregamento tra tessuti, e da dietro alla massa di ragazzi intorno a loro si avvicina un ragazzo Molto magro dai capelli rossi, che inizia a guardare le loro facce interessato, come se quel cognome, “Emmen”, gli dicesse qualcosa. Alex lo nota, pensa subito che sia etichettato come asociale. Per evitare di fissarlo, si attacca al discorso del fratello e aggiunge: “Da quanto ho capito vorresti che facessimo parte del tuo interessante gruppetto, Ezekiah”. “Si, è proprio così. Capisco la vostra situazione e voglio invitarvi a vivere qui con noi, in un posto non troppo freddo e riparato”, risponde Ezekiah, per poi abbracciare i due nuovi arrivati come fossero suoi fratelli da sempre, invitandoli ad andare verso gli altri per conoscerli. Ad ogni accenno di estroversione dei fratelli, ognuno degli altri risponde con un semplice “Benvenuti”. Alex e James hanno capito che conosceranno i loro coinquilini con il tempo. Alex ha ancora per la testa quel ragazzo dai capelli rossi, che cerca e infine trova rannicchiato in un angolo, con gli occhi spalancati e l’aria pensosa. Ezekiah, fino a quel momento sotto il tombino sul chi va là ad aspettare il suono della carrozza della pattuglia notturna che passa, fa cenno a tutti i compagni che non c’è più nessun pericolo di ispezioni a sorpresa, e che quindi si può dormire tranquilli. Ad Alex e James vengono date una coperta ciascuno, in segno di apprezzamento del loro arrivo da parte del capo. Tutti ne hanno almeno una, ma per James e Alex significa molto: Non hanno mai dormito sotto una vera coperta di vera lana. Tutti vanno a depositare le loro giacche e le loro scarpe, insieme a qualsiasi altro indumento scomodo per dormire come i cappelli, nella parte più prossima del tubo a destra, per poi mettersi nella loro posizione per dormire. Così fanno anche loro, e, trovatosi un posto, si stendono. Alex, sfinito, augura quasi subito la buonanotte al fratello biondo, che invece non riesce a prendere sonno e si mette a grattarsi una crosta sul gomito. Alex sembra piombato in un sonno profondo, respira profondamente, ma in realtà è in una fase di dormiveglia in cui seppur cosciente non riesce a rendersi conto di ciò che gli succede intorno. James si guarda intorno, mentre Ezekiah dice “A domani mattina!” per poi spegnere il potente lume che illumina la dimora sua e dei suoi confratelli. James continua a esplorare con lo sguardo la sua nuova casa mentre il fratello si addormenta, fino a quando circa un’ora dopo incrocia una figura che lo attrae più delle altre: capelli lunghi, corpo slanciato, braccia lunghe. Il suo sguardo si incrocia con il suo, che evidentemente lo stava guardando da un po’. Il ragazzo si alza, si avvicina al tombino, unica uscita, e accenna a salire, ancora scalzo, mentre con la mano fa cenno a James di fare lo stesso, che, incuriosito, lo segue.
Appena uscito James vede l’altro ragazzo un po’ lontano che gli fa di nuovo cenno di seguirlo, e lui lo segue fino a un punto in cui non si capisce bene da cosa, probabilmente da una cassetta di legno attaccata a una porta della casa a cui sono di fronte, quel ragazzo tira fuori una lanterna, che accende di scatto con un cerino. Le due facce si ritrovano una di fronte all’altra, illuminate dalla lanterna. James è stupito dal fatto che il ragazzo di fronte a lui è tremendamente simile a suo fratello, e probabilmente anche a lui, anche se ha i capelli rossi come il fuoco e porta una casacca bianca nemmeno molto sporca. James accenna appena ad una frase: “Ma tu sei…” quando viene interrotto dall’altro che dice: “zitto, ora parlo io”. James nota il suo tono di voce aggressivo, pensa subito che sia etichettato come scontroso. James in realtà ha finito la frase ma il suo nuovo conoscente non ha sentito, attaccando a parlare con voce arrabbiata ma senza urlare: “So benissimo che Emmen è il cognome di mio padre. Come fai a rispondere ad un cognome come il suo? Non puoi essere che un bugiardo. Sai, da piccolo ho vissuto con mio padre, un uomo dalle grandi abilità, come me rosso di capelli, fino a quando è morto davanti ai miei occhi, colpito dalla pistola di un vecchio a cui doveva dei soldi, che subito è corso via gettando l’arma. Aveva un bambino biondo. È morto davanti ai miei occhi, ne sono ancora traumatizzato se ci penso. Mi sono subito avvicinato a lui, che prima di spirare silenziosamente mi ha detto: “Vai, scopri…”. Rassegnato ho pianto sul corpo del sangue del mio sangue, il cui respiro mi ha dato la vita, per poi raccogliere la pistola che lo aveva ucciso e tenerla con me”. James era incredulo, aveva ascoltato tutto e aveva in sé un’emozione incontenibile. “Ascoltami!” disse sottovoce. Voleva aggiungere ciò che aveva da dire, ma si ritrova una canna di ferro puntata sulla sua pancia. Indietreggia. Il rosso ha tirato fuori la pistola di cui parlava! Continua a indietreggiare intimorito, non ha il coraggio di dire una parola, mentre il respiro del suo possibile assassino si fa sempre più forte. “Bastardo”, aggiunge in tono di pianto, con la pistola ben stretta nella mano sinistra, di cui preme il grilletto. James è colpito e mosso lievemente dal contraccolpo, a cui con forza fa fronte. James ora sputa quelle parole: “Joel, fratello.”, per poi cadere e contorcersi dal dolore. Il rosso lascia cadere a terra la pistola, si tocca il cuore che batte a mille. Il suo nome è Joel, è vero, ha appena scoperto di avere un fratello, anzi, due. Si avvicina a James mentre sta sanguinando copiosamente e scopre la ferita scura sul suo fianco, per valutare come agire.
