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  • Latino - Versione/Dialogo

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Giogremio
Giogremio - Ominide - 14 Punti
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Ciao a tutti, ho un disperato bisogno di aiuto con un brano di latino, non ho molto tempo e vi sarei enormemente grato se qualcuno di voi riuscisse a tradurmelo

eccolo:

Postquam sextum abiit, magister poculum suum exhaurit et "ego quoque" inquit "redire volo, etsi nemo domi me opperitur"
Symmachus: "Nonne ianitor custodit domum tuam?"
Diodorus: "mihi, ut magistro pauperrimo, unus tantum est servus, neque is nunc domi est"
Symmacus: " Quid servus tuus agit foris?"
Diodorus: "Multa sunt servi mei officia. Hodie tabellarius est: epistulam fert ad patrem Marci, neque eum ante horam nonam rediturum esse puto. Sed eo absente canis meos ferox domum custodit."
Symmachus: "Ergo non opus est te iam redire. Quin hic expectas dum desinit imber ac tonitrus? Mox sol rursus lucebit"
Diodorus caelum spectans "Id non arbitror" inquit " Ecce nova nubes atra oritur"
Item Symmachus caelum intuetur et "Non nubes" inquit "sed fumus est."
Diodorus: "Fumus? Unde venit ille fumus?"
Symmachus: "Semper ex igne venit fumus. Ego aliquam domum ardere puto"

Subito aliquis magna voce "incendium"! Clamare incipit, atque brevi tempore viae oppidi implentur hominibus, qui omnes in eam partem currunt unde fumus oritur. Diodorus quoque et symmachus e taberna exeunt atque ceteros sequuntur.
"quo imus?" interrogat Diodorus.
"in eam partem ubi tu habitas, puto" respondet Symmachus.
Diodorus quoque currere incipit.
Paulo post Diodorus ante domum suam ardentem consistit.
Intra fores clausas canis vinctus ululat.
"Age, aperi ianuam, Diodore! Solve canem tuum! " clamat aliquis, dum alii magno cum strepitu fores frangere conantur.
Diodorus continuo clavem promit, fores aperit et canem territum solvit.
Canis laetus e domo excurrit. At dominus, etsi propter fumum crassum vix spirare potest, in mediam domum procedit libros suos quaerens. Tandem, uno libro capto, recedit, ac vix vivus intra fores labitur.
Eo ipso tempore Tlepolemus revertitur. " Ubi est erus meus?" inquit.
"intra limen iacet" respondet aliquis, "tu serva dominum tuum!"
Vix haec verba dicta erant, cum Tlepolemus per fores apertas currit, dominum iacentem tollit eumque extra fores portat.
Diodorus, qui unum librum manu tenet, oculos aperit.
"O domine!" inquit Tlepolemus "Gaudeo te vivere!"
At magister "mene vivere" inquit "sine domo ac sine libris?"
Hic advenis Symmachus et "O mi Diodore!" Inquit ,"Quid tibi factum est?"
Diodorus: "Nonne vides domum meam ardere? Iuppiter me perdidit. Egone hoc merui? Qui male fecit? Cur me sic punivit Iuppiter?"
Symmachus : " ipse dicis "te deos non vereri". Cur igitur putas te a love punitum esse?"



