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  • "NAVIGARE NECESSE EST"(CAP.29) Familia Romana Pars. I di H.Orberg

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CuteSquirrel
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Salve a tutti,
avrei bisogno di avere al più presto la traduzione completa del brano "NAVIGARE NECESSE EST"(CAP.29) del libro "Lingua Latina per se Illustrata Pars I. Familia Romana" di H.Orberg.
Vi prego è URGENTISSIMISSIMOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Grazie a tutti quelli che mi aiuteranno!
P.S. Ho già cercato su spalsh latino ma non ci sono più le traduzioni di questo libro, sapete il perchè?


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ShattereDreams
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Io ho trovato sia il libro che le versioni; sicura di aver cercato bene?


Molte navi e molti marinai ogni anno periscono in mare. In fondo al mare giacciono molte navi affondate. E tuttavia i marinai non vengono distolti dal navigare da alcun pericolo. “Navigare è necessario“ affermano, e i mercanti, i quali proprio non osano affrontare i pericoli del mare aggiungono “Vivere non è necessario!” I mercanti attribuiscono molto valore alle proprie merci, considerano la vita dei marinai di poco valore! Ma in realtà non tutti i mercanti tornano a casa, quando trasportano le loro merci con le navi. Alcuni viaggiano per mare in terre straniere perché non vogliono affidare merci preziose ai marinai, come quel famoso mercante romano che viaggia sulla stessa nave di Medo e Lidia. Egli partì contento da Ostia con merci preziose che aveva acquistato in Italia con tutto il suo denaro, con l’intenzione di venderle in Grecia ad un prezzo più alto. Così sperava di realizzare un grande guadagno. Ma subito tutto quella speranza svanì, infatti le merci, nelle quali aveva riposto ogni speranza, furono sommerse dai flutti. All’improvviso il mercante da ricchissimo divenne poverissimo. Non fa meraviglia che egli fosse triste. Il mercante, avvicinandosi al timoniere, tra molte lacrime, si lamenta: “ Oh, povero me! Tutte le cose che possedevo sono in fondo al mare, Che farò? Cosa spererò? In che modo manterrò la moglie e i figli? Non mi è rimasta neppure una moneta di rame: ho perduto tutto, Ohimè!” “Smetti di lamentarti! “ dice il pilota, “Infatti non hai perduto tutto dato che tua moglie e i tuoi figli sono salvi. Forse che non valuti i figli più di queste merci? È brutto perdere le ricchezze, ma molto più brutto perdere i figli.” Con tali parole l’uomo di mare tenta di confortare il triste mercante, ma invano, infatti quello subito “ Non stare a consolarmi tu “ dice” che proprio tu hai ordinato che le mie merci fossero gettate (in mare)!”Il pilota : “Con il lancio in mare delle merci la nave è stata salvata.” Il mercante: “Dici bene: le mie merci sono state gettate a mare perché la tua nave fosse salva!” Il pilota: “ Abbiamo gettato a mare le merci per essere tutti salvi. Con la perdita delle merci non solo la nave, ma anche la vita di noi tutti è stata salvata. Certo, le merci perirono, ma nessuno di noi perì. Dunque, stai di buon animo! Sii felice insieme a noi che tu non hai perso la vita insieme con le merci! Noi uomini siamo felici. ” Il mercante: “Certo voi siete felici, infatti nessuno di voi ha perduto un asse. Non fa meraviglia che siate felici. Ma non consigliatemi di essere felice, dopo che mi avete tolto tutto! La vostra gioia non mi influenza. “ Il pilota: “ E la tua tristezza non influenza nessuno di noi. Sono sempre contento quando penso ai miei figli, che sono presi dalla più grande gioia, quando vedono che il loro padre torna salvo da un viaggio per mare pericoloso”. Il mercante: “ Anche io amo i miei figli e non voglio infliggere loro un dolore. Ma in quale modo vivremo senza soldi? In quale modo comprerò cibo e vestiario per i miei piccoli? O dei immortali! Ridatemi le merci!”