Alex era ancora in quella fase di dormiveglia, forse data dall’incredulità di trovarsi lì, quando sente un rimbombo sordo dall’esterno. Ora alza la schiena da terra e tocca alla sua sinistra, notando che James è sparito. Senza un attimo di esitazione esce subito dal tombino e vede l’asociale chino su James, chiaramente distinguibile da lontano, visto che la lanterna accesa da Joel ne illuminava la chioma bionda. Alex ritrova la forza in sé vedendo ciò, e corre verso Joel, che alza per il collo e fa cadere per terra. Alex è infuriato: si butta di peso sul gracile Joel, che prende ripetutamente a pugni mentre lo trascina con sé verso il muro della casa più vicina, e, raggiunto il punto desiderato da Alex mentre Joel tenta invano di difendersi, bloccato, lo alza di peso prendendolo per il collo. Joel non riesce nemmeno a rendersi conto di chi gli sta davanti e gli tira dei forti pugni sull’addome. Mentre James combatte con una ferita aperta che gli dà dolori atroci, vede i suoi due gemelli combattere: Alex ora sta premendo con forza sul pomo d’Adamo di Joel, che ha paura più che mai. James grida: “Alex, Joel, no!”. I pollici di Alex fanno sempre meno pressione, mentre i suoi occhi stupiti contemplano il viso sanguinante di Joel, estremamente somigliante al suo e a quello del fratello. Joel è come preso da una strana ed indescrivibile emozione, e scoppia a piangere mentre abbraccia con forza il fratello che ha scoperto di avere dopo quattordici anni di vita, che ora è emozionato come lui e non la smette di ripetere il suo nome mentre lo abbraccia ugualmente emozionato.
James intanto ha provato ad alzarsi, ma è caduto subito a terra sulla strada resa fangosa dalla pioggia delle ore prima, sofferente per la sua piaga profonda. Alex e Joel interrompono il loro abbraccio caloroso e si avvicinano a James. “Gli hai sparato vero? Come ti è venuto in mente?” dice Alex al ritrovato gemello, che si è strappato un pezzo della parte dietro della sua casacca, rispondendo alla domanda con un cenno del capo incomprensibile. Joel se lo mette tra i denti e prende James aiutandolo ad alzarsi insieme al fratello. James cammina a fatica sorretto dai suoi due gemelli. “Lo portiamo al canale qui vicino” disse Joel. E infatti lì vicino c’era un canale atto a irrorare i campi del contado di Newcastle. James è poggiato sull’erba subito di fianco alla sponda. Alex gli chiede di fargli un cenno per fargli capire che sa che andrà tutto bene, e James gli sorride mentre gli poggia una mano sul ginocchio. Intanto l’astuto Joel si è lavato meglio che poteva le mani nel canale, utilizzando anche un minuscolo pezzo di sapone che non si sa da dove venisse. Dopo, avvicinatosi a James e Alex dice: “Ora tirerò fuori la pallottola”. “Ti farà un po’ male” aggiunge guardando James, che stringe i denti pronto. Joel sa che sotto le sue mani non c’è una persona qualunque, ma suo fratello, che rischia la vita. Le sue dita si muovono con una precisione da dottore, tra i gemiti del fratello che ha ricominciato a contorcersi. Afferra il proiettile e lo tira fuori delicatamente: James esplode in un grido, mentre Alexander rivolge una smorfia a Joel, che gli porge la pallottola serio. Joel tiene ancora tra i denti quel pezzo di stoffa, che solo dopo essersi lavato le mani prende in mano e inumidisce nell’acqua del canale. Cinge i fianchi del fratello sofferente con quella benda asimmetrica, per poi annodarla con forza sulla ferita che sanguina abbondantemente. “Perdonami James, sono solo uno stupido!” dice Joel con voce flebile per poi appoggiare la testa sul petto di suo fratello. James lo stringe in un abbraccio e dice: “Uno stupido non mi avrebbe mai salvato come hai fatto”. Alex rivolge un sorriso a James che ricambia con un sorriso ancora più grande, mentre Joel, consolato, fa i conti con l’emozione che è sopraggiunta in lui.

Lo trovate coinvolgente?

SweetRebel
SweetRebel - Sapiens - 711 Punti
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E' bellissimo non sto scherzando.
Continua la storia please e continua sopratutto a scrivere così divinamente come hai fatto fin'ora. Coinvolgente al massimo.
Un bacio.
Rebecca.
Nephilimxx
Nephilimxx - Ominide - 20 Punti
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Molto bello, bravissimo.
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