Diodorus: " Quia Iuppiter est deus caeli qui tonitrum ac fulgura efficit. Ille domum meam perdidit. Mihi necesse erit sub caelo aperto vivere!"
Symmachus: " Certe sub tecto vives, Diodore. Veni apud me habitatum. Domus mea satis magna est"
Diodorus: "Quid fiet ludo ac discipulus meis?"
Symmachus: " Nuper dixisti 'te ludum clausurum esse'. Iam clausus est ludus. Discipuli tui novum magistrum quaerent. Neque iam opus est te pueros improbos docere: omne tempus tibi vacuum est ad libros tuos."
Diodorus:"Quid me derides, Symmache? Ex omnibus libris meis unum tantum servavi."
Symmachus: "Quomodo librum ex incendio servavisti? Tune solus domum ardentem intravisti?"
Diodorus: "Solus intravi, nec solus illinc exii: servus meus, quid interim advenerat, me vix vivum e domo ardenti tulit. Ecce servus fortis qui erum suum servavit."
Tlepolemus: "Antequam ego erum servavi, ille canem suum servaverat"
"Nec solum canem servaveram, sed etiam hunc librum" inquit Diodorus et medico librum ostendit.
Symmachus: "Qui liber est iste?"
Diodorus titulum aspiciens "Lucretii" inquit "De rerum natura liber sextus. Is este liber de caelo ac de tonitru fulguribusque."
Symmachus: "Quid dicit Lucretius de causa tonitrus?"
Diodorus: "Lucretius dicit 'tonitrum fieri quia nubes volantes in caelo concurrunt ventis pugnantibus...' Certe negat 'lovem facere tonitrum'"
Symmachus: "Neque igitur Iuppiter te punivit."
ShattereDreams
ShattereDreams - VIP - 100235 Punti
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Dopo che Sesto se ne andò, il maestro vuotò la sua tazza e disse: “Anche io voglio tornare, anche se nessuno mi aspetta a casa”.
Simmaco: “Forse un portinaio non custodisce la tua casa?
Diodoro: “A me, come maestro poverissimo, è soltanto un servo, e non è a casa”
Simmaco: “Che fa il tuo servo fuori?”
Diodoro: “Sono molti i compiti del mio servo. Oggi è portalettere: porta una lettera al padre di Marco e non credo tornerà prima dell’ora nona. Ma con lui assente il mio cane feroce custodisce la casa”.
Simmaco: “Dunque non è necessario che tu torni già. Perché non aspetti qui finché la pioggia e i tuoni non smettono? Presto il sole splenderà di nuovo”.
Diodoro osservando il cielo disse: “Non credo, ecco, spunta una nuova nube scura”.
Allo stesso modo Simmaco osserva il cielo e dice: “Non sono nuvole, ma fumo”.
Diodoro: “Fumo? Da dove viene?”
Simmaco: “Il fumo viene sempre dal fuoco. Io credo che qualche casa stia bruciando”.
All’improvviso qualcuno inizia a urlare a gran voce: “Un incendio!”, e in poco tempo le strade della città si riempiono di uomini, che corrono tutti verso la zona da cui proviene il fumo. Anche Diodoro e Simmaco escono dalla taverna e seguono gli altri.
“Dove andiamo?” chiede Diodoro.
“Verso la zona dove abiti tu, credo”, risponde Simmaco. Anche Diodoro inizia a correre.
Poco dopo Diodoro si ferma davanti alla sua casa in fiamme. Dentro le porte chiuse il cane, legato, ulula.
“Dai, apri la porta, Diodoro! Slega il tuo cane!” grida qualcuno, mentre altri con grande strepito tentano di rompere i battenti.
Diodoro immediatamente toglie il chiavistello, apre i battenti e slega il cane impaurito. Il cane, lieto, corre via dalla casa. Ma il padrone, anche se per il fumo denso può a stento respirare, entra in casa cercando i suoi libri. Alla fine, preso solo un libro, torna indietro, e, vivo a malapena, cade presso l’ingresso.
In quello stesso istante ritorna Tlepolemo. “Dove è il mio padrone?” dice.
“Giace sulla soglia” risponde qualcuno, “Tu salva il tuo padrone!”. Queste parole erano appena state dette, quando Tlepolemo corre attraverso i battenti aperti, solleva il padrone che giace e lo porta fuori della porta.
Diodoro, che tiene in mano un solo libro, apre gli occhi.
“O, padrone!” dice Tlepolemo, “Sono contento che tu sia vivo!”
Ma il maestro dice: “Vivere senza casa e senza libri?”
A questo punto arriva Simmaco e dice: “O, mio Diodoro! Che ti è accaduto?”
Diodoro: “Forse non vedi che la mia casa brucia? Giove mi ha rovinato. Ho meritato questo? Che male ho fatto? Perché Giove mi ha punito così?”