. Il pilota: “ A che serve implorare gli dei che ti vengano restituite le cose perdute? Invano implori questo.” Il mercante: “ Dunque che farò. Io stesso salterò dalla nave o rimarrò sulla stessa nave con voi?” L’uomo era così sconvolto che si chiedeva se saltare in mare o restare sulla nave. “ Salta subito!” dice il pilota, “ Nessuno di noi te lo impedisce. Ma certo non sarai tanto fortunato quanto Arione che fu salvato dal delfino.” Il mercante, che non sapeva di Arione, “ Chi mai è rione?” dice, “ Non conosco neppure il nome.” Il pilota: “ Sei proprio ignorante se non lo conosci. Arione, uomo nobile nato a Lesbo, suonava con la lira così bene da essere denominato un altro Orfeo. Forse che sei tanto ignorante che anche Orfeo ti è ignoto?” Il mercante “In verità un po’ (lo conosco). Orfeo invero è noto a tutti. Egli fu un famoso suonatore di lira che suonava tanto bene che le bestie feroci, dimentiche del loro istinto naturale, si avvicinavano per sentirlo cantare e i fiumi impetuosi rallentavano per non turbare con il rumore la sua musica. Orfeo poi discese agli inferi per riportare da lì sua moglie. Ma affrettati a raccontarmi di Arione.” Il pilota, quando vede tutti attenti, racconta questa leggenda: “ Mentre Arione, famosissimo suonatore di lira della sua epoca, navigava dall’Italia verso la Grecia e portava con sé grandi ricchezze, i marinai, persone indigenti, che invidiavano l’uomo ricco, decisero di ucciderlo. Ma quello, conosciuta la loro decisione, diede ai marinai il denaro e le altre sue cose, chiedendo solo questo, che lo risparmiassero. “Ecco” dice” tutte le cose che possiedo sono ormai vostre. Tenetevi le mie ricchezze, risparmiatemi la vita! Consentitemi di tornare in patria! Questo solo imploro!” I marinai furono tanto commessi dalle sue preghiere che rinunciarono alla violenza su di lui ma tuttavia gli ordinarono di gettarsi subito in mare! Allora l’uomo, atterrito, poiché ormai disperava di salvarsi la vita, chiede una sola cosa, che gli fosse consentito di indossare una veste elegante e prendere la lira e prima della morte cantare una canzone. I marinai, desiderosi di sentire il suo canto, glielo accordarono.
• Allora quello, ben vestito e adornato, stando sull’alta poppa, cantò una canzone con voce a gran voce (accompagnandosi) con la lira. Come Orfeo con il suo canto attirava a sé le bestie feroci, così allora Arione, cantando, attirò i pesci verso la nave. Alla fine poi, con la lira e gli ornamenti, così come si trovava e cantava, si gettò in mare. “ Ma allora accadde una cosa straordinaria e meravigliosa: un delfino, attirato dal canto, subito andò sotto l’uomo che nuotava e lo trasportò seduto sul suo dorso e lo sbarcò salvo spiaggia della Grecia. Da lì Arione si diresse immediatamente a Corinto, dove si rivolse al re Periandro, suo amico, e raccontò il fatto così come era accaduto. Il re non credette queste cose e comandò che Arione venisse messo in carcere come uno che racconta cose false. Ma dopo che i marinai arrivarono a Corinto, il re chiese loro “ se sapessero dove fosse Arione e cosa facesse? Risposero che “ l’uomo, quando se ne erano andati da lì, si trovava nella terra d’Italia e viveva lì felicemente, allietava le orecchie e gli animi degli uomini con il suo canto e guadagnava molto.” Mentre raccontavano queste falsità, all’improvviso apparve Arione, con la lira e gli ornamenti con i quali si era gettato in mare. I marinai, stupefatti dato che vedevano apparire del tutto vivo colui che ritenevano che fosse stato fatto affogare, subito confessarono il loro delitto.” Lo stesso Medo “ Sebbene sia noto” disse” che alcuni uomini sono stati trasportati dai delfini, tuttavia dubito che questa storia sia realmente vera.” Il pilota: “ Sia vera o sia inventata, mi rallegra molto la storia della fortunata salvezza di Arione, infatti come egli fu salvato in modo straordinario, quando ormai disperava di salvarsi, così gli uomini talvolta vengono strappati imprevedibilmente da pericoli grandissimi Da questa storia siamo esortati a stare sempre di buon animo e a non disperare mai di salvarci. Fin che c’è vita, s’è speranza.” Alla fine queste parola sembrarono confortare in qualche modo il mercante sconvolto. Ma allora