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  • VERSIONI LATINE: fRUGALITà DEGLI ANTICHI ROMANI E INELUTTABILITà DEL DESTINO

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onda_blu
onda_blu - Habilis - 239 Punti
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ciao a tutti.. avrei cortesemente bisogno della traduzione di due versioni .
la prima si intitola '' IL TEMPIO DI GIANO'': Numa,regno potitus,urbem novam,conditam vi et armis,legibus ac moribus de integro rursum condere parat. itaque, ratus Romanorum animos inter bella efferatos mitigandos esse,Iani templum aedificavit,quod apertum significaret civitatem in armis esse,clausum omnes populos circa pacatos esse. Post Numae regnum templum bis tantum clausum fuit: semel post Punicum primum bellum,iterum post bellum Actiacum,cum terra marique pax ab imperatore Cesare Augusto parta est. Numa autem Iani templum numquam aperuit atque,cum omnes populos finitimos societate ac foederibus iunxisset,arbitratus est deorum metum iniciendum esse Romanorum animis,qui solum hostes et disciplinam militarem timebant. quod cum facere non posset sine commento miraculi,simulavit se noctu cum nymphia Egeria congredi,a qua moneretur ut sacra institueret''.

La seconda si intitola ''FRUGALITà DEGLI ANTICHI ROMANI'':
''apud veteres Romanos parsimonia et tenitas victus atque cenarum non solum domestica disciplina custodita est,sed legum complurium sanctionibus. in vetere senatus decreto principes civitatis iubentur non maiorem semptum in singulas cenas facere,quam centenos vicenosque aeris asses,praeter olus et fat et vinum;neque vino alienigena,sed patrio,uti;neque argenti in conviviio plus quam libras centum iferre. post id senatusconsultum lex Fannia lata est,quae Iudis Romanis et aliis quibusdam diebus ,in singulos dies,centenos asses consumi concessit. postea Lucius Sila dictator legem tulit,qua,feriis quibusdam sollemnibus,sestertios tricenos in cenam insumendi potestas dabatur. Lege Aemilia non sumptus cenarum,sed ciborum genus et modus praefinitus est. Postremo,Caesare Augusto imperante, lex Iulia sanxit ut profestis diebus ducenti sestertii insumerentur,kalendis,idibus,nonis et aliis quibusdam festivis diebus,trecenti;nuptiis autem et repotiis mille''.


Ringrazio anticipatamente chi mi aiuterà e darà una risposta... Per i punti 15/20 andrebbero bene ?

Pinchbeck
Pinchbeck - Moderatore - 8402 Punti
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Numa, preso il potere, si prepara inoltre a fornire dal nulla alla nuova città, fondata con la forza e con le armi, leggi e costumi. Perciò, pensando che gli animi dei Romani, inselvatichiti nelle guerre, dovessero essere placati, costruì il tempio di Giano, che, se aperto, sarebbe stato a significare che la città era in guerra, se chiuso, che tutti i popoli a loro intorno erano in pace. Dopo il regno di Numa il tempio venne chiuso solamente due volte: la prima dopo la prima guerra punica, la seconda dopo la guerra di Azio, quando venne riportata la pace per mare e per terra dall'imperatore Cesare Augusto. Ma Numa non aprì mai il tempio di Giano, dopo che ebbe stretto alleanza e patti con tutti i popoli vicini, pensò di instillare negli animi dei Romani, che temevano soltanto i nemici e la disciplina militare, la paura degli dei. E, poiché non poteva farlo senza inventarsi un qualche miracolo (un miracolo inventato, lett.) finse di incontrarsi di notte con la ninfa Egeria, dalla quale fu ammonito di istituire dei riti sacri.



Aggiunto 26 minuti più tardi:

Presso gli antichi romani la parsimonia e la pochezza (tenuitas, forse?) di cibo e di cene non solo è preservata dalla disciplina domestica, ma anche dalle sanzioni di parecchie leggi. In un vecchio decreto del senato i cittadini più importanti della città sono obbligati a a rendere la spesa per una singola cena non maggiore di centoventi assi di rame, eccetto per l'olio, il farro (far?) e il vino; e non avrebbero usato vino straniero, ma indigeno; edi non portare al banchetto più di cento libbre d'argento. Dopo questo senatoconsulto, venne promulgata la legge Fannia, che che permetteva, durante i Ludi Romani e in certi altri giorni, che venissero spese in un sol giorno cento assi. Successivamente il dittatore Lucio Silla propose una legge, per la quale, durante alcune festività solenni, si dava la facoltà di spendere trecento sesterzi per una cena. Con la legge Emilia non venne definito il costo della cena, ma qualità e quantità dei cibi. Alla fine, sotto Cesare Augusto, la legge Giulia sancì che si potessero spendere duecento sesterzi nei giorni feriali, mentre durante le calende, idi, none e certe altre feste, trecento; ma per le nozze e per i banchetti il giorno successivo al matrimonio, mille.

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