Simmaco: “Tu stesso dici che ‘non temi gli dei’. Perché, dunque, credi di essere stato punito da Giove?”
Diodoro: “Perché Giove è il dio del cielo che produce il tuono e i fulmini. Egli ha distrutto la mia casa. Dovrò vivere all’aperto!”
Simmaco: “Vivrai senza dubbio sotto ad un tetto, Diodoro. Vieni ad abitare con me. Casa mia è abbastanza grande”.
Diodoro: “Che ne sarà della scuola e dei miei discepoli?”
Simmaco: “Poco fa hai detto che ‘avresti chiuso la scuola’. La tua scuola è già chiusa. I tuoi discepoli cercheranno un nuovo maestro. Né occorre che tu insegni a bambini svogliati: hai ogni momento libero per i tuoi libri”.
Diodoro: “Perché mi deridi, Simmaco? Ho salvato soltanto uno di tutti i miei libri”.
Simmaco: “Come hai salvato il libro dall’incendio? Sei entrato da solo nella casa in fiamme?”
Diodoro: “Sono entrato da solo, ma non sono uscito da solo di là: il mio servo, che nel frattempo era tornato, mi ha portato via dalla casa in fiamma vivo a malapena. Ecco il servo coraggioso che ha salvato il suo padrone”.
Tlepolemo: “Prima che io salvassi il padrone, lui aveva salvato il suo cane”
“E non avevo salvato solo il cane, ma anche questo libro” dice Diodoro e mostra il libro al medico.
Simmaco: “Che libro è questo?”
Diodoro, osservando il titolo, dice: “E’ il sesto libro del De rerum natura di Lucrezio. E’ un libro sul cielo, sul tuono e sui fulmini”
Simmaco: “Che dice Lucrezio circa la causa dei tuoni?”
Diodoro: “Lucrezio dice che ‘il tuono avviene poiché le nuvole che volano in cielo si scontrano mentre i venti combattono..’ senza dubbio dice che Giove non produce il tuono”.
Simmaco: “Dunque Giove non ti ha punito”.
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Per quando ti serve?
Giogremio
Giogremio - Ominide - 14 Punti
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La devo consegnare tra due giorni D:
Tony83
Tony83 - Mito - 30579 Punti
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Dopo che Sesto se ne andò, il maestro vuota la sua coppa e “Anch’io”, disse, “voglio ritornare, anche se nessuno mi aspetta a casa”
Simmaco: “non è forse vero che un portinaio sorveglia la tua casa?”
Diodoro: “in quanto maestro poverissimo, ho soltanto un solo servo, ed ora non è in casa”
Simmaco. “Che cosa fa il tuo servo fuori?”
Diodoro: Il mio servo ha molti compiti. Oggi è messaggero: porta una lettera al padre di Marco, e credo che non ritornerà prima della nona ora. Ma, quando egli non c’è, il mio cane feroce difende la casa”
Simmaco: “Dunque non c’è bisogno che tu già ritorni. Perché non aspetti qui finché la pioggia e il tuono smettono? Presto splenderà di nuovo il sole”
Diodoro, osservando il cielo, “non lo credo” – disse – “Ecco una nuova nera nuvola compare”.
Anche Simmaco guarda il cielo e “non è una nuvola” – disse – “ma fumo”.
Diodoro: “Fumo? Da dove viene quel fumo?”
Simmaco: “Il fumo proviene sempre dal fuoco”. Io credo che una casa bruci”.

Presto la restante parte ;)
Tony83
Tony83 - Mito - 30579 Punti
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Subito qualcuno a gran voce “Incendio” – iniziò a gridare, e in poco tempo le strade della città si riempiono di uomini che tutti corrono verso quella zona da dove viene fuori il fumo. Anche Diodoro e Simmaco escono dalla locanda e seguono gli altri. “dove andiamo?” chiede Diodoro.
“Verso quella zona dove tu abiti, credo” risponde Simmaco. Anche Diodoro inizia a correre.
Dopo poco Diodoro si ferma davanti alla sua casa in fiamme (lett. “che brucia”).
Il cane accerchiato tra le porte chiuse abbaglia. “Su, apri la porta, Diodoro! Libera il tuo cane” qualcuno grida mentre gli altri con grande frastuono cercano di rompere le porte. Diodoro immediatamente prende la chiave, apre le porte e libera il cane spaventato. Il cane si precipita felice fuori dalla casa. Ma il padrone, anche se riesce a stento a respirare a causa del denso fumo, avanza al centro della casa alla ricerca (lett. “cercando”) dei suoi libri. Alla fine, preso un solo libro, se ne va, e a mala pena vivo scivola (sguscia via) tra le porte.
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