Lidia, rivolta a Medo “ Poco fa ti ho chiesto “ dice “ se fosse tuo il denaro con il quale hai comprato questo anello. Perché non mi hai ancora risposto?” Interrogato così all’improvviso Medo confessa ‘di avere sottratto il denaro dal borsellino del padrone’. “ O Medo” esclama Lidia, “ Sei un ladro! Ora mi vergogno di avere amato te, perfido ladro!” Ma Medo “ non chiamarmi ladro,” dice” mia Lidia! Infatti il padrone mi doveva qualcosa del peculio. Prendere il peculio che ti è dovuto non è furto.” Ma Lidia continua ad accusarlo di furto: “Hai commesso un furto, Medo, Inutilmente cerchi di scusarti.” Medo: “ Se ho commesso un furto, l’ho fatto per causa tua. Infatti ho sottratto i soldi per comprare un regalo prezioso per te. Non ti sembra questo un beneficio, piuttosto che un misfatto?” Lidia: “ È facile comprare doni preziosi con il denaro altrui. Questo dono non mi piace. Ora non voglio portare su di me questo anello : lo getterò in mare!” Così dicendo Lidia si toglie l’anello dal dito, ma il pilota subito le prende il braccio. Allo stesso tempo Medo toglie dalla mano di Lidia l’anello tolto. Lidia, adirata, esclama: “ Togli la mano, marinaio!” ma quello “ Non comportarti stupidamente!" dice, “ Nessuno ti restituirà l’anello così gettato via – a meno che, per caso, tu non sia così fortunata quanto Policrate, tiranno di Samo, il cui anello, che egli stesso aveva gettato in mare, fu trovato in modo straordinario non in fondo al mare, ma nel ventre di un pesce!” Lidia: “ perché quel famoso tiranno gettò via il suo anello?” Il pilota: “Gettò via l’anello perché riteneva di essere troppo felice. Non gli era mai accaduto niente di male e aveva tanto potere, tanta gloria e tante ricchezze, che non solo gli altri tiranni, ma anche gli dei immortali lo invidiavano. Allora un suo amico, re dell’Egitto, vedendo la sua enorme felicità e gloria, convinse il tiranno a fare rinunzia di quella cosa che gli piaceva più di tutte: così sperava di poter allontanare l’invidia degli dei. Allora Policrate, si imbarcò su una nave e gettò in mare l’anello più prezioso che aveva. “ Dopo pochi giorni un certo pescatore prese nello stesso tratto di mare un pesce che era talmente bello che il pescatore non lo vendette, ma lo regalò al tiranno. In realtà prima che il pesce fosse portato alla tavola del tiranno, un servo che tagliava il pesce portò a lui l’anello ‘che era stato trovato nel ventre del pesce’, disse. Policrate, avendo riconosciuto il suo anello, fu preso da grandissima gioia. Medo: “Mai nessuno fu più felice di quel tiranno!” Il pilota: “Non chiamare mai felice qualcuno prima che muoia. Questo ci insegna la sorte di quel tiranno. Policrate, infatti, poco dopo fu ucciso in maniera terribile da un certo uomo menzognero che, con false promesse, lo aveva attirato da Samo in Asia. Così talvolta una vita felice è conclusa dalla morte più miseranda. In verità la fortuna dell’uomo incostante, ma l’uomo saggio sopporta di buon grado la buona e la cattiva sorte e non invidia la fortuna altrui.” Mentre il pilota parla, un’altra nave appare lontano in mare. Medo lo raggiunge e “Smetti di parlare!” dice “ Pensa ai tuoi affari! Perché non guardi lontano? Non vedi quella nave veloce che si avvicina a noi da settentrione?” “Per gli dei immortali!” dice il pilota appena vide la nave che si avvicinava, “Quella nave ci insegue veloce. Sicuramente è una nave dei pirati. Spiegate tutte le vele, marinai!” Ma la nave con le sole vele non naviga tanto velocemente quanto prima della bufera, infatti le vele furono lacerate dal vento impetuoso. Così il pilota ordina che la nave venga spinta a remi. Subito la nave viene mossa con ogni mezzo il più rapidamente possibile, ma tuttavia l’altra nave, i remi della quale vengono mossi su e giù come ali, si avvicina sempre più. Il pilota, terrorizzato, esclama : “Bontà divina! Che faremo? tra poco i pirati saranno qui.” Allora il mercante, quando vede il pilota bianco in volto “ Stai di buon animo!” dice “Non disperarti! Finché c’è vita c’è speranza